Socialità: nuovi e antichi format

Si apre un periodo fertile per la socialità.Una socialità diversa, spoglia da valori preconfezionati e da ideologie forti, ma attenta a ricercare l’altro.Lo si poteva immaginare. Tra le controindicazoni della società individualizzata si leggeva insoddisfazione e insicurezza. Le persone prima o poi avrebbero ricercato un modo per riallacciare legami con gli altri.Questi nuovi format relazionali che il Censis presenta nel suo ultimo Rapporto saranno poi affidabili?

Nella ricerca continua di autonomia e di indipendenza da ogni vincolo e da ogni legatura, istituzionale o tradizionale, si potrà pure sentire un principio di libertà, accompagnato però da un senso profondo di incertezza.Ci si ritrova spesso soli.I dati dell’ultimo Rapporto Censis ci dicono che il 2011 per l’Italia non è stato soltanto l’anno della crisi, ma anche quello di una forte conferma di socialità.Tra le pagine della ricerca troviamo la pluralità della vita di relazione.L’osservazione principale da cogliere è la vitalità che produce nuovi format di socialità, anche ritrasformando i luoghi più tradizionali.La fiducia nelle reti parentali, ad esempio, si conferma, sebbene si rilevi una crescente articolazione delle strutture familiari. «Per gli italiani la famiglia nelle sue tante forme,, è ancora un efficace e positivo hub della relazionalità, con il 90% che si dichiara soddisfatto delle proprie relazioni familiari». Per il Censis la famiglia ha subito un cambiamento radicale, non sarebbe più riconoscibile con le chiavi di lettura di vent’anni fa, ma rimane un luogo di buona socialità.Nelle reti di prossimità si trova un secondo format vitale. Si legge nel testo che «il 60% degli italiani ha amici stretti che vivono a meno di 30 minuti a piedi dalla propria abitazione e circa la metà di questi a meno di 15 minuti a piedi da casa». Scopriamo così che per gran parte della popolazione esistono significative relazioni face to face.Il volontariato praticato dal 26% della popolazione è una presenza radicata. Arrivano al 32% i cittadnini che dichiarano di aver fatto donazioni a specifiche organizzazioni mentre partecipano a iniziative promosse da reti associative quasi 10 milioni di italiani. Come sottolinea il Censis non bisogna sottovalutare il supporto alla coesione sociale e alle pratiche di inclusione. «Una gamma molto ampia di prestazioni sociali nasce da questo impegno diffuso che colma i vuoti del welfare… Dati Istat consentono di stimare in circa 4 milioni le famiglie che hanno beneficiato di una qualche forma di aiuto da persone non coabitanti».A completare il quadro dei format si affaccia una socialità diffusa, descritta come «relazionalità più lieve di tipo conviviale che trova il terreno fertile nella moltiplicazione di eventi collettivi e attività minute sui terrritori». Sagre, feste e manifestazioni locali fioriscono. Si stimano essere oltre 11 700 in un anno. Poi c’è il “popolo della notte” che coinvolge oltre 7 milioni di persone tra i 18 e i 40 anni che frequenta locali almeno un paio di volte a settimana.La relazionalità mediatica è l’ultimo format. Ormai smartphone e tablet permettono «una pratica intensa e continuativa dei social network grazie alla connettività totale» ci spiega il rapporto. Cosi il 31% degli italiani è coinvolto nei social network e solo Facebook conta 16 milioni di utenti dichiarati.In sintesi, le reti tra le persone a scapito dei luoghi comuni appaiono fertili e variegate. C’è un fermento nella socialità da cogliere che si compone di tante sfaccettature.La nuova voglia di comunità potrà essere una grande risorsa per il futuro del nostro Paese.Si dovrà prestare attenzione, perché i legami non si poggiano più sui vecchi valori e sui grandi ideali che la società individualizzata e la modernità hanno spazzato via. La socialità antica (come le reti parentali) e quella attuale (come le reti virtuali) guarda all’altro, così come è e si mostra.Bisognerà, allora, valorizzare questa realtà per produrre qualcosa di nuovo.

Socialità: nuovi e antichi format
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR