Tradizione, identità, memoria

Racconta Cicerone che gli Ateniesi, preoccupati di quali riti sacri conservare, inviarono a Delfi una delegazione per porre il quesito ad Apollo. La risposta fu: “quelli conformi al costume degli antenati”. Tutto chiaro. Invece no. Infatti le tradizioni degli antenati erano mutate più volte nel corso dei tempi. Così gli Ateniesi poco dopo inviarono a Delfi una seconda delegazione per chiedere all’oracolo del dio a quale di quelle tradizioni dovessero attenersi. La risposta fu: “alle migliori”.
E’ questo uno degli esempi tratti dall’antichità che Maurizio Bettini riporta nel suo Contro le radici. Tradizione, identità, memoria (Il Mulino, 2012, pp.107, euro 10) a sostegno della sua tesi.

L’argomentazione dell’autore è che è rischioso appellarsi acriticamente e univocamente alle tradizioni. E’ comprensibile che, di fronte al presssante processo di omologazione culturale innescato dalla globalizzazione e magari anche nell’atto di contrastare un innesto violento di nuove tradizioni  trapiantate nei nostri ambiti culturali statici da gente che viene da lontano,  sorga istintivo il desiderio di difendersi erigendo un baluardo costituito dal materiale grezzo delle nostre tradizioni ( o da quelle che noi riteniamo essere le nostre tradizioni).Ma può essere fuorviante concepire le tradizioni “in modo verticale”: come qualcosa cioè in cui affonda la nostra identità o come qualcosa da cui discende quello che dobbiamo continuare a fare. Sarebbe meglio, secondo Bettini, raffigurare le tradizioni “in modo orizzontale” “perchè esse non vengono dalla terra ma dall’apprendimento e dalla ricostruzione continua della momoria collettiva”. Questo tipo di memoria – osserva Bettini – “ha bisogno di una serie di cornici di riferimento – cornici a carattere sociale –  che ne condizionano fortemente i contenuti. Al mutare di questi quadri sociali, mutano anche le memorie che del passato si hanno”. Così ogni gruppo sociale ricostruisce il proprio passato e rilegge le proprie tradizioni adattandole ai quadri sociali del presente che avanza e ai progetti per il futuro. In questo senso acquisisce grande importanza anche il modo con cui si insegna la tradizione. Se lo si fa con senso critico ed evolutivo si riusciranno effettivamente a conservare utilmente le migliori tra di esse.  Come l’oracolo di Delfi consigliava agli Ateniesi.Altrimenti finiremo – come spesso accade – a perderci in una patetica contrapposizione di pseudo-tradizioni ridotte a  inservibili  “pezzi da museo”.

Tradizione, identità, memoria
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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