Una luce in Fondo al tunnel

A volte bastano pochi euro per superare un momento di scoraggiamento e guardare con più fiducia al futuro; ma oltre l’aiuto concreto del momento, che ti fa ripartire, sapersi guardati e accompagnati nel tempo, fa molto di più.

È l’esperienza degli operatori e delle organizzazioni ecclesiali che hanno reso possibile il Fondo Famiglia e Lavoro, la mamma di tutti i fondi di solidarietà: promosso per volontà dell’allora arcivescovo Tettamanzi dalla diocesi di Milano, nel 2008, è stato portato avanti sul campo in particolare da Acli e Caritas.
Eravamo all’inizio della recessione che continuiamo a chiamare “crisi”: la politica, le istituzioni, gli esperti accatastavano dati e motivi di allarme ma poche soluzioni. La Chiesa, la comunità cristiana in Italia, invece fu probabilmente la prima a mettersi in moto nel concreto: il Fondo, incrementato esclusivamente da libere donazioni, intendeva aiutare famiglie e persone italiane e straniere che residenti sul territorio della diocesi ambrosiana, in difficoltà per mancanza o precarietà del lavoro a causa della crisi economica.

Proprio una mamma è la protagonista di una degli interventi che hanno coinvolto le Acli. Ce lo racconta Luisa Seveso, presidente delle Acli di Como, una delle diocesi italiane che si sono attivate con strumenti identici o analoghi a seguito dell’intuizione milanese: “Era una donna con un bimbo piccolo segnalataci dalla Caritas: non aveva i soldi per mandare il figlio all’asilo nido e liberarsi così per cercare e tenere un qualsiasi lavoro. Noi abbiamo una cooperativa che gestisce anche un asilo: le abbiamo chiesto solo una quota di partecipazione bassissima, anche per una questione di dignità. Ma abbiamo voluto andare oltre: siamo riusciti, con i nostri servizi, a inserirla in un progetto per mamme con bambini. Prima una borsa lavoro, riconfermata – perché è proprio una donna in gamba – e poi l’assunzione. Così lei ha risolto la sua situazione di disagio, il bambino è rimasto all’asilo e via così”.

Nel novembre 2012, la diocesi di Como di fronte all’evidenza del bisogno ha lanciato la cosiddetta “fase 2” del fondo.
In quell’occasione sono stati resi noti anche un po’ di numeri sulla prima fase, aperta nel 2009: hanno partecipato oltre 150 comunità parrocchiali, che hanno sostenuto circa 700 nuclei familiari, distribuendo poco meno di 800 mila euro, con una media di erogazione di circa 1.200 euro. La liquidità del Fondo è stata garantita da un flusso di offerte, di raccolte straordinarie, di liberalità spontanee. Dall’altro lato, c’è anche chi è riuscito a restituire parte dell’aiuto ricevuto, nella consapevolezza che sono in troppi a trovarsi in difficoltà.

Dai dati a disposizione delle Acli (aggiornati a ottobre 2011), emergono anche dei profili delle persone aiutate e soprattutto raggiunte: l’età media dei richiedenti è intorno ai 42 anni, quasi equamente suddivisi tra italiani e stranieri e prevalentemente appartenenti a nuclei famigliari completi e relativamente numerosi (papà, mamma, figli e a volte altri parenti a carico).

A proposito di stranieri, c’è la vicenda di un’altra donna “una signora tunisina  – ci racconta la Seveso –  con dei bambini piccoli. Il marito aveva perso il lavoro ed era andato in grave depressione. Lei aveva trovato un lavoro part-time in una casa di riposo in cui era molto apprezzata, ma non poteva essere assunta senza il titolo di operatrice socio-sanitaria. Non poteva pagare i 1.600 euro per il corso, nemmeno rateizzando. In quel momento stava partendo la fase 2 del Fondo, ma non era ancora strutturato ed era difficile poter avere subito una cifra così grossa. E lei non poteva aspettare: se non avesse cominciato il corso avrebbe perso il treno per quel lavoro. Avevo da parte 150 euro che mi aveva dato un’associazione di stranieri: avevo promesso loro che li avrei usati per la prima richiesta di un bisogno serio e ho cominciato a darle questi, per il corso. Così la nostra mamma con il piccolo contributo iniziale, con la raccolta di fondi di associazioni del suo territorio, un altro contributo in un altro progetto per mamme con bambini e con la rateizzazione di Enaip, è riuscita a fare il corso e ottenere il diploma e il lavoro. E la sua famiglia è ripartita”.

Ecco. Fare attenzione a un bisogno concreto, preciso, e dover attivare per farvi fronte una rete più ampia del previsto si rivela una grande occasione per immaginare cose nuove e benefici per tutta la comunità locale: “In occasione di un tavolo promosso dalla Camera di commercio, ho raccontato la storia di questa signora – continua la Seveso – al presidente di una Cassa rurale del territorio dicendo che il microcredito è fondamentale per riattivare speranze come queste. Altri tentativi passati con le banche per attivare fondi di microcredito erano andati falliti. Lui invece mi dice: ‘Ha ragione, da domani lavoro su questa cosa’. Ha fatto da collante con altre casse rurali e banche e, grazie alla nostra mamma tunisina, da pochi giorni è stata attivata una linea di microcredito”.

Anche a Milano, mamma di tutti i Fondi, si vuole ripartire con una prospettiva di intervento più ampia, per volontà dell’arcivescovo Scola. Proprio sabato scorso (16 marzo 2013) il presidente Paolo Petracca, in occasione di un evento di lancio della “fase 2” del Fondo Famiglia e Lavoro ha dichiarato: “Questo è un cantiere aperto. Se dal lavoro sul campo si evidenzieranno nuove esigenze le Acli saranno pronte ad affrontarle”.

La crisi dunque può diventare occasione di cambiamento verso una società più umana ed equa. È l’esperienza sul campo della chiesa di Como, e con essa delle Acli.

*Le diocesi dove risultano attualmente attive questo tipo di pratiche sono 147; rispetto al 2011 si assiste ad un aumento del 12,2%. I fondi di solidarietà sono largamente
diffusi in tutte le aree della penisola, coinvolgendo i due terzi delle diocesi italiane (esattamente il 66,4%). Dal punto di vista della distribuzione territoriale predomina il Mezzogiorno con il numero più alto di diocesi attive (57 diocesi); il Nord ed il Centro seguono entrambi con 45 diocesi. Oltre ai fondi di emergenza e solidarietà c’è un numero sempre più alto di diocesi dove risultano numericamente significative le prassi di erogazione a fondo perduto nei Centri di Ascolto e/o nelle caritas parrocchiali. Si tratta di erogazioni spesso a supporto del pagamento di utenze, di canoni di locazione, della spesa quotidiana, ecc. Questo tipo di iniziative coinvolge oggi 181 diocesi, pari all’82,3% del totale. Rispetto ad un anno fa si registra un incremento dell’11,4%; solo confrontando il dato odierno con quello del 2010, ci si rende conto del reale andamento: in soli due anni, infatti, l’aumento è stato dell’88,5%. A livello territoriale tali prassi risultano più numerose nel Mezzogiorno (44,2%) rispetto al Nord (27,1%) e al Centro (28,7%) [fonte: Caritas Italiana]

Una luce in Fondo al tunnel
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR