Storie di lavoratrici domestiche migranti

I rilevanti mutamenti demografici avvenuti in questi anni in Italia, e non solo, impongono una revisione dei sistemi di Welfare. Sempre più spesso le famiglie italiane ricorrono al mercato privato della cura in cerca di prestazioni lavorative a pagamento, mediante l’assunzione di collaboratrici e assistenti familiari.
Attraverso lo strumento comunicativo “Storie di lavoratrici domestiche migranti”, presentato oggi 8 novembre 2011 a Genova*, le Acli cercano di promuovere un processo di consapevolezza rispetto a questo fenomeno, che vede da una parte i nuclei familiari, “datori di lavoro” improvvisati, barcamenarsi tra mille difficoltà economiche e organizzative; dall’altra donne lavoratrici, spesso straniere, che offrono la propria professionalità all’interno del mondo del lavoro di cura, denso di problematicità.

La catena globale della cura coinvolge numerosi soggetti in articolate dinamiche affettivo-valoriali e in altrettanti complicati rapporti di lavoro, dove ruoli familiari e prestazioni professionali si confondono facilmente. 
Proprio per questo le Acli da decenni diffondono una cultura del lavoro di cura che favorisca anche all’interno di un contesto insolito, come quello familiare, un maggiore rispetto circa i diritti e i doveri in capo ai lavoratori/lavoratrici e ai datori di lavoro e la cooperazione reciproca tra le parti.

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*a causa dei recenti drammatici eventi che hanno colpito la città di Genova la presentazione del fumetto è stata rimandata a data da destinarsi.
 

Storie di lavoratrici domestiche migranti
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR