Usciamo dal silenzio

La pubblicazione raccoglie e sintetizza i principali risultati del progetto “Usciamo dal silenzio”, orientato all’individuazione di modelli sperimentali di buone pratiche in materia di lotta alla discriminazione, con lo scopo di combattere tutte le forme di discriminazione che possono verificarsi sui luoghi di lavoro.

Tra le attività poste in essere nell’ambito del progetto, la rilevazione sulle condizioni sociali delle lavoratrici domestiche rappresenta quella più interessante. Si tratta di un’indagine con questionario, effettuata su un campione di oltre 700 colf e badanti: giovani immigrate per lo più regolari, sposate, con istruzione medio bassa, spesso residenti in Italia da meno di 5 anni.
Dai dati raccolti è emerso che una parte significativa delle intervistate soffre di solitudine generata dal distacco dai figli: gran parte delle colf ha dovuto lasciare i mariti e i figli nel paese d’origine.

Sul lato del lavoro, l’indagine ha messo in luce il ruolo della comunità etnica di appartenenza. Non di rado infatti le colf hanno dichiarato di aver trovato lavoro grazie all’indicazione di un connazionale.
Sul piano delle discriminazioni, il quadro che emerge dalle affermazioni degli intervistati è alquanto fosco. Lo sfruttamento economico è dato quasi per scontato: il rapporto tra ore lavorate e retribuzione percepita è penalizzante. In buona sostanza emerge con chiarezza la consapevolezza delle intervistate di essere considerate delle lavoratrici di serie B, sottoposte agli arbitri datoriali.
Inoltre, un intervistato su quattro ritiene che umiliazioni e ricatti siano pane quotidiano: la reputazione sociale del lavoro domestico sembra essere ancora scarsa, per cui le persone che “vanno a servizio” possono essere trattate senza cortesia alcuna, offese, umiliate e accusate ingiustamente.
Ad impressionare in negativo è anche la quota rilevante (uno su tre) di intervistate che ritiene il rischio di subire molestie sessuali uno degli inconvenienti del mestiere.
La ricerca si conclude con la riflessione sui fattori di vulnerabilità, ossia su cosa effettivamente rende le colf così deboli. Ebbene, oltre il settanta per cento delle intervistate è del parere che l’assenza di permesso di soggiorno sia la situazione che rende le collaboratrici maggiormente vulnerabili rispetto ad angherie e abusi.

Usciamo dal silenzio
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR