Start (me) up: un lavoro da iniziare

Si chiude un’estate tiepida e le recenti notizie del sistema economico non aiutano a riscaldarla: calano le vendite al dettaglio, aumenta la disoccupazione, per la prima volta dal 1959 l’Italia è in deflazione…

Per chi volesse creare lavoro non si prospetta un futuro facile.

Il Piano Garanzia Giovani, sostenuto dall’Unione Europea e avviato anche in Italia, stenta a trovare una sua efficacia; lo Sblocca Italia mostra diverse iniziative, ma dovrà essere testato alla prova dei fatti, come mostra un’intervista di Renzi, rilasciata a Il Sole24ore.

Oggi non sono sufficienti ritocchi a una macchina avviata, servono nuove prospettive e nuovi modelli, perché lo sviluppo è un processo di mobilitazione di tutte le risorse di un territorio. 

L’Italia dovrebbe trovare in sé la capacità e il coraggio di entrare in un nuovo modello di sviluppo: la capacità, perché si tratta di sperimentare strade innovative e strategiche; il coraggio, perché non possiamo dimenticare che la sfera economica è legata a doppio filo a quella sociale, oltre che a quella lavorativa. Quindi un nuovo modello di sviluppo, dentro un sistema democratico, richiede una diversa struttura, diversi attori sociali, nuove dinamiche relazionali. 

Per innovare, generare e creare lavoro buono e giusto, una prima riflessione è avviata su “Start (me) up, l’ultimo numero di Benecomune.net, allegato in pdf.

Il tema sarà approfondito ulteriormente durante l’Incontro nazionale di Studi delle Acli, ormai alle porte. Intanto possiamo trarre alcune ingredienti:

Una poliarchia delle istituzioni per favorire realtà di governance che promuovano le persone, le comunità e l’ambiente, mentre contrastino le “istituzioni estrattive” che invece esauriscono le risorse esistenti invece di potenziarle – come spiega Giuseppe Notarstefano.
 

Un lavoro generativo che serve per innovare o adattare le conoscenze esistenti e per stabilire relaizoni complesse, dice Enzo Rullani; che è capace di dare valore a prodotti processi e servizi e anche luogo di autorealizzazione e di realizzazione, rispetto a un lavoro esecutivo che tende a esaurirsi, illustra Partizia Cappelletti; che valorizzi l’autoorganizzazione, l’autonomia, l’intelligenza e il rischio, sostiene Walter Passerini.
 

Una mentalità dinamica per favorire una realtà di impresa in movimento che è risultato di un’azione comunitaria, ma che nel nostro Paese soffre per la corruzione, la burocrazia, il clientelismo che minano la libera concorrenza, come racconta Cristiano Nervegna.
 

Una progettazione sociale innovativa, per coinvolgere i cittadini in un processo di cambiamento che non privilegi alcuni soggetti a scapito di altri e che valorizzi le esperienze di “contaminazione” creativa, come scrive Paola Villa.

Start (me) up: un lavoro da iniziare
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR