Testimoni digitali

«Senza timori vogliamo prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa. Più che per le risorse tecniche, pur necessarie, vogliamo qualificarci abitando anche questo universo con un cuore credente, che contribuisca a dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicativo della rete»
Con queste parole Benedetto XVI ha incoraggiato, nel suo discorso, i partecipati a “Testimoni digitali”, il Convegno sulla comunicazione con cui la Chiesa Italiana si proponeva di studiare e di riflettere per amplaire le possibilità di annunciare il Vangelo che possa tenere presenti le opportunità del Web 2.0
Le trasformazioni del panorama mediatico aprono alcune questioni che potrebbero stimolare e innovare  anche l’azione sociale delle Acli.

a) La pervasività dell’hi-tech. Le nuove piattaforme comunicative richiedono una connessione sempre più costante alle persone. Non si è presenti soltanto quando, seduti alla propria scriviania, si “accende internet”, ma rimaniamo in contatto sempre, con i nostri telefonini, con l’Ipod, con i “blackberry” che ci permettono la connessione continua. Rimanere costantemente on line però apre prospettive nuove anche in campi dove le Acli sono tradizionalmente impegnate. Si pensi al potenziale strategico nelle organizzazioni aziendali che potrebbero sfruttare una pianificazione che renderebbe possibile la coniugazione di “telelavoro” alla  rimodulazione di orari rispetto alle esigenze familiari. Si pensi, anche, alle conseguenze deleterie di lavoratori sistematicamente “connessi”, sempre davanti alla “catena di montaggio virtuale” con tutti i rischi di alienazione che ne conseguono.
b) Uno spazio non uno strumento. I social network come Facebook, o skype o Messenger non sono soltanto degli strumenti. Sono diventati soprattutto dei luoghi di relazione. Come in tutte le relazioni sono le persone il nucleo essenziale. Così anche il web deve partire dalla consapevolezza che virtuale non è surreale. Le relazioni digitali sono reali, ma immateriali. Il faccia a faccia non si sostituisce, ma si affianca ad una possibilità di ravvivare i legami interpersonali. Si apre una nuova sfida per le Acli, perché i  questi media sono luoghi dove si può coltivare una nuova forma di prossimità, che non sostituisce quella fatta di carne e ossa, ma la integra e la rafforza. Proprio la presenza di una realtà come quella aclista potrebbe essere importante, per relativizzare l’impatto di una comunicazione che rimane “eterea”, costruendone una capace di interagire con il territorio che tesse legami rilanciando le necessità e i bisogni che le comunità sentono e avanzando soluzioni concrete.
c) Mille scatole per i contenuti. Si apre inoltre l’opportunità di raggiugnere i cittadini con contenuti propri. Con la “rete” ognuno può proporre i messaggi non si è solamente recettori. L’unico potere del telespettatore era quello di “cambiare canale”. Oggi l’utente può proporre idee inviare messaggi, confrontarsi con altri. Può comunicare in modi differenti. Internet permette infatti di “connettere nuovi linguaggi” dalla scrittura ai video, alla musica. Per un’associazione popolare saper cogliere le opportunità significa ampliare i propri orizzonti comunicativi, diventando protagonista nelle res novae.
d) Le nuove vie di partecipazione. Il mondo digitale, apre, infine, a nuove forme di cittadinanza  Nascono nuove modalità di coinvolgimento. Attraverso il web si propongono iniziative popolari, si sensibilizzano gli utenti verso questioni sociali, si ricercano “alleanze”, si organizzano manifestazioni, momenti di incontro formativi e anche sit in di protesta. Inoltre la possibilità di essere interconnessi apre alla potenzialità di confronto just in time che potrebbe dare un grande input alla crescita della governance in realtà caratterizzate dalla democrazia associativa. 

Testimoni digitali
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR