Verso un pensiero e un’azione sociale trasnazionali

Le Acli come movimento internazionale intendono lavorare per promuovere una rinnovata azione tesa alla crescita della coesione sociale e al completamento del disegno originario dell’Ue. In questa prospettiva le politiche del lavoro e quelle sociali, se unite da un comune denominatore, possono svolgere un ruolo fondamentale.
C’è una crisi indotta dai paesi periferici dell’Europa mediterranea sul resto degli stati Ue generata dall’elevato debito sovrano, ma c’è anche una crescente sfiducia nelle istituzioni europee che rende incerta la traiettoria di risoluzione di queste stesse crisi periferiche. Insomma, una Unione politicamente incompiuta che non essendosi data comuni regole fiscali e più in generale una politica economica comune, rischia di non avere le marce giuste per affrontare questo difficile passaggio.

Conseguentemente sta aumentando nelle società nazionali la sfiducia sul futuro dell’Europa sia da parte di chi non si sente sufficientemente aiutato (e sottolinea le incertezze e le lungaggini con cui si sono assunte, con il contagocce, le decisioni di intervenire sui debiti sovrani, lasciando così il più ampio spazio alle scorribande della speculazione); sia da parte di chi, comparando trattamenti pensionistici e di welfare come fanno i tedeschi, si chiede perché mai quelli che come loro vanno in pensione a 68 anni dovrebbero aiutare i greci che vanno in pensione a 58.
Dentro a questo fuoco incrociato la crescente sfiducia verso l’Europa rischia di compromettere definitivamente il nostro destino comune, anche perché la pesantissima crisi che stiamo attraversando pretende risposte impegnative ed immediate, mentre per ora i governi sanno solo trovare accordi per il rinvio delle necessarie decisioni (si veda il comunicato).
Si dispiega qui lo spazio di principale iniziativa sociale delle Acli come movimento transnazionale: promuovere una rinnovata coesione sociale dentro al rilancio e al completamento dell’originario disegno dell’Unione europea, facendo coraggiosi passi verso una maggiore unità di governo politico. La sfida non è delle più facili, ma la presenza del movimento in molti paesi Ue e l’esigenza di innovare l’azione associativa, promuovendo rappresentanza sociale, indicano ineluttabilmente l’urgenza di imboccare questa strada. L’obiettivo è quello di costruire politiche del lavoro e politiche sociali che abbiano un comune denominatore.
Ma per arrivare a produrre questi risultati, rafforzando la dimensione internazionale dell’agire dell’organizzazione, bisogna colmare quel fossato che separa ancor oggi le Acli italiane da quelle internazionali. Si tratta di mettere in campo non solo un pensare aperto ai confini della transnazionalità, ma anche un agire sociale non rinchiuso in se stesso, nel proprio ambito nazionale. Ed ancora, si tratta di ripensare a un modello di governance che se in questi ultimi anni è stato attento a promuovere nuovo protagonismo delle Acli all’estero dentro all’autonomia della Federazione internazionale, ha bisogno oggi di farsi più attento a costruire legami e reti con l’intera organizzazione.

Verso un pensiero e un’azione sociale trasnazionali
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR