L’Italia double face nel 50° Rapporto Censis

Il 50° Rapporto annuale del Censis ci consegna un’immagine dell’Italia a doppia faccia: in bilico tra la forza innovativa delle relazioni e il solco profondo scavato da ferite non rimarginate. Se non vorremo rimanere fermi, avremo necessità di vivere le ambiguità per intraprendere un cammino nuovo.

La relazionalità rimane un fattore vitale per il nostro Paese, anche se le forme in cui la esprimiamo appaiono dentro nuove dinamiche: vita affettiva, generosità diffusa, economia condivisa, attrazione delle reti urbane mostrano cambiamenti innanzitutto da comprendere.

Nelle relazioni affettive si assiste a una progressiva modifica nelle forme di convivenza: nel 2015 sono oltre 13,5 milioni le persone che vivono da single, da genitori soli, all’interno di libere unioni o in famiglie ricostituite. I ricercatori osservano che si assiste alla ricerca di una forte autenticità nei rapporti dentro una reversibilità delle situazioni. La stabilità o la progettualità non sembra, per molti, determinante nella decisione di intraprendere un rapporto.

La testimonianza della generosità diffusa è un secondo aspetto della relazionalità evidenziato dal Censis. Gli italiani sono disponibili alle donazioni filantropiche da quelle strutturate, come la destinazione del 5 per Mille che coinvolge circa 14 milioni di contribuenti, a quelle eccezionali come la raccolta attivata per le popolazioni colpite dai terremoti di quest’anno: arrivata a 15 milioni di euro. Questa generosità però non sembra diventare una base per la partecipazione alla vita associativa. Si indica dunque l’apparizione di una diversa forma di impegno civico che in qualche modo interroga le organizzazioni classiche della società civile.

La sharing economy è un terzo aspetto indicato nel Rapporto. Trae forza dalle nuove forme di consumo. L’economia condivisa da una parte crea opportunità pratiche e convenienti per acquisire beni e servizi, ma dall’altra pone dubbi sia sulla lealtà della concorrenza tra nuove dinamiche e attività imprenditoriali tradizionali, sia sulla vulnerabilità dei lavoratori del campo, molto esposti alla volubilità del mercato.

Il quarto aspetto è l’ibridazione tra manifattura e servizi che riporta al centro del mondo produttivo le città, diventate le piattaforme dell’industria 4.0. Si legge nel Rapporto che le 12 più grandi città italiane raccolgono il 37,3% delle start up innovative, il 45% degli incubatori di impresa, il 43,5% degli spin off universitari e il 21,15 delle fablab (le sedi dell’artigianato digitale).

Per completare l’immagine dell’Italia ai mutamenti delle relazioni tra persone, tra soggetti sociali e tra realtà economiche e territoriali, si devono aggiungere le ferite non rimarginate. Non riusciamo a cicatrizzare, come ha spiegato Giuseppe De Rita, alcune situazioni che hanno provocato un forte impatto sulla società italiana. Ne enumera tre: la Brexit, il terremoto dell’Appennino centrale, la divaricazione tra potere politico e corpo sociale.

Per il presidente del Censis l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea ha colto impreparati non solo i governanti, ma anche i cittadini, che hanno vissuto con il tempo un processo di continua espansione del progetto unitario. La brusca frenata ha evidenziato l’affermazione dei processi identitari localistici e provinciali che non riescono a proporre progetti di ampio respiro, ma giocano con le paure e le insicurezze della gente.

Lo sciame sismico che colpisce il territorio appenninico del centro Italia, al di là della solidarietà nell’emergenza porta alla luce un secondo aspetto: il progressivo spopolamento di un’area storica per il Paese, che nell’ultimo periodo aveva resistito solo per la sua attrattiva turistica, ma che ora sembra voglia essere abbandonato anche dalle persone e dalle famiglie rimaste.

La frattura democratica tra mondo della politica e corpo sociale mostra la terza ferita, forse la più grave. I due attori della democrazia sembrano lontani, non si riconoscono più. L’élites tende a concentrarsi su se stessa e sulla sua conservazione. Osserva De Rita che il corpo sociale non può accettare che il potere faccia a meno di lui. Si assiste a due mondi che si fronteggiano e iniziano ad accusarsi reciprocamente di populismo. Quello che manca è la giuntura istituzionale, manca un apparato statale che riesca a filtrare la comunicazione per essere mediatore tra popolo e politica. L’assenza di dialogo porta a un linguaggio dispregiativo che colonizza il pensiero e deprime il futuro.

Siamo dentro uno scenario in chiaro scuro che attende di scegliere le strade per promuovere le forze vitali o di rimanere immobili a osservare le proprie ferite.

L’Italia double face nel 50° Rapporto Censis
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR