Sono i viaggi che fanno le persone

Il viaggio come metafora di crescita e sviluppo, come esperienza di condivisione e cooperazione, come scoperta di sé, delle proprie origini e della propria città, come esperienza di cooperazione e condivisione. Le relazioni come luogo privilegiato dell’espressione personale e come palestra di impegno e responsabilità per un futuro consapevole. Queste le chiavi dei progetti che Enaip ha portato avanti a Palermo presso l’Istituto tecnico commerciale Duca degli Abruzzi, nell’ambito del più complesso progetto Di.sco.bull, finanziato dal ministero dell’Interno con il Fondo europeo di Sviluppo regionale (Fesr) all’interno del Programma operativo nazionale “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo convergenza 2007-2013”. L’intero progetto è  dedicato alla lotta contro bullismo e dispersione scolastica, portato avanti con attività eterogenee e peculiari in nove istituti di Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Ideatore delle attività è stato Marco Bonaccorso delle Acli di Catania.
Bullismo e dispersione sono effetti di un disagio profondo: nascono da situazioni familiari complicate e poco serene, crescono in ambienti culturalmente poco stimolanti e si alimentano di emarginazione, povertà e malavita. Creatività, nuovi stimoli, relazioni, attenzione alla persona, cultura della legalità, dialogo fra scuola e famiglia sono le armi che gli esperti dell’Enaip hanno messo a disposizione dei ragazzi maggiormente a rischio dell’Istituto tecnico commerciale Duca degli Abruzzi, precedentemente individuati dai docenti in una fase di studio e analisi della popolazione scolastica delle prime classi. “Conosci la tua città. A Palermo ti ci porto io” è stato il progetto a cui hanno lavorato i ragazzi dell’indirizzo turistico insieme all’Enaip e ai propri insegnanti.
Francesco Tusa è lo psicoterapeuta responsabile delle attività che per Enaip ha lavorato con i ragazzi: “Abbiamo individuato un percorso che mettesse insieme cittadinanza attiva, cooperazione, spirito di gruppo, curiosità, interesse, scoperta. Il laboratorio è stato pensato come un percorso che nasce dalla scuola, ma ne esce per attraversare città di Palermo. Abbiamo utilizzato il tema del viaggio in due declinazioni: da un lato crescita dell’individuo e del gruppo all’interno di una fase delicata e controversa come l’adolescenza, e dall’altro come specificità formativa per gli allievi dell’indirizzo turistico, per i quali la conoscenza del territorio, delle risorse, ambientali, storiche e artistiche può essere un valido spunto per un modo diverso di concepire e vivere la città stessa, anche in un’ottica di marketing e promozione dell’immagine del territorio. Abbiamo tentato di aiutare i ragazzi a socializzare, a scoprirsi collaborativi e aperti a nuove esperienze e loro hanno risposto bene. Hanno prima ascoltato, poi percorso con interesse gli itinerari per le vie del centro e nei borghi marinari che abbiamo proposto e infine hanno attivamente lavorato per la realizzazione di una brochure destinata a un ipotetico coetaneo-turista che capita la prima volta a Palermo”.
“Il successo del progetto si riscontra già dal fatto che i ragazzi hanno partecipato – commenta la docente Adele Giglio che insegna materie letterarie all’Itc Duca degli Abruzzi è che è stata una delle referenti per l’istituto del progetto -. Se una cosa non è di loro interesse è impossibile obbligarli a parteciparvi. Il laboratorio, invece, li ha coinvolti, hanno visto con occhi nuovi la loro città. Anzi, in alcuni casi l’hanno vista per la prima volta: una mia alunna non era mai stata all’Anguillara! Sono stati condotti nei quartieri centrali di Palermo, bellissimi, eppure difficili da vivere; sono i loro quartieri, quelli in cui vivono con le loro famiglie, quelli stretti dalla morsa della malavita e della pochezza. Abbiamo selezionato noi docenti i ragazzi in base a d una attenta valutazione del fattore rischio. Sono giovani che vivono dei drammi nelle proprie famiglie: storie di dipendenze, di miseria, difficoltà e di esempi negativi, il tutto sommato ai turbamenti propri di un’età tanto particolare e confusa come quella adolescenziale. Nel laboratorio i ragazzi sono riusciti a provare interesse e stimoli, erano invogliati a partecipare”.
L’interesse è stato tanto da portare i ragazzi a chiedere che le attività continuassero. “Abbiamo deciso di rispondere alle loro richieste e così – racconda il dottor Tusa – in extremis, e sempre d’accordo con gli insegnanti, dopo una prima fase di brainstorming, abbiamo deciso di avviare un secondo atelier incentrato sul tema delle ‘relazioni’. Non rapporti di coppia, ma una riflessione sulla dimensione sociale di ciascuno di noi, sui legami. I ragazzi hanno raccontato, ragionato, analizzato. Ne è nato un video, un primo passo verso una dimensione di vita delle relazioni più consapevole e responsabile”.
È d’accordo la professoressa Giglio. “Con ‘Ripensare i legami’, il secondo laboratorio, i ragazzi si sono messi in gioco: un mio alunno sempre taciturno ha parlato di sé in pubblico, un altro ragazzo con una situazione familiare molto complessa ha migliorato molto la sua capacità di socializzare, un’altra ragazza che viveva una fase di sconforto e di disillusione ha reagito positivamente e si vede dalla sua maniera di socializzare oggi. Sono felice di questi risultati – conclude la professoressa. I ragazzi sono tutt’altro che superficiali, sono molto attenti al lato relazionale e hanno risposto con grande senso emotivo a questo progetto A noi docenti è affidato un compito arduo. I ragazzi non sono sacchi da riempire di contenuti, dobbiamo aiutarli a crescere e a creare una propria personalità”.Torna in mente una frase del fortunato romanzo Viaggio con Charley del premio Nobel, John Steinbeck: “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone“, con la speranza che il viaggio cominciato a Palermo porti lontano.

Sono i viaggi che fanno le persone
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR