Una cooperazione di popolo, per il cambiamento

In occasione del Forum della Cooperazione dell’1-2 ottobre a Milano rilanciamo il contributo di riflessione su “La cooperazione che vogliamo” che le Acli hanno inviato nel luglio scorso ai parlamentari coinvolti nella riforma della legge 49 e al mondo della cooperazione. Dopo quindici anni di attesa e progressiva paralisi della cooperazione allo sviluppo è ripartito, con un’inattesa accelerazione, il processo di riforma legislativa sul tema. Le ACLI seguono con attenzione, anche per la partecipazione diretta della nostra  ong IPSIA, l’iniziativa del mondo delle organizzazioni non governative italiane che sta offrendo in modo unitario un proprio contributo,  che riteniamo importante per la riflessione che porterà alla nuova legge.
Come associazione sottolineiamo la necessità di una legge di riforma che adegui strumenti ed opportunità, ma ancor prima che ridia un’idea alta e una visione prospettica alla cooperazione, ritenendo che i tempi ristretti non possano essere una giustificazione per una proposta che sia solo organizzativa o giocata al ribasso. Ci pare infatti che l’Italia abbia necessità di una legge capace di durare, di disegnare la cooperazione del futuro, di innescare un processo di allargamento di partecipazione e assunzione di responsabilità.  Una legge capace di porre l’Italia al centro di reti e processi internazionali, mettendo punti fermi sulla responsabilità e trasparenza degli aiuti, sulla coerenza delle politiche, sulle modalità di finanziamento della cooperazione, sui sistemi di governance mondiali e sulla generale necessità di delineare le prospettive post 2015. Una legge, infine, che mostri la volontà politica di quella partnership globale con tutti gli attori (internazionali, locali e della società civile), già presente negli Obiettivi del Millennio e indispensabile per garantire uno sviluppo sostenibile mondiale.
Per tutti questi motivi riteniamo indispensabile la presenza di un aiuto pubblico finalizzato allo sviluppo sostenibile, ai diritti umani e alla pace come parte di una politica estera volta a rendere gli interventi coordinati e portatori di istanze pubbliche a favore del bene comune evitando l’impressione – a volte malevola, altre volte meno – che dietro ad alcuni grandi donors si nascondano vasti interessi privati. La cooperazione italiana, figlia di una storia di solidarietà e impegno diffuso, in particolare nel mondo cattolico, deve rimanere ancorata alla società civile e al territorio, adeguandosi nelle forme organizzative e nei processi qualitativi, ma rimanendo fedele ad una visione partecipativa e democratica. Una cooperazione “di popolo”, per dirla con uno slogan che non tradisce la realtà.
Riteniamo, inoltre, che la nuova legge debba contenere nei primi capi il richiamo ad una precisa idea di cooperazione, che per le ACLI non può che essere comunitaria e pluridirezionale, capace di assumere come punto nodale le relazioni tra diverse e distanti comunità locali. La cooperazione dovrà essere quindi fondata sul partenariato per favorire l’accesso, la non regressione, la promozione dei diritti e dei processi d’inclusione e di coesione sociale. Deve puntare all’innovazione e sperimentazione a vantaggio di tutte le parti coinvolte, supportando la diffusione di idee, modelli, buone prassi utili per il cambiamento.
Compito della nuova legge è anche quello di trovare nuove modalità per formare ed educare alle relazioni giuste (tra persone, paesi, con le risorse, il tempo, la natura) e alla cittadinanza mondiale, anche approfittando delle maggiori possibilità nello spostarsi e nel comunicare e quindi ampliando la promozione del volontariato internazionale. Deve promuovere stili di vita e di consumo sobri e sostenibili ed avere l’obiettivo esplicito della promozione di un cambiamento tanto nei Paesi di realizzazione dei progetti quanto in Italia ed Europa.
Una buona cooperazione deve promuovere forme di sperimentazione di modalità organizzative del lavoro maggiormente dignitose anche attraverso lavoro associato, forme cooperative, reti di economia civile e solidale, commercio equo, finanza etica. Deve inoltre connettersi con le politiche di integrazione dei migranti: è necessario valorizzare le rimesse come investimenti per lo sviluppo ed anche i migranti stessi come agenti di sviluppo. Deve ricercare con coraggio e creatività le forme e i modi di un buon governo, basato su una partecipazione dal basso, sulla promozione di cittadinanza attiva e su forme di aggregazioni regionali a partire dalla dimensione europea.
Il nostro Paese deve assumere e promuovere la cancellazione del debito in base alla nozione di debito illegittimo (per illegittimità di chi ha contratto il debito o delle condizioni del debito), sia come forma di giustizia sia come motore di sviluppo. Non è possibile, inoltre, sottovalutare il nesso tra pace e giustizia e quindi anche tra promozione piena dei diritti umani e di una democrazia partecipativa e fenomeni migratori o conflitti. La cooperazione deve investire anche nella promozione di forme di dialogo ecumenico e interreligioso e tener conto delle condizioni necessarie ad un corretto sviluppo dei popoli, quali l’abolizione della pena di morte e la riduzione delle spese militari, a partire dal completo disarmo nucleare.
E’ necessario inoltre che le politiche di cooperazione prestino attenzione a temi come la sovranità alimentare, la biodiversità, l’energia nella consapevolezza che nessun singolo progetto di cooperazione potrà risolvere completamenti problemi internazionali ma che solo precise scelte di indirizzo politico economico e finanziario, inserite in sistemi di coerenza tra le molteplici politiche di ogni singolo Stato e tra le politiche dei grandi Organismi Internazionali, potranno contribuirvi. 
In generale la cooperazione non può derogare dal proprio obiettivo di lavorare per permettere alle popolazioni dei paesi in cui si interviene, di uscire dalla loro condizione di minorità economica o sociale o politica e di offrire una prospettiva di cambiamento. Non può limitarsi ad esprimere condivisione e aiuto nelle situazioni di sofferenza.

Una cooperazione di popolo, per il cambiamento
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR