Una causa vinta: Romero beato. La cerimonia il 23 maggio

La data della beatificazione di Oscar Romero è stata fissata: la cerimonia si svolgerà a San Salvador il prossimo 23 maggio. A dare l’annuncio, il 12 marzo scorso , monsignor Vincenzo Paglia, postulatore della causa dell’arcivescovo martire assassinato in odio della fede il 24 marzo 1980.

“Ed è certamente significativo – scrive Stefania Falasca sull’Avvenire – che la comunicazione ufficiale del giorno della solenne celebrazione, che sarà presieduta dal prefetto della Congregazione delle cause dei santi, sia stata scelta proprio alla vigilia di un’altra ricorrenza: quella dell’assassinio del gesuita salvadoregno Rutilio Grande, avvenuto il 12 marzo 1977, tre anni prima la morte di Romero. Padre Grande, crivellato di colpi insieme a due campesinos mentre si recava a dire la Messa in una zona rurale, è stata la prima vittima della serie di delitti contro il clero, la prima della violenta persecuzione in un Paese governato da un’oligarchia che si professava cattolica…”.

 

Oscar Romero nel ricordo di David Maria Turoldo e Don Tonino Bello

In nome di Dio vi prego, vi scongiuro,
vi ordino: non uccidete!
Soldati, gettate le armi…
Chi ti ricorda ancora, fratello Romero?
Ucciso infinite volte
dal loro piombo e dal nostro silenzio.
Ucciso per tutti gli uccisi;
neppure uomo,
sacerdozio che tutte le vittime
riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo:
ucciso perché facevi
cascare le braccia
ai poveri armati,
più poveri degli stessi uccisi:
per questo ancora e sempre ucciso.
Romero, tu sarai sempre ucciso,
e mai ci sarà un Etiope
che supplichi qualcuno
ad avere pietà.
Non ci sarà un potente, mai,
che abbia pietà
di queste turbe, Signore?
nessuno che non venga ucciso?
Sarà sempre così, Signore?
(David Maria Turoldo)

Omelia pronunciata da Don Tonino Bello nella Basilica dei Santi Apostoli in Roma, il 23 marzo 1987, nel settimo anniversario del martirio di Oscar Romero

Carissimi fratelli e sorelle,
ci siamo riuniti in questa stupenda basilica dei Dodici Apostoli in Roma per celebrare non l’exploit degli uomini, ma l’exploit di Dio.

Ricordare un martire, infatti, significa individuare il punto in cui la Parola si gonfia così tanto, che la sua piena rompe gli argini e straripa in colate di sangue. Che è sempre il sangue di Cristo: quello del martire ne è come il sacramento.

Oscar Romero, perciò, è solo lo squarcio della diga. Gli innumerevoli testimoni che hanno dato la vita per Cristo, e che stasera ricordiamo in questa liturgia pasquale, sono solo il varco da cui il Dio dell’alleanza fa sgorgare sulla terra, in cento rigagnoli, i fiotti della sua fedeltà.

Al Dio dei martiri, quindi, più che ai martiri di Dio, gloria, onore e benedizione.

Se, però, il sangue dei martiri, è sacramento del sangue di Cristo, ci sarà pur lecito stasera sostare in riverente contemplazione dinanzi a questo sangue.

Così come in adorante contemplazione sosteremo tra poco davanti al calice eucaristico del sangue di Cristo provocato anch’esso dalla Parola. Che diviene così densa ed efficace nella celebrazione dei sacramenti, da realizzare quello che annuncia.

Ecco allora il tema generatore della nostra riflessione: il martirio di Romero come frutto della Parola.

Scomporremo questo tema in tre momenti, sottolineando come la Parola di Dio ha costruito nel santo vescovo salvadoregno la spiritualità dell’esodo, la spiritualità del dito puntato, la spiritualità del servo sofferente…

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