Un papa oscurantista?

In occasione della beatificazione di papa Wojtyla, la rivista MicroMega  esce con un numero speciale che farà discutere, con un titolo inequivocabile: “Karol Wojtyla, Il grande oscurantista”.Nella prima parte del volume viene dato spazio a chi, in campo cattolico, si è opposto alla beatificazione di Karol Wojtyla, in quanto protagonista di molti episodi controversi nel corso del suo lungo pontificato.

Giovanni Franzoni, già abate di San Paolo fuori le Mura – nella cui veste, equiparata a quella di vescovo, partecipò al Concilio Vaticano II – incentra la sua critica all’operato del Papa:
sull’isolamento in cui la Santa Sede ha tenuto mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, e l’improvvida politica di debolezza verso governi pseudo-democratici – dal Salvador all’Argentina, dal Guatemala al Cile – che in America latina hanno perseguitato, emarginato e fatto morire migliaia di uomini e donne;
sul mancato controllo intorno alle manovre torbide compiute in campo finanziario da istituzioni della Santa Sede, e sull’impedimento alle Autorità italiane di fare piena luce sulle oscure implicazioni della banca vaticana, lo Ior, con il crack del Banco Ambrosiano; 
sul rinvio continuo dell’attuazione dei princìpi di collegialità nel governo della Chiesa romana, pur così solennemente enunciati dal Concilio Vaticano II.
Il teologo Hans Kung, nella sua critica, invece, si sofferma:  
sul sostegno sistematico e pervicace che Wojtyla paternamente garantì a padre Marcial Maciel Delgado ed ai suoi Legionari di Cristo;
sulla dura riconferma della disciplina del celibato ecclesiastico obbligatorio nella Chiesa latina, ignorando il diffondersi del concubinato fra il clero di molte regioni e celando, fino a che non è esplosa pubblicamente, la devastante piaga dell’abuso di ecclesiastici su minori.
La seconda parte è la riproposizione di una tavola rotonda svoltasi pochi giorni dopo la morte di Giovanni Paolo II, in cui filosofi (Massimo Cacciari, Umberto Galimberti, Emanuele Severino,  Gianni Vattimo), storici (Andrea Riccardi), teologi (Piero Coda, Enzo Bianchi) – credenti e non credenti – affrontano senza diplomazie gli aspetti cruciali e controversi di un papato che ha segnato l’intera storia della Chiesa: il rapporto con la modernità, il dialogo interreligioso, l’impatto nella politica, la questione del ‘senso’.Nella terza parte viene analizzata l’enciclica Fides et ratio, celebrata da tutti – cattolici e laici, credenti e non credenti – come una pietra miliare del dialogo fra la Chiesa e il mondo contemporaneo. Alle posizioni fortemente critiche di Paolo Flores d’Arcais, Fernando Savater e Carlo Augusto Viano, secondo cui è in realtà un monumento all’integralismo cattolico preconciliare che rifiuta l’autonomia della ragione e dell’individuo e perfino i fondamenti della democrazia, fa da contraltare il parere di mons. Vincenzo Paglia che contesta la divisione tra ortodossia cristiana e Vangelo della testimonianza e afferma la rivalutazione della ragione propugnata nell’enciclica Fides et Ratio.Infine, l’ultima sezione del numero, è dedicata agli ultimi mesi di vita di Giovanni Paolo II. Lina Ravanelli, medico anestesista, osserva come un’attenta analisi delle condizioni di salute del Papa dimostri che non gli sono state praticate, nell’ultimo periodo, alcune cure che avrebbero potuto tenerlo in vita ancora a lungo. Wojtyla, per l’autrice, le avrebbe rifiutate perché le considerava troppo gravose; da qui alcune considerazioni di carattere bioetico sul tema del fine-vita.

Un papa oscurantista?
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR