Se i “Beni Comuni” si nutrono di gesti concreti

Fare integrazione creando imprese: monsignor Bregantini dona un terreno agricolo ai cittadini e cittadine immigrati del Progetto “Beni Comuni” realizzato da Regione Molise, Acli ed Enaip

Un impegno mantenuto: 11 ettari di terreno coltivabile del circondario di Campolieto sono stati donati in comodato d’uso da monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo della diocesi Campobasso-Bojano, ai cittadini e cittadine immigrati/e che hanno partecipato attivamente a “Beni Comuni”, il progetto, attuato da Regione Molise, Acli ed Enaip Nazionali, finanziato dal ministero dell’Interno, nell’ambito del Programma Fei (Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi).

Il 27 giugno, in occasione del convegno di conclusione del Progetto, nella sala del Parlamentino della Giunta della Regione Molise, alla presenza dei diretti interessati, i cittadini e cittadine immigrati/e che hanno frequentato le attività di “Beni Comuni”, è stata data pubblica lettura dell’atto di donazione del terreno, a firma dell’arcivescovo Bregantini, assente per lutto, nel fermo proposito di dar vita sul terreno di proprietà della diocesi di Campobasso, al piano di impresa in agricoltura, sviluppato dagli stessi immigrati/e con l’ausilio di esperti.

Il convegno è stato aperto dall’assessore al Welfare della Regione Molise, Michele Petraroia, a cui hanno fatto seguito gli interventi dell’assessore all’Agricoltura, Vittorino Facciolla, del sen. Roberto Ruta, membro della Commissione Agricoltura del Senato, di Antonio Russo, componente della Presidenza nazionale Acli, di Mimma Giaccari, direttore generale Enaip. I lavori sono stati chiusi dai partecipanti al progetto, gli immigrati/e che, assieme ai loro esperti, hanno presentato i risultati e il vissuto di questa esperienza.

Un esempio di progetto riuscito e di obiettivo conseguito, ma anzitutto un’esperienza che rileva che, laddove pubblico e privato, associazionismo e realtà religiose e laiche, lavorano insieme e insieme condividono un disegnoforte, concreto e sostenibile, l’integrazione è fattibile e apre a prospettive di reale inserimento lavorativo. Una prova superata per il nostro Paese che fonda le proprie radici storiche sull’esercizio della solidarietà, dell’accoglienza e sull’etica della reciprocità, del saper costruire e donare con gratuità, considerato il quadro di incertezza e di difficoltà delle politiche per le libertà civili e l’immigrazione che l’Italia e gli stati membri della Comunità Europea stanno vivendo.

Il progetto Beni Comuni, partito a settembre 2013, ha visto coinvolti circa 80 immigrati/e, per lo più provenienti dal Nord Africa, Africa Centrale e America del Sud, di età media 35 anni.
Divisi in 4 gruppi, hanno seguito, preliminarmente, cicli informativi sulla costituzione italiana, la normativa sul lavoro e sicurezza, i servizi pubblici e privati di sostegno all’immigrazione, elementi introduttivi di agricoltura. Cinquanta di loro, a partire da febbraio, assistiti dai loro tutor-mediatori linguistici e da esperti di creazione d’impresa, si sono misurati con aziende agricole molisane avviate, per l’osservazione diretta delle tecniche e dei processi di lavoro, al fine di testare e sollecitare l’interesse manifestato e la loro motivazione ad operare nel settore agricolo e a gestire direttamente un’azienda. Hanno quindi elaborato 10 studi di filiera finalizzati allo sviluppo di 5 business plan per l’avvio di imprese agricole reali; tra queste, considerate le caratteristiche morfologiche del terreno di Campolieto, valutata l’analisi della domanda e del mercato, hanno scelto di sviluppare l’impresa mista (orticoltura stagionale, apicoltura, frutti di bosco) di agricoltura sociale che hanno denominato “Terra Nostra” e che nascerà proprio sul terreno che monsignor Bregantini, ha concesso loro, come segno di premialità e opportunità di integrazione.

Se i “Beni Comuni” si nutrono di gesti concreti
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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