Tutti invitati al banchetto della vita

La liturgia ci propone ancora una volta una parabola sull’accoglienza del regno di Dio da parte dei capi dei sacerdoti e dei farisei.

Dopo la parabola dei due figli e quella dei vignaioli omicidi, Gesù propone quest’altra parabola che ha come tema una festa di nozze.

Qui non si tratta più di una vigna, ma del banchetto nuziale per il figlio del re. I servi vanno a invitare i parenti, gli amici, le autorità del regno, ma gli invitati hanno di meglio da fare o addirittura fanno del male ai servi che li invitano, fino a ucciderne qualcuno.

Se si può comprendere il disinteresse, forse a causa del fatto che il re non governava bene a giudizio degli invitati, tuttavia il fatto di uccidere i servi del re indica una chiara ostilità nei suoi confronti. Se la parabola parla della storia di Israele e i servi sono i profeti e il figlio è Gesù, ecco che diventa chiaro come per Gesù i capi del popolo sono responsabili della loro indifferenza per la sua venuta.

Il re qui, facendo uccidere quegli assassini, compie la parola detta dai capi nella parabola precedente, quella dei vignaioli omicidi. Gesù sembra seguire la logica dei capi che sono per un giudizio netto contro coloro che si oppongono a Dio, ma abbiamo già visto la settimana scorsa che non è questo il pensiero di Dio.

Il re non vuole che sia sprecata la festa di nozze e si rivolge allora ad altri, a coloro che sembrano più distanti e meno interessati. Essi erano cattivi e buoni: tutti sono invitati alle nozze del figlio del re.

C’è tuttavia una condizione per partecipare alla festa: vestire l’abito nuziale, cioè essere consapevoli di dove ci si trova e indossare quindi l’abbigliamento adatto. L’abito indica la persona e la consapevolezza che ha di se stesso. Non importa come tu sei, buono o cattivo, agli occhi di Dio, l’importante è che tu sia consapevole che vai alla festa della vita e ti vesti della gioia che nasce da questa conoscenza.

Gli eletti sono pochi, perché così sembra che vadano le cose: quando si annuncia il vangelo, tutti sono chiamati, ma concretamente pochi si rendono disponibili ad accoglierlo.

Il versetto finale contrasta anche con la parabola che, invece, conta un solo escluso sulla moltitudine degli invitati. Ma la vita della prima comunità rendeva testimonianza, appunto, che coloro che accolgono il vangelo non sono poi così molti. E’ la logica del regno, che si manifesta nella piccolezza (lievito nella farina, seme di senape, ecc.), per rendere visibile la potenza dell’amore di Dio nella storia.

 

12 ottobre 2014 – XXVIII Domenica Tempo Ordinario – Anno A

Matteo 22,1-14

In quel tempo, 1 Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse:

2 «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3 Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

4 Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. 5 Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6 altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7 Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

8 Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9 andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10 Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

11 Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12 Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13 Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

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Tutti invitati al banchetto della vita
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Fonte UNHCR
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