Vegliare attendendo la venuta di Gesù risorto

L’anno liturgico che inizia con questa prima domenica di avvento è contrassegnato dalla lettera “C”, per indicare che il vangelo che leggeremo più frequentemente durante l’anno è quello di Luca.

L’avvento è un tempo per prepararsi alla venuta del Signore Gesù. La liturgia collega la fine dell’anno liturgico (le ultime due domeniche) attraverso la lettura del discorso escatologico di Gesù, che tiene ai suoi discepoli prima dell’ingresso a Gerusalemme con l’inizio dell’avvento.

Il brano di Luca presenta la venuta ultima di Gesù, il Figlio dell’uomo: essa sarà accompagnata da sconvolgimenti cosmici, segni della nuova creazione che si realizzerà con la venuta del Signore. Gli uomini avranno paura di questa nuova creazione, perché ogni novità è accompagnata dal timore di ciò che è sconosciuto. Tuttavia Gesù annuncia che questa venuta è per la liberazione dell’uomo e non per la sua oppressione, per cui occorre attenderla in piedi e a testa alta, come si celebra la pasqua di liberazione in Israele («Ecco in qual modo lo (l’agnello) mangerete: con i fianchi cinti, con i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta» Es 12,12) .

L’invito è dunque quello della vigilanza, di non lasciarsi distrarre dagli affanni della vita, che sono sempre più o meno presenti, così da essere pronti e riconoscere la venuta del Signore, che viene nella piccolezza di un bambino, segno della presenza discreta di Dio, come accadde ad Elia sull’Oreb: «Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera» (1Re 19,12). Dio si manifesta nella trama della storia dell’umanità non in forme grandiose, ma nei piccoli gesti d’amore che, fondati sulla fede in lui, smuovono le montagne (Mt 17,20).

La preghiera è esercizio di vigilanza. Essa ravviva la memoria dell’essere presenti davanti al Signore, del suo amore per noi, della salvezza che egli opera a nostro vantaggio. Essa inoltre rende capaci di sfuggire agli affanni della vita, non tanto di essere capaci di schivarli, quanto di saperli affrontare con fiducia nel Signore, che ha vinto la morte e ci dona la vita. La preghiera ci mette in una relazione viva e vitale con Dio, relazione che ci rende vivi per agire nella storia secondo la volontà del Signore. La preghiera inoltre ci aiuta a saper riconoscere la presenza di Dio, secondo le sue modalità di amore discreto, che tuttavia opera con fecondità la salvezza per tutti gli uomini.

 

29 novembre 2015 – I Domenica di Avvento – Anno C

Luca 21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 25 «Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26 mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

27 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nu­be con grande potenza e gloria.

28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, risol­levatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. […]

34 State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’im­provviso; 35 come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36 Ve­gliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di com­parire davanti al Figlio dell’uomo».

 

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Vegliare attendendo la venuta di Gesù risorto
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