Un Papa tra due secoli

In occasione della beatificazione Giovanni Paolo II sono stati pubblicati numerosi libri, alcuni dei quali sono stati acquisiti dalla biblioteca delle Acli, tra questi Giovanni Paolo II – la  biografia di Andrea Riccardi, A passo d’uomo di Navarro-Valls, ex capo ufficio stampa della Santa sede, L’eredità di Papa Wojtyla di Alceste Santini, Un Papa che non muore di Gianfranco Svidercoschi e non sono mancati gli istant-book delle maggiori testate giornalistiche, come Giovanni Paolo II. Memoria e identità uscito con il Corriere della Sera. Del resto non poteva essere altrimenti per il primo Papa polacco della storia, l’uomo che ha lasciato un segno profondo nella cristianità e nel mondo intero come hanno testimoniato le folle accorse subito dopo la sua morte, avvenuta il 2 aprile 2005, e in occasione dei funerali, innalzando striscioni con la scritta “Santo subito”, e come è accaduto il primo maggio scorso quando un milione e mezzo di persone hanno invaso Roma. Ma probabilmente non è possibile comprendere a pieno la figura e l’importanza di Wojtyla se non si torna con la mente al clima che si respirava in Italia e nel mondo alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Era appena iniziato un durissimo confronto tra il blocco sovietico e occidentale con lo schieramento degli euromissili, che sembrava precludere ad un confronto militare; il 16 marzo del 1978 era stato rapito Aldo Moro, un gesto che aveva gettato tutto il paese sotto una cappa di incertezza e di paura, mentre la Chiesa attraversava una crisi profonda, come raccontava in Scritti corsari Pier Paolo Pasolini, dopo essere passato per caso davanti ad un Colosseo semideserto in occasione della via crucis del 1974.

E’ a questo punto della storia che arriva il “papa polacco”, un uomo giovane le cui prime parole subito dopo l’elezione, nell’ottobre 1978, furono: “Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo!”. Un’invocazione, un’esortazione e una preghiera, e l’annuncio del suo programma.  Giovanni Paolo II fu un pontefice antico e moderno; criticato da alcuni per il suo voler riscoprire le origini più profonde della Chiesa, ma anche moderno e comunque a suo agio finanche nelle questioni più “politiche” del mondo contemporaneo, come gli scioperi operai nei cantieri navali di Danzica o lo sfruttamento e la povertà dei lavoratori nell’America latina; al punto da giocare un ruolo principale nella caduta del Muro, simbolo delle lacerazioni e degli orrori causati dalle ideologie totalitarie del XX secolo, nonché evento epocale che ha contrassegnato il suo pontificato. Attore e poeta, operaio e patriota polacco, appassionato della montagna egli da subito ha interpretato l’umanità e la società della sua epoca, riuscendo a disvelare al mondo intero che cosa volesse dire credere in Dio alle soglie del terzo millennio.Sicuramente fu un grande comunicatore, capace di usare non solo la televisione ma di mettersi lui stesso in gioco per amplificare, con tutti i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia, il messaggio del Vangelo, non avendo paura di spalancare le porte a Cristo, entrando così in modo particolare nel cuore dei giovani.Perfino negli ultimi anni di vita, assediato dalla malattia e quasi impossibilitato a comunicare attraverso la parola, ha offerto una straordinaria, silenziosa, potente testimonianza attraverso i media, offrendo allo sguardo di milioni di persone la sua figura sofferente. E’ stata proprio questa sua capacità di comunicare a riportare a Cristo quegli uomini e quei pellegrini che lungo i ventisette anni di pontificato hanno riempito le piazze di tutto il mondo in occasione dei suoi innumerevoli viaggi pastorali.Se Giovanni Paolo II è ricordato da molti commentatori come il Papa che seppe contrapporsi alle ideologie del XX secolo, probabilmente la sua “opera” più grande è stata proprio l’essersi misurato con un Occidente secolarizzato e avviato verso una drammatica crisi di identità e di valori, confidando nella forza delle energie religiose promovendo con forza un  intenso dialogo interreligioso culminato con gli incontri di Assisi. Wojtyla ha fatto uscire la Chiesa dalle mura vaticane, per portare a compimento il percorso di rinnovamento e di cammino verso il mondo moderno iniziato da Giovanni XXIII e Paolo VI con il Concilio Vaticano II. Un atteggiamento libero “rivoluzionario” e proprio perché fuori dagli schemi affatto indolore. Al punto che il 13 maggio 1981 si cercò di eliminare dalla scena quel papa scomodo. Ma i colpi di pistola di Alì Agca non ottennero l’esito cercato e anzi aprirono una nuova fase del pontificato.Da allora Giovanni Paolo II dovrà convivere con la sofferenza fisica e quella sua testimonianza oggi ha il sapore della profezia. Dopo l’attentato, Giovanni Paolo II ritorna con maggiore insistenza sui temi dei diritti degli ultimi e della pace. E proprio sulla pace interverrà in maniera decisa scardinando l’ennesimo schema secondo il quale, dopo la fine della divisione del mondo in blocchi contrapposti, la Chiesa doveva essere l’alleata incondizionata dell’Occidente. In occasione della prima Guerra del Golfo (1991) si schierò decisamente contro l’intervento americano in Iraq e non mancò di far sentire la sua voce in occasione di altri interventi militari “a scopo umanitario”, secondo una discussa formula che ha contrassegnato la maggior parte dei conflitti combattuti dall’Occidente dagli anni Novanta ad oggi.Non è possibile esaurire in poche righe la figura di nessun pontefice e senz’altro quella di Giovanni Paolo II, che ha vissuto all’incrocio di due secoli, traghettando la chiesa nel terzo millennio, in un mondo pieno di cambiamenti epocali probabilmente non ancora ben compresi nella loro complessità. Tuttavia, più di ogni altra, la principale caratteristica di Karol Wojtyla e del suo pontificato, al punto da tracciare un netto sentiero per i suoi successori, è stata quella di mettere al centro l’uomo e il suo rapporto con Dio attraverso il Vangelo.Spunti di lettura*

Angelo Scola, L’esperienza elementare di Giovanni Paolo II,  Marietti, pag. 175.
Fabio Zavattaro, Un santo di nome Giovanni, Aliberti, pag. 220.
Gianfranco Svidercoschi, Un Papa che non muore. L’eredità di Giovanni Paolo II, San Paolo, pag. 156.
Alceste Santini, L’eredità di Papa Wojtyla, Boroli, pag. 217.
Corriere della Sera, Giovanni Paolo II. Memoria e identità, Rizzoli, pag 218.

*i volumi sono disponibili presso la Biblioteca delle Acli nazionali

Un Papa tra due secoli
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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