Vedremo la salvezza di Dio

Luca contestualizza l’agire di Giovanni Battista nella storia universale. Siamo a cavallo tra il 28 e il 29 d.C. Luca enumera i responsabili civili, iniziando dal responsabile supremo: l’imperatore Tiberio, per giungere ai responsabili della Palestina e arrivare ai responsabili religiosi del popolo. In questo contesto storico la parola di Dio si fa presente nel deserto, luogo alla periferia della vita sociale, per bocca di Giovanni, figlio di Zaccaria. Il nome Giovanni vuol dire: dono del Signore. Il Battista è infatti dono del Signore al suo popolo per invitarlo a convertirsi dai propri peccati, preparandosi così puro e immacolato alla venuta del Messia.

Occorre lasciare le proprie occupazioni e ritirarsi nel deserto, luogo dove si sperimenta – proprio per la durezza ambientale – come la vita sia nelle mani del Signore. Ritirarsi nel deserto, per un certo periodo, aiuta a fare memoria del dono della vita che viene da Dio e della responsabilità che abbiamo del “trafficare” questo dono unico. Giovanni non dice nulla di nuovo, ma attualizza ciò che annunciava Isaia (40,3-5) ad Israele: l’esilio a Babilonia finisce e si può ritornare alla terra promessa, a Gerusalemme, con un cuore rinnovato dal perdono di Dio.

La via è resa piana e diritta, così che non ci si può sbagliare e si potrà vedere la salvezza che viene da Dio.

I padri della chiesa hanno interpretato questo testo in modo allegorico, dicendo che i monti sono l’orgoglio e le valli il peccato, le vie tortuose sono quelle che l’uomo percorre quando si allontana da Dio. Il fatto che tutto si appiani e si raddrizzi mostra l’opera dello SpiritoPiega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato», sequenza dello Spirito santo a Pentecoste) che, accolta dall’uomo, lo riporta sulla via diritta del Signore («Siate forti nell’osservare ed eseguire quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, senza deviare né a destra, né a sinistra» Gs 23,6, cfr. 2Re 22,2; 1Mc 2,22; Pr 4,27).

Camminare nel comandamento dell’amore di Dio e del prossimo come se stessi è il modo migliore per fare memoria della venuta di Gesù in mezzo a noi e per attendere la sua futura venuta quando la storia si compirà in Dio («E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti» (1Cor 15,28).

6 dicembre 2015 – II Domenica di Avvento – Anno C

Luca 3,1-6

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, 2 sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4 com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

«Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

Ogni burrone sarà riempito,

ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte

e quelle impervie, spianate.

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

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Vedremo la salvezza di Dio
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