Sud Sudan, Cucciniello: la lontananza non è un alibi

“Con il cuore ancora gonfio di gioia per l’Arena di Pace e Disarmo e per aver vissuto a Verona un 25 aprile che ha segnato una storia di resistenza contro l’oppressione delle armi, e di nonviolenza per costruire politiche di pace, segnaliamo il drammatico ripetersi di massacri di civili e popolazioni inermi ed innocenti in Sud Sudan e Repubblica Centrafricana”.

Così Alfredo Cucciniello, che nella presidenza nazionale Acli ha la delega alla Pace e alla Cittadinanza attiva, commenta gli ultimi avvenimenti e l’accorata denuncia degli operatori umanitari impegnati con l’Ong italiana Intersos in Sud Sudan e Repubblica Centrafricana.

“In Sud Sudan – dichiara l’Organizzazione umanitaria in un comunicato stampa – il 15 aprile, a pochi giorni dal massacro di oltre 60 civili avvenuto nel campo sfollati di Bor, un altro attacco a Bentiu, città dello stato dello Unity, un’area ricchissima di petrolio, ha provocato oltre 200 vittime civili: la violenza, incitata da folli messaggi di odio trasmessi dalle radio locali, non ha risparmiato neppure ospedali e luoghi di culto dove la gente aveva cercato rifugio.
Il 27 aprile, un convoglio umanitario partito il giorno prima da Bangui, in Repubblica Centrafricana, è stato ripetutamente attaccato. Il convoglio, composto da 18 autocarri, trasportava al campo per sfollati allestito a Kabo e Moyenne Sido, nel nord del paese, 1.300 persone, tutti musulmani in fuga dalle violenze che tormentano da mesi la capitale. Nel tardo pomeriggio, il convoglio è stato colpito da una granata presumibilmente lanciata da miliziani anti-Balaka, a circa 30 km da Sibut. Il giorno dopo, verso mezzogiorno, uomini armati hanno assaltato nuovamente il convoglio…
Diventa sempre più difficile operare perché l’assistenza e la protezione umanitaria fornite a persone rifugiate in luoghi controllati da una o dall’altra parte delle forze belligeranti, rischia di far associare l’attività umanitaria come schierata e di parte (…). Chiediamo che tutti i gruppi armati e il governo di transizione si assumano le loro responsabilità per proteggere la popolazione (…).
La responsabilità della protezione dei propri civili ricade sullo Stato, ma in Sud Sudan e in Repubblica Centrafricana, così come in altri conflitti in corso con catastrofiche conseguenze umanitarie, le parti belligeranti hanno perso la misura delle conseguenze delle loro azioni. Hanno perso la consapevolezza dei danni collaterali dei loro interventi, hanno perso il controllo delle azioni di gruppi miliziani a loro associati, degli obiettivi delle loro azioni aprendo la strada a violenza dilagante che non risparmia o addirittura prende come obiettivo donne, anziani e bambini con frequenza allucinante. In tali situazioni, solo l’attenzione e l’azione della comunità internazionale possono essere determinanti. La comunità internazionale deve essere convinta e risoluta a trovare e imporre la soluzione agli elementi che alimentano le violenze e l’odio e deve agire distinguendo, caso per caso, l’impatto immediato della propria azione dalle sue conseguenze future”.

“La guerra – ha dichiarato Cucciniello – è sempre un fatto atroce, ma siamo ora in presenza di una violenza senza limiti, che sembra scegliere proprio come bersaglio prioritario la popolazione civile, i bambini, le donne, gli anziani. La nostra lontananza geografica non può costituire un alibi per giustificare il disinteresse totale, per cui chiediamo con forza alla comunità internazionale di lavorare per uno stop immediato alle ostilità, e comunque un impegno volto ad interrompere la corsa al commercio e all’approvvigionamento di armi, rinforzando nelle missioni di peacekeeping il ruolo di protezione della popolazione civile”.

Sud Sudan, Cucciniello: la lontananza non è un alibi
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR