Sono stanco di un paese eccezionale

Sono stanco, stanco di vivere in un paese eccezionale, come diceva la famosa vignetta di Altan. La quotidianità di una famiglia con un bambino disabile è una vera ginkana, tra gabelle, norme, piccole e grandi vessazioni previste dalla norma. E quando non ci pensa la norma ci pensano le quotidiane eccezioni e malversazioni. Sapete come si è tradotta la polemica sui falsi invalidi degli ultimi tempi? Semplice, in controlli a campione sulla cittadinanza. Detta così sembra anche logico, ma solo perché ragioniamo sempre su grandi numeri, se torniamo sulla terra, sul pratico ecco una piccola storia ignobile, di quotidiano squallore.

Squilla il campanello, ogni volta che lo fa di mattina sono certo che sarà una rottura di scatole, per questo salto dalla scrivania, sottratto al pezzo che sto per scrivere. La voce risuona “raccooomandata”. Tra me e me rido, chissà cosa sarà oggi. Eh sì, perché la vita di una famiglia con un bimbo disabile è una corsa ad ostacoli, continua e incessante.
Non bastano le difficoltà che la vita ci ha riservato, né quella giusta dose di burocrazia che ci tocca per movimentarci la vita, ma ogni giorno ci sono nuove regole e questioni che entrano in gioco, per renderci il quotidiano più interessante. Vi ricordate giochi senza frontiere, che ci ha allietato la vita, ecco più o meno lo stesso… quasi quasi mi gioco il jolly!
Insomma torniamo a noi, “una firma qui e qui, ecco a lei!”, apro la busta e scopro che l’Inps ha pensato bene di sospendere la pensione di mio figlio Martino. Ecco Martino, dieci anni di gioia e fatica, una vita difficile affrontata con coraggio e determinazione. Martino è autistico, disabile totale, proviene da un passato da cardiopatico, due operazioni cardiache e una lunga ospedalizzazione. Risultato: si è messo seduto a due anni suonati, ha mosso i primi passi a tre e oggi vive in un mondo tutto suo, permeabile ai pochissimi che lui accetta.
A questo si aggiunge un quadro atassico che gli rende difficile camminare e quasi impossibile correre, ma sempre un sorriso e una speranza negli occhi. In questi anni è migliorato progressivamente, grazie a una formazione continua e costante che ci costa non pochi sforzi e sacrifici economici e non. A fronte di questo, la sua invalidità totale gli garantisce una pensione di circa 450 €, che copre circa un quarto delle terapie che svolge. Magra consolazione, ma pur sempre un segnale che in questo paese zoppicante sopravvive uno straccio di welfare.
Ma a quanto mi dice la lettera che mi giro nelle mani, da oggi gliel’hanno sospesa con effetto immediato. Infatti, avevo notato qualche giorno fa che in banca non era arrivata, ma avevo pensato ad un ritardo. Com’è possibile, mi domando, ci sarà sicuro uno sbaglio. Chiamo il numero indicato: due ore per riuscire a prendere la linea, più pochi minuti per capire che succede.
Succede che non ci siamo presentati ad una visita di controllo a campione senza giustificato motivo e pertanto loro sospendono. Ma com’è possibile, non ricordo nessuna visita. E certo che non la ricordo, come mi spiega il cortese operatore, la cartolina inviata durante l’estate scorsa è tornata indietro, non recapitata. Non so cosa sia successo, se il postino non l’abbia recapitata o se (più difficilmente) durante le vacanze estive sia andata dispersa, quello che so è che noi non ne sapevamo niente e non ne avremmo potuto sapere niente, come mi conferma l’operatore.
Non ci resta che correre all’Inps per risolvere il risolvibile: sono molto cortesi, intanto una giornata è buttata, una seconda per portargli Martino, fosse mai che sia andato a Lourdes o a Medjugorie e magicamente sia cambiato qualcosa. Poi ci fanno un elenco di certificati da produrre, lungo come una casa: certificato della scuola, copia dei GLH, certificato della neuropsichiatra pubblica che lo ha in cura, della cooperativa che gli fa terapia a casa, dell’educatrice scolastica, della maestra di sostegno, copia dei GLH, ecc. Il solo che avevamo con noi, quello del medico di base, non è abbastanza serio per loro, non serve… anche se alla fine se lo tengono lo stesso, non si sa mai…
Sono molto cortesi e comprensivi, mentre Martino quasi gli smonta il gabinetto medico. Nei loro occhi leggo tutta la comprensione del mondo e anche il desiderio di allontanarci il più in fretta possibile, prima che gli rompa la bilancia pesapersone e gli buchi il paravento. Ma la pensione resta sospesa fino a valutazione definita. Ora capite che se questo succede a noi, famiglia “attrezzata” in ogni senso a sopportare, si può anche sorridere, ma pensate se accade ad una famiglia che è già in difficoltà a fine mese.
Ecco che girato così il problema diventa serissimo, ma nessuno se ne preoccupa, nessuno ne parla… Vissuta come una questione privata, ci sono cose molto più serie da fare e poi siamo anche in recessione!
*fonte: iMille.org
 

Sono stanco di un paese eccezionale
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