Un contratto regolare? Si può fare

Il “lavoro nero” nel mercato delle collaboratrici domestiche e delle assistenti familiari è uno dei tanti tumori, a volte considerati fisiologici e addirittura benigni, del metabolismo economico e sociale del Paese che non tiene più.

“Ti hanno assunto? E come mai?”. Angela, 50 anni, ha appena firmato un regolare contratto come colf e la gente, a Foggia, non ci crede. “Quando ne parlo, tra amiche e conoscenti che fanno un po’ lo stesso tipo di lavoro, c’è tanta sorpresa: una sola tra le persone che conosco ha un contratto regolare. Credo che si chiedano se ci possa essere un qualche interesse nascosto”. Angela è una delle 64 persone regolarizzate e contrattualizzate in un anno grazie al servizio sperimentale offerto dallo Sportello Intermediazione delle Acli e dal Patronato Acli di Foggia.

“Lo sportello è partito nell’ambito del programma Assap, promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e coordinato da ItaliaLavoro”. Mimma Pipoli del Patronato Acli di Foggia è la responsabile dello sportello. “Il programma prevede dei piani formativi individualizzati, per far acquisire le competenze per il lavoro di cura, con 2 sessioni in aula più il cosiddetto training on the job, e la contrattualizzazione di un rapporto di lavoro. Noi incrociamo domanda e offerta nel settore dei servizi alla persona, per favorire l’emersione dal lavoro nero. Perché qui questo genere di occupazioni, viaggia soprattutto sul fai-da-te: i Centri per il lavoro, per esempio, intercettano meno del 3% degli avvii al lavoro (dati dell’indagine Isfol-Plus 2010), a livello nazionale. Il programma era mirato soprattutto a lavoratori extracomunitari, ma alla fine più della metà delle persone che abbiamo avviato al lavoro sono donne italiane, come Angela”.

“Avevo un’attività commerciale – racconta Angela – che non è andata bene e ho dovuto chiudere. Dopo i 40 anni è difficile trovare un lavoro decente, anche se hai un titolo di studio. E così mi sono adattata, anche per tirare su le bambine. Prima ho cominciato con le pulizie in un albergo, poi mi sono messa in proprio, cercando lavoro con le famiglie. Ma sempre a nero, ovviamente. Invece, la famiglia che mi ha assunto ora cercava proprio un rapporto regolare e per questo si era rivolta al Patronato. Così, siamo tranquilli e soddisfatti tutti”.

Non è così semplice convincere una famiglia, magari a basso reddito e con un familiare gravemente malato, che offrire un contratto regolare sia una cosa buona e giusta: “È stato importante in questo senso – ci spiega Mimma Pipoli – l’integrazione del programma del ministero con il progetto “Rosa” (Rete occupazione servizi assistenziali) della Regione Puglia, preesistente al programma Assap: si tratta di bonus economici per incentivare le famiglie a basso reddito ad assumere regolarmente le assistenti familiari. In pratica, la Regione finanzia i contributi previdenziali. Un’interazione positiva tra le due azioni che non a caso poi ha prodotto un protocollo d’intesa tra Italia Lavoro e Regione Puglia”.

L’impegno delle Acli contro il lavoro irregolare si incanala in un movimento più ampio che proprio a Foggia ha dato vita al Comitato provinciale “Legalità e Lavoro” che coinvolge tra gli altri Cgil, Arci e Libera. L’obiettivo del Comitato è diffondere la cultura della legalità nel territorio, in contrasto agli interessi economici delle mafie e a ogni forma di sfruttamento. Tra le prime iniziative, il sostegno alla mobilitazione nazionale “Io Riattivo il lavoro”, con la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per favorire l´emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità. “Il Comitato è importantissimo – spiega il presidente delle Acli della Capitanata, Fabio Carbone – su tanti fronti aperti: beni confiscati, caporalato nelle terre della malavita organizzata e lavoro nero in genere. Noi portiamo dentro l’esperienza concreta di emersione del lavoro nero delle colf e vogliamo diventi un punto di riferimento comune, in una filiera positiva verso la legalità che tocca tante situazioni: crisi occupazionale – qui il tasso di disoccupazione giovanile tocca il 37% – emergenze della famiglia, immigrazione. Vogliamo dare un seguito allo Sportello Intermediazione, dando corpo e presenza alla rete territoriale che si è creata nel periodo della sperimentazione”.

In effetti, lo sportello ha permesso di consolidare legami territoriali basati su esperienze e competenze diverse: “Si è creata una rete virtuosa con altre associazioni – conferma Mimma Pipoli – Caritas e parrocchie prima di tutto. La Caritas interviene per segnalarci le situazioni di bisogno; c’è chi è arrivato col ‘bigliettino di don Francesco’. Ma abbiamo fatto anche un protocollo d’intesa con un’associazione che si occupa di persone con malattie degenerative”. E poi, non va sottovalutato il semplice servizio dell’ascolto: “Tanti preferiscono venire da noi – conferma sempre la Pipoli – perché sanno che li ascoltiamo, anche se solo per uno sfogo. E capita di fare orientamento per richieste che noi non possiamo assolvere; per me è un aspetto positivo, anche per me che lo faccio”.

E chi si avvicina alle Acli, magari poi si coinvolge e scopre un modo nuovo di vivere nel proprio territorio: “Non conoscevo le Acli – racconta Angela – mi ci ha mandato un’amica e mi sono trovata davanti allo Sportello Intermediazione. Ora, invece, mi sono anche iscritta al Gruppo d’acquisto solidale e ho potuto conoscere anche quest’altro modo di fare la spesa”. Con l’emersione dal “lavoro nero” emerge anche una cittadinanza responsabile.

Un contratto regolare? Si può fare
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
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