Tasi errata? Nessuna sanzione

Il mio Comune è uno di quelli che ha deliberato le aliquote Tasi entro il 23 maggio facendole pubblicare sul sito delle Finanze, quindi per me la scadenza della rata d’acconto era fissata al 16 giugno. Ora però mi sono accorto di aver calcolato male il tributo e di aver pagato un importo inferiore al dovuto. Come posso rimediare? Pagherò delle sanzioni?

Generalmente nei casi di errato versamento, l’istituto del ravvedimento operoso viene in aiuto del contribuente permettendogli di pagare le quote omesse in aggiunta a sanzioni e interessi in forma ridotta. Le formule del ravvedimento operoso sono tre: “sprint”, “breve” e “lungo”.

La formula sprint permette di rimediare entro i 14 giorni successivi alla scadenza. Oltre alla sanzione dello 0,2% applicata su ogni singolo giorno di ritardo c’è da calcolare l’interesse annuo pari al 2,5 per cento.

Nel caso poi si dovesse versare tra il 15esimo e il 30esimo giorno di ritardo, ci si collocherebbe nella fascia del ravvedimento breve che prevede, oltre all’interesse, la sanzione fissa del 3%, questa volta applicata cumulativamente e non giorno per giorno.

Infine c’è l’opzione del ravvedimento lungo, che va dal 31esimo giorno di ritardo fino al termine di consegna della dichiarazione relativa all’anno nel quale è stato commesso l’errore. Anche in questo caso l’importo della sanzione, pari al 3,75% del dovuto, è applicato, in aggiunta alla sanzione del 3%, indipendentemente dai giorni di ritardo.

Tuttavia, nel caso specifico della Tasi, pur restando applicabile l’istituto del ravvedimento operoso (leggi il punto 1 della scheda del portale myCAF.it), il Governo ha fatto sapere che troveranno comunque applicazione i principi garantiti dallo Statuto del Contribuente (Legge 212 del 2000) laddove non prevedono l’irrogazione delle sanzioni e degli interessi nei casi di incertezza della norma.

Ad annunciarlo è stato, alcuni giorni prima della scadenza del 16 giugno, il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti durante un question time alla Camera, nel quale si era chiesto al Governo di prendere in considerazione “la non applicazione di sanzioni e interessi per i pagamenti dell’acconto della Tasi, se effettuati comunque entro il 31 luglio 2014”.

All’interrogazione Zanetti ha appunto risposto che, pur trovando applicazione l’istituto del ravvedimento, è comunque applicabile l’articolo 10 dello Statuto del Contribuente secondo il quale (comma 1) “i rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede”, ma soprattutto (comma 3) “le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria”.

In altri termini, chi dovendo pagare la Tasi entro il 16 giugno 2014 ha erroneamente versato importi inferiori al dovuto, potrà adesso versare la differenza senza il rischio che gli vengano imputati sanzioni e interessi. Resta ad ogni modo aperta la strada del ravvedimento operoso.

 

Per informazioni: www.caf.acli.it

Tasi errata? Nessuna sanzione
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