Un sogno che cresce all’ombra di un castello

La storia di Giuseppe. «Un corso di florovivaismo mi ha cambiato la vita».

Si chiama Giuseppe Piras ma per tutti è “Pignolo”. Per lui ogni lavoro è come un’opera d’arte e per questo deve essere curato in ogni dettaglio; che si tratti di potare un tralcio di vite o di restaurare una vecchia madia. È questione di stile, qualche volta di principio, perché «non importa il tempo che ci metti, quello che conta è il risultato». Giuseppe a questa conclusione è arrivato attraversando una vita non facile, fatta di anni ripidi e scoscesi come le colline dove lavora, di dolori freddi e pungenti come gli inverni biellesi, di porte in faccia. Perché chi sbaglia per la società deve pagare. Il dopo è un problema suo.
Ma per Giuseppe non è stato così.

Lo incontriamo nel parco rigoglioso del Castello di Montecavallo, a Vigliano Biellese, in provincia di Biellam costruito da Filiberto Avogadro nel 1830. Oggi è di proprietà di Chiara Reda, che l’ha ereditata dai genitori e ne ha fatto la propria residenza e la propria azienda vitivinicola; 2 ettari di terreno, che producono annualmente 10.000 bottiglie di vino a base nebbiolo.

«Lavoro qui da un anno come potatore e addetto alla manutenzione del verde – racconta – e ci sono arrivato per puro caso. Ho vissuto anche qui vicino ma non sapevo dell’esistenza di questo castello. Dopo anni di disoccupazione, avevo deciso di frequentare un corso di “Florovivaismo” all’Enaip di Biella Chiavazza, perché mi piace molto il contatto con la natura. Non avevo grandi aspettative ma non volevo più vivere nell’ozio. Oggi posso dire che è stata la scelta giusta, quella che mi ha cambiato la vita».
Il corso ha una durata di 600 ore, di cui 300 di parte pratica, che si svolgono prevalentemente presso l’azienda vinicola Reda. L’agenzia formativa lo segue, durante le lezioni e in azienda, perché la formazione professionale non è solo insegnamento, ma è crescita umana e professionale. È stare dalla parte di chi non ha le idee chiare, di chi viene da in successi, di chi ha sentito il proprio futuro scricchiolare sotto i piedi.

Giuseppe è uno degli migliori studenti del corso e l’agronomo Michele Colombo, docente, lo nota subito, tanto da proporre alla titolare dell’azienda di prenderlo in stage. «Me ne parlò il mio agronomo – racconta Maria Chiara Reda – e decisi di accettare la sua proposta. Lo osservai da vicino e mi accorsi che era un gran lavoratore, preciso, meticoloso, soprattutto nelle operazioni di potatura. A fine stage decisi di proporgli un tirocinio, poi alcune borse lavoro ed infine di assumerlo con un contratto stagionale di un anno, che rinnoverò sicuramente». Giuseppe è introverso, solitario, un po’ pessimista ma capisce che questa volta c’è qualcosa di diverso. Ci sono persone che credono in lui, in quello che è e in quello che fa. Il buio riprende colore e si tinge del rosso rubino del vino che ogni giorno quei tralci producono, grazie alla sua passione, alla sua dedizione. L’aria è rarefatta sul Montecavallo ma almeno si respira.

«Grazie a quel corso – continua Giuseppe – oggi, a 35 anni, faccio un lavoro che mi gratifica e che mi permetterà di costruirmi un futuro, con molte difficoltà legate al mio passato ma con la consapevolezza di poterci riuscire». Un futuro di riscatto personale e sociale, che in parte sarà condiviso con Chiara Reda, la persona che più di tutti ha creduto nelle sue capacità, riconoscendo in lui la decisione di cambiare strada, di cambiare vita. Una decisione coraggiosa, proprio come quella presa da lei sua; scegliere non di continuare a produrre vino per la sua famiglia ma di farlo conoscere al mondo, investendo in un progetto di valorizzazione di un prodotto, di un territorio e soprattutto delle persone che, come lei e come Giuseppe, alla vigna dedicano la vita.

Una vita di sacrifici, di albe, di mani che s’intagliano per il freddo, di sudore che corre lungo la schiena ma anche di terra morbida, di aria frizzante, di colori, forme e profumi di una sofisticata e unica forza creatrice che si chiama Natura.

E qui, lontano dalla frenesia, dal chiacchiericcio della gente, dal suo passato, che Giuseppe ha ritrovato il sorriso. E se gli chiedi se ha un sogno nel cassetto, risponde: «Ci vorrebbe un armadio intero. Magari aprire un’azienda mia, legata alla natura e all’allevamento. Chissà!». Tempo al tempo.
Come scrisse Feuerbach “La felicità, come un vino pregiato, deve essere assaporata sorso a sorso”. E Giuseppe, ora, lo sa.

Un sogno che cresce all’ombra di un castello
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR