Svizzera: Votiamo “No” al referendum

Le Acli Svizzera invitano a votare no al referendum del 30 novembre per la modifica della Costituzione promosso dall’associazione Ecopop

Il 30 novembre la popolazione svizzera dovrà infatti decidere se inserire nella Costituzione gli articoli “La Confederazione si adopera affinché nel territorio svizzero risieda un numero di abitanti compatibile con la conservazione a lungo termine delle basi naturali della vita. Essa sostiene questo obiettivo anche in altri Paesi, segnatamente nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo.” e “la popolazione residente non deve aumentare per effetto della migrazione di oltre lo 0,2% all’anno e che almeno il 10% dei fondi stanziati dalla Confederazione per l’aiuto allo sviluppo vengano utilizzati per misure di pianificazione familiare nei Paesi in via di sviluppo”.

“L’iniziativa – spiegano le Acli Svizzera – intende limitare l’immigrazione in modo drastico modificando perfino la Costituzione federale. Appare chiaro che l’obiettivo è ancora una volta di fare dell’immigrazione e dei lavoratori stranieri un capro espiatorio di problemi interni, distraendo i cittadini con argomenti incoerenti e pseudo-ecologici”.

Per le Acli elvetiche “l’iniziativa scarica sugli stranieri e sulla crescita demografica le responsabilità di eventuali minacce al nostro attuale benessere e al nostro ambiente naturale. Essa si presenta a prima vista in modo accattivante incentrata sulla protezione della natura, ma vuole perseguirla in modo facilmente populista chiudendo le porte agli stranieri e chiedendo ai paesi poveri di controllare le nascite”.

“In merito agli stranieri – concludono le Acli – va ricordato che la Svizzera ha costruito e continua a mantenere il proprio sviluppo con un determinante contributo dell’immigrazione e dei lavoratori stranieri. Ogni settore dell’economia senza i lavoratori stranieri sarebbe fatalmente bloccato. Inoltre, dopo il referendum del 9 febbraio 2014 sull’immigrazione, la modifica costituzionale proposta, se approvata, significherebbe chiaramente la fine dei bilaterali e isolerebbe la Svizzera dal mercato europeo”.

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Fonte UNHCR
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