Tasi e Imu: chi sbaglia può ravvedersi

Ho sbagliato a versare l’acconto Imu del 16 giugno scorso sulla seconda casa, applicando un’aliquota più bassa di quella in realtà deliberata. Cosa posso fare?

In questi casi, per sanare l’omesso o insufficiente versamento di un tributo, vi è l’opportunità di aderire al ravvedimento operoso. Le forme classiche di ravvedimento che ormai conosciamo sono quella sprint, breve o lunga. Quella sprint permette di rimediare alla violazione commessa entro i 14 giorni successivi alla scadenza. Oltre alle sanzioni ridotte, applicate in base al ritardo accumulato, ci sono poi da calcolare gli interessi annui, che dal 1° gennaio 2015 si sono abbassati dall’1% allo 0,5%.

Passando alla pratica, per quanti entro il 16 giugno non avessero pagato (o avessero pagato in difetto) la prima rata di Imu e Tasi, ci sarà tempo fino al 30 dello stesso mese per aderire alla formula del “ravvedimento sprint”, che prevede una sanzione dello 0,2% applicata su ogni singolo giorno di ritardo, più ovviamente l’interesse annuo dello 0,5%. Supponendo allora, per comodità di calcolo, che entro il 16 giugno si sarebbero dovuti versare 100 euro, e ipotizzando un pagamento in ritardo di 4 giorni, quindi effettuato il 20, la sanzione sarà pari allo 0,8% dell’importo dovuto (0,2% per 4 giorni di ritardo), vale a dire 80 centesimi di euro.

Nel caso invece si dovesse versare tra il 15esimo e il 30esimo giorno di ritardo, quindi tra il 1° e il 16 di luglio, ci si collocherebbe nella fascia del “ravvedimento breve” (entro 30 giorni) che prevede, oltre al solito interesse dello 0,50%, la sanzione fissa del 3%, questa volta applicata cumulativamente e non per singolo giorno. Se dunque i 100 euro vengono versati con 15 o 30 giorni di ritardo, la sanzione sarà sempre di 3 euro (il 3% di 100). Infine, l’ultima delle tre forme classiche è rappresentata dal “ravvedimento lungo”, che va dal 31esimo giorno di ritardo (quindi a partire dal 17 luglio 2015) fino al termine di consegna della dichiarazione relativa all’anno nel quale è stata commessa la violazione. Anche in questo caso l’importo della sanzione, pari al 3,75% del dovuto, verrà applicato indipendentemente dai giorni di ritardo, unitamente all’interesse.

Il ravvedimento lungo, però, è stata la “barriera” temporale che le novità della Finanziaria 2015 hanno cancellato. Con l’aggiornamento delle norme, infatti, il ravvedimento non avrà più scadenza, e fisserà il suo livello di maggior esborso oltre i due anni dall’avvenuta violazione, restando comunque da quel momento valido e costante nel tempo. In pratica, a differenza di prima, non ci sarà più una soglia di tempo oltrepassata la quale il ravvedimento non sarà più applicabile. L’unico impedimento sarà la notifica di un avviso di accertamento.

Quindi, nel concreto, al di là della scadenza del ravvedimento lungo se ne contano adesso altre due inedite, la prima entro i 2 anni dalla violazione, la seconda – e ultima in ordine cronologico – oltre i 2 anni, con rispettive sanzioni al 4,29 e 5 per cento. Resta fermo il pagamento degli interessi calcolati giornalmente nella misura dello 0,5% a partire dal 1°gennaio 2015. Non solo, ma tra la formula breve (sanzione al 3%) e quella lunga (sanzione al 3,75%), si colloca anche quella del ravvedimento “medio” (sanzione al 3,32% pari a 1/9 del minimo), cioè entro i 90 giorni successivi all’avvenuta violazione (15 settembre, considerando la scadenza dell’acconto del 16 giugno).

Per informazioni: www.caf.acli.it

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