Tempo di scelte

Che fossero tempi duri per chi, come noi, ostinatamente non vuole accettare la logica dell’antipolitica e del disimpegno, lo sapevamo da tempo. Eppure non immaginavamo che, dopo anni di squallide storielle intessute tra equivoche serate del premier e case a Montecarlo, il peggio dovesse ancora arrivare. Invece, mentre noi continuavamo a lavorare, solerti e appassionati, per la ricostruzione del tessuto sociale e politico del Paese, tra Orvieto, Todi e mille altri appuntamenti, ecco esplodere altri scandali, per molti versi ancor più perniciosi. I furti e le ruberie cafonesche (senza offesa per i cafoni di Ignazio Silone, che mai avrebbero neppure immaginato simili sconcezze) del Batman in salsa ciociara – in allegra compagnia con molti colleghi della Regione Lazio – insieme ai ladruncoli piemontesi, emiliani e via di seguito, segnalano la decadenza anche delle istituzioni territoriali e denunciano il fallimento del tanto sbandierato federalismo. Se a questo si aggiunge la crisi siciliana, contornata di sprechi enormi fatti in dispregio anche del buon senso, oltre che delle leggi, sembra che la misura sia colma. Eppure no, non lo è ancora. Arriva infatti la notizia di un macigno ancor più pesante sul nostro cammino: la mafia. Le mafie hanno fatto breccia non solo sull’amministrazione reggina, ma persino sulla ben più imponente giunta regionale della Lombardia, guidata da Roberto Formigoni. Verrebbe voglia di gettare la spugna, arrendersi all’evidenza che l’impresa di ridare dignità alla politica non è alla nostra portata. Tutto rema contro, tranne la nostra volontà e i nostri valori. Nei tempi facili noi cristiani corriamo spesso il rischio di annacquare il nostro messaggio, di assumere il costume del tempo anziché il disegno del bene comune. Oggi, in tempi difficili e pericolosi, forse possiamo invece mostrare il nostro volto migliore, la nostra capacità di metterci al servizio senza badar troppo al nostro tornaconto. Non è facile discernere tra le diverse opzioni in campo – come abbiamo potuto osservare nel nostro Incontro nazionale di studi di Orvieto – né possiamo prendere scorciatoie. La strada da percorrere è necessariamente lunga e faticosa, ma è il tempo opportuno per iniziarla. In primo luogo è nostro compito stare rigorosamente connessi alla realtà concreta e cercare di rappresentare le istanze di un Paese che non vuole arrendersi alla corruzione, alla disoccupazione diffusa, al declino. Questo non vuol dire accettare le derive contestatarie di taluni né tanto meno accodarci a chi cerca populisticamente di accarezzare la pancia dei cittadini, ma mettere in mostra idee e buone pratiche che possano indicare delle strade percorribili per rimettere l’Italia sulla giusta carreggiata. In secondo luogo dobbiamo contribuire a gettare le basi per il concreto superamento del sistema politico che ha prodotto i guasti che abbiamo di fronte. Non tocca a noi sostituire le forze politiche in crisi o in disfacimento, ma è certamente nostro compito indicare le strategie e anche, a precise condizioni, offrire nuove persone in grado di garantire un ampio rinnovamento del gruppo dirigente. Per questo motivo a Todi alcune tra le principali organizzazioni sociali cattoliche (dalle Acli alla Cisl, da Confcooperative a Confartigianato) insieme a movimenti e associazioni ecclesiali hanno non solo proposto idee, ma anche posto condizioni all’attuale politica. Hanno chiesto che il percorso iniziato con il governo Monti non tornasse indietro: la serietà, la visione internazionale, la sobrietà nello stile di governo, il superamento della contrapposizione frontale tra le forze politiche debbono divenire acquisizioni permanenti per la politica dei prossimi anni. Insieme, però, hanno anche evidenziato i limiti di un governo tecnico: per il futuro c’è bisogno di più visione strategica, di riforme sociali attente ai poveri, ai migranti, alle famiglie, di concreti passi per aumentare l’equità e far ripartire l’economia innanzitutto creando nuovi posti di lavoro. Ai partiti si propone di cambiare, a partire da una legge elettorale che dia rappresentanza autentica ai cittadini in grado di scegliere i parlamentari, modificando anche il loro rapporto con la società civile. Dopo Orvieto, Todi ed i fatti drammatici sopra evocati, avanzare richieste appare, però, insufficiente. Le associazioni debbono ulteriormente fare un passo in avanti, pur rimanendo gelose della loro autonomia. Da qui scaturisce l’idea, condivisa con amici delle Acli quali il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, il presidente del Trentino Lorenzo Dellai ed il ministro Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, di provare a mettere insieme persone di culture politiche differenti ma non incompatibili (cattolico sociali e democratiche, liberali, del mondo del lavoro…) da porre al servizio del Paese. Le elezioni siciliane nelle scorse settimane ci hanno plasticamente rappresentato il rischio che corriamo: la maggioranza dei cittadini sceglie di stare fuori dal gioco, l’antipolitica è fortissima, il centrosinistra vince ma non ha i numeri per governare… Possiamo pensare che questo schema si riproponga tra sei mesi per l’Italia intera? Le Acli ad Orvieto hanno fatto una scelta di campo, in continuità con la loro storia associativa, indicando nello schieramento del centro-sinistra in questo momento il più serio continuatore del processo avviato lo scorso anno con la nascita del governo Monti. Oggi, alla luce di quanto sta avvenendo, dobbiamo ribadirlo e sostanziarlo: ci vuole una nuova offerta politica in grado di riportare i cittadini all’impegno e di ridare speranza di un cambiamento. Noi pensiamo che questa proposta possa e debba partire dalla società civile, in grado di coniugare la volontà riformista con la promozione della giustizia sociale, la serietà della concretezza con la forza della partecipazione popolare. Siamo nel mezzo di una transizione difficile che cambierà senza dubbio il volto del nostro Paese: molti, anche nelle nostre fila, vorrebbero che stessimo quieti ad attendere gli eventi, senza esporci e rischiare, magari invocando la nostra “autonoma politicità”. Ma non è invece il momento di metterla in campo, al servizio del bene comune?
(da Azione sociale 4/2012)

Tempo di scelte
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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