Social card sperimentale: le osservazioni di Gori e Trivellato

Il convegno del 22 febbraio “La povertà oltre la crisi” promosso dalle Acli ha voluto mostrare l’opportunità di una Nuova Social Card, utile a contrastare la “povertà assoluta”. Nel frattempo il Governo ha varato il decreto Milleproroghe, che in parte muta il quadro generale: prevede, infatti, che “al fine di acquisire i necessari elementi di valutazione per la successiva proroga del programma Carta Acquisti”, nonché “per favorirne la diffusione tra le fasce di popolazione in condizione di maggiore bisogno (sia) avviata una sperimentazione in favore degli enti caritativi operanti nei comuni con più di 250.000 abitanti”.
Questa sperimentazione proposta dal Governo, come afferma il professor Gori nel paper La sperimentazione della Social Card: un’occasione da non perdere nella lotta alla povertà (vedi allegato a sinistra), certamente punta a colmare diverse lacune rispetto alla Carta attuale. Sembrerebbe, infatti, rivolgersi anche alle persone senza fissa dimora e agli stranieri residenti; sembrerebbe, inoltre, includere nella gestione i soggetti del Terzo Settore (gli “enti caritativi”), i quali, al contrario di ora, svolgerebbero un ruolo di rilievo nella progettazione ed erogazione degli interventi. Si è pensato anche alla realizzazione di progetti individuali di presa in carico, così da accompagnare il contributo economico con la costruzione di percorsi di inserimento sociale.

Non è chiaro però, entrando nel merito delle criticità che caratterizzano la Social Card Sperimentale, a quali soggetti del Terzo Settore si riferisca l’ambigua dizione “enti caritativi”. Chiaro è, invece, che il rapporto a tre per cui lo Stato distribuisce agli enti caritativi le risorse della Card Sperimentale e da questi agli utenti finali, conduca ad una marginalizzazione del ruolo dei Comuni. Il testo prevede la sperimentazione solo per le grandi città, rinunciando così a testare lo strumento della Carta nei contesti dove vive la maggior parte della popolazione in Italia (città medie e piccole).
La presa di coscienza, da parte della politica italiana, della necessità di una misura nazionale a sostegno di tutte le famiglie in povertà assoluta è stato già un segnale positivo. Tuttavia la sperimentazione di questa Carta sarà veramente utile, afferma lo stesso professor Gori, se permetterà di procedere ulteriormente verso questo obiettivo, cioè verso il rafforzamento di un percorso di sviluppo del welfare italiano, attraverso la copertura di tutte le famiglie in povertà assoluta entro il 2013.
I criteri da cui questa sperimentazione non può prescindere sono, quindi, universalismo, adeguatezza, equità territoriale e coinvolgimento del welfare locale.
Una volta stabilita l’importanza di una misura universalistica contro la povertà assoluta, è necessario costruire un piano di monitoraggio in grado di verificarne empiricamente gli effetti, in modo da valutare i risultati in termini organizzativi e gestionali nei diversi contesti locali, come suggerito dal professor Ugo Trivellato (cfr. Prime indicazioni per il disegno della sperimentazione della Social Card, vedi allegato a sinistra). Egli afferma che una sperimentazione non può non servire per stimare e comparare costi e risultati di differenti soluzioni organizzative. Sperimentare significa introdurre su piccola scala un’innovazione per apprendere se essa funzioni o meno. Il disegno, afferma lo stesso professor Trivellato, deve mirare a confrontare gli effetti del “trattamento” su quanti sono esposti all’innovazione, i cosiddetti “trattati”, rispetto ad un gruppo di soggetti non esposti ma che siano ad essi comparabili, “i controlli”. Viceversa, in assenza di un disegno ben preciso che permetta di raggiungere una buona comparabilità fra trattati e controlli, si finirebbe per attribuire all’intervento meriti o demeriti che non ha, perché imputabili a differenze nelle caratteristiche dei due gruppi o nella dinamica spontanea degli stessi. L’opportunità e insieme la sfida che la Social Card Sperimentale offre è di prendere la fase sperimentale sul serio. È questa la prima, decisiva scelta che si è chiamati a fare. Soddisfatta questa condizione di partenza, attraverso il monitoraggio, sarà possibile pervenire alla misurazione degli effetti della Social Card Sperimentale.
Dotarsi di uno strumento di valutazione avvicinerebbe il nostro Paese alle maggiori democrazie occidentali, dove la pratica del monitoraggio non costituisce un’eccezione. A tal fine, come sostiene lo stesso professor Trivellato, è necessario che il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltre a disciplinare i tratti salienti della applicazione della Social Card Sperimentale, preveda l’obbligo di monitoraggio e valutazione degli effetti della sperimentazione, la formazione di un competente e agile Nucleo di supervisione presso il Ministero, l’affidamento del monitoraggio ad una struttura dotata delle necessarie competenze, l’istituzione di un organismo snello di consultazione e coordinamento fra i Comuni e gli enti non profit coinvolti nella sperimentazione e, infine, una cabina di regia.

Social card sperimentale: le osservazioni di Gori e Trivellato
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