Tasi, stangata su lavoro, famiglie e commercio. I dati Caf Acli

Fanno discutere a Cortona, durante il 47° Incontro di studi delle Acli, i dati definitivi sulle delibere Tasi elaborati dal Caf Acli.

Domani previsto l’intervento del ministro Madia.

Sull’Incontro nazionale di studi delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) in corso a Cortona (Ar), nel quale si discute di come rilanciare il lavoro e le attività economiche, piombano i dati elaborati dalle stesse Acli tramite il loro Centro di assistenza fiscale, Caf Acli, relativi a tutti i Comuni che hanno adottato delibere per fissare le aliquote della Tasi, la nuova tassa sugli immobili.

Quasi tutti i comuni che hanno deliberato, e sono 7405 su 8.057, hanno scelto di applicare la Tasi (6.508, l’87,89%), inasprendola.

L’aliquota media risulta infatti quasi doppia, l’1,949 per mille rispetto a quella standard, all’1 per mille, che verrà invece applicata obbligatoriamente nei comuni che non hanno adottato alcuna delibera entro lo scorso 10 settembre. Addirittura 765 comuni, l’11,75% di quelli che hanno scelto di applicare la Tasi, ha applicato una aliquota superiore al 2,5 per mille.

“Valutando nell’insieme le delibere Tasi – commenta Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli – si percepisce come i Comuni, su cui lo Stato ha scaricato gran parte degli oneri delle politiche di austerità, con i tagli ai trasferimenti statali, si siano rivalsi sui cittadini.
Ora, se è ammissibile il principio di una tassazione sugli immobili per finanziare i servizi, cosa ben diversa è la situazione attuale dove i comuni usano l’imposizione fiscale sulla casa quasi come una sorta di bancomat, mettendo in forte difficoltà famiglie e imprese, soprattutto i ceti più deboli.

“Prendiamo il caso delle detrazioni – osserva Bottalico – solo poco più di un terzo dei comuni (2.341, il 35,97%) ha ritenuto di dover prevedere delle agevolazioni. Questo è molto grave, contravviene al principio della progressività dell’imposizione fiscale. E se si va a vedere nel dettaglio, le residue agevolazioni sono anche di minore entità.
Emblematico è il caso delle detrazioni sui figli. Nel precedente sistema di tassazione sulla casa erano applicate su tutto il territorio nazionale ed a partire dal primo figlio. Con la Tasi solo poco più di un decimo dei comuni (869, il 13,35%) prevede delle detrazioni extra per i figli e spesso queste detrazioni scattano solo dopo il terzo o quarto figlio. Inoltre, nella metà dei comuni (3.874, il 52,32%), il tributo è esteso anche agli immobili in affitto con la possibilità da parte del comune di far pagare una parte dell’imposta anche agli inquilini”.

“Va evidenziato anche il fatto – prosegue Bottalico – che il calcolo della Tasi risulta molto più complesso e non appare certo andare nel senso di una semplificazione amministrativa”.

Qui a Cortona le Acli stanno discutendo di come rilanciare il lavoro: sotto questo profilo non possiamo fare a meno di notare che l’applicazione della Tasi, che funge da addizionale Imu su immobili agricoli ( in 4.408 comuni, il 59,53% dei comuni) e commerciali e produttivi di ogni tipo (in 3.649 comuni, il 49,28%) finisce per avere delle ripercussioni su quei comparti come agricoltura, l’artigianato, ristorazione ecc. che vengono indicati come settori capaci di creare nuovo lavoro, e di cui si parla molto in vista dell’Expo 2015 sull’alimentazione. “C’è una evidente discrepanza – conclude il presidente delle Acli – tra gli annunci per il rilancio dell’economia e le dinamiche reali della fiscalità locale”.

In allegato il riepilogo completo dei dati Caf Acli elaborati su tutte le delibere Tasi pubblicate sul sito del Mef.

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Fonte UNHCR
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