VI Domenica di Pasqua 2018

Domenica 13 maggio 2018 – Anno B

 

Parola del giorno: At 1,1-11; Sal 46; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20

 

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, [ Gesù apparve agli Undici ] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano

COMMENTO AL VANGELO: ‘’ Il risorto è con noi, agisce insieme con noi nella Parola e nei segni’’

a cura di don Cristiano Re, accompagnatore spirituale ACLI Bergamo

 

Partire senza lasciare… Andare ma restando vicino…

In un modo diverso certo; forse in un modo che non avremmo voluto, che ci saremmo immaginato diverso, che ci spinge alla Fede.

Chissà quante volte ci è capitato di vivere questa esperienza…

Magari perché un amico caro ha intrapreso qualche percorso di vita diverso dal nostro; magari perché noi stessi siamo stai condotti dalla nostra vita a vivere altri luoghi ed in altre forme; a volte con fatica perché qualcuno ci ha lasciato o a concluso il suo tempo ed il suo spazio vicino a noi, perché persone a cui volevamo bene e ci hanno voluto bene hanno finito la loro vita.

Esperienze sempre molto forti e volte davvero impegnative da vivere.

Sappiamo che anche questo fa parte delle nostre vite fatte di vicinanze e lontananze, di stare e andare, di stringere a se e lasciar andare…

Sento che anche se questo fa parte della natura delle cose, certo non è facile a volte vivere questo passo che sempre comporta un grande atto di Fede.

Fede in ciò che resta senza lasciarci mai più e Fede in ciò che nel cuore continua a battere nei nostri battiti anche se la distanza fa male nel suo lasciarci un vuoto dentro.

E’ una Fede quella che ci è chiesta che ha una voce forte che suona potente in noi, che ci spinge oltre, che ci obbliga ad aprirci all’ascolto della nostra anima, di ciò che resta e da vita ancora, di ciò che vale e quindi è infinito.

Mi pare di poter collocare l’Ascensione dentro a questo sentire.

Non dentro ad un addio, ma piuttosto nella cornice di quel passaggio generativo che ci chiede di diventare grandi ed essere noi coloro che ora danno storia e verità a quello che abbiamo ricevuto e potuto vivere …

Prima o poi arriva il momento nel quale dobbiamo essere capaci di sentire e scegliere che dobbiamo diventare grandi, essere più grandi. Di sentire e scegliere che ora tocca a noi…

E se penso alla forza che ci è consegnata dal Vangelo di oggi, percepisco un poco di vertigine sentendo il passaggio nel quale diventiamo noi responsabili di continuare e far crescere la vita degli incontri che abbiamo fatto, della vita che attraverso di essi abbiamo ricevuto, delle bellezze che abbiamo sperimentato;

far crescere l’Amore che in tutto questo ha aggiunto vita alle nostre vite e che tocca a noi non far interrompere quel flusso d’Amore che Dio stesso attraverso gli uomini e le donne ci chiede di custodire e proseguire.

Mi fa trattenere un poco il respiro pensare in grande tutto questo, pensare che chi ci ama, che Dio, affida ai nostri cuori ed alle nostre mani l’annuncio, la custodia ed il far crescere la pienezza e bellezza della vita…

Mi imbarazza e mi fa sentire piccolo sapere che è chiesto alla mia vita incoerente e zoppicante di mostrare il vero volto di Dio, far vedere quanto la vita possa essere bella, di quanto possa scaldare il cuore l’Amore dato e ricevuto.

Da povera persona che sono, mi agita un pochino sapere che mi è chiesto di costruire pezzi di Regno in mezzo alla vita di tanti fratelli che a volte vivono momenti sbiaditi ed affannati.

 

Poi leggo questa parola che ci parla di Gesù che torna a casa, che sale al cielo e mentre lo fa non dice di andare a conquistare, ad assumere controllo e potere, a costruire grandi strutture sociali o pastorali.

Semplicemente dice andate e annunciate. Raccontate quello che avete visto e vissuto, fate fare ad altri l’esperienza che vi è stato donato di fare.

Condivido con voi la sensazione che tante volte mi attraversa del dire che non ce la possiamo fare…

Quante incoerenze abitano i nostri cuori; quante cavolate hanno segnato le nostre storie quotidiane; quante volte ci troviamo bloccati nelle nostre lentezze; quante volte invece che costruire ponti verso l’oltre siamo muri che blindano dentro ad evidenze troppo strette; quante volte invece che essere trasparenza della bellezza e della forza della vita mugugnamo lamentazioni rassegnate.

Forse è per questo che arrivano le forti parole di Gesù “È bene per voi che io me ne vada…”

Forse c’è proprio bisogno di una certa assenza che ci renda responsabili, che buttandoci in mezzo al mare ci faccia comprendere che è davvero arrivato il momento di imparare a nuotare.

E’ il momento della responsabilità che invita tutti coloro che provano a crederci davvero ad assumersi in libertà e fino in fondo, ciò che sono: Figli, fratelli, immagine di Dio stesso, capaci di compiere le stesse cose di Dio pur non essendo Dio, per sua grazia…

Lui se ne va, ma restano i discepoli, restiamo noi…

Continuatori della sua stessa opera che è quella di un perdono regalato in anticipo, quella di una Fede in Dio e negli uomini che ci sorregga quando abbiamo l’impressione di camminare sulle acque…

È a chi prova davvero a fare il discepolo che viene affidato il mandato di portare il Vangelo a ogni creatura…

Tante volte ci chiediamo come è possibile tutto questo; quante volte prendiamo la scusa di essere troppo poveri e meschini per tirarcene fuori;

tante volte ci perdiamo tentando di inventare chissà che o chissà cosa per fare questo, come se dipendesse tutto e solo dalle nostre capacità aumentate costruire pezzi di regno di Dio e tenere acceso il fuoco dell’amore nella vita delle persone…

Dimentichiamo che il ridare speranza è il segno della sua presenza continua in mezzo agli uomini e “questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono”.

Questi, non altri; e sono segni di vita aggiunta alla vita; di vita che si espande sempre di più in pienezza.

C’è una vita prima della morte che vale la pena vivere nella pienezza.

Per questo ai discepoli sono affidati compiti che hanno a che vedere con tutto ciò che minaccia la vita: scacciare tutto ciò che toglie la dignità di una persona, imparare nuovi modi di comunicare e raccontare, superare tutto ciò che paralizza riuscendo persino a guardare in faccia le proprie paure, i sensi di colpa, il rimorso che opprime, non rimanere prigionieri del risentimento o del rancore, fare di tutto per curare le ferite nel gesto della tenerezza.

Regalare il Vangelo ha a che fare in modo inseparabile con la liberazione da quelle forze oscure che schiacciano e accecano il cuore.

Regalare il Vangelo è dire che la vita può ripartire anche quando ti sembra che l’unica parola da dire sia la parola fine.

Nel mondo restano serpenti, veleni e demoni, ma la promessa che ci è fatta è che si possa vivere fiduciosamente persino tra serpenti, veleni e demoni;

la promessa è che si possano parlare lingue nuove: quando le parole diventano vuote, o taglienti, quando il dialogo lascia spazio al filo spinato della violenza, quando non ci si capisce più; lingue nuove che partono dal riconoscimento del modo attraverso cui ancora oggi Dio continua a parlare.

 

Il compito è costruire una umanità che con decisione scarta ogni strada che col tempo si rivela luogo di disumanità e imboccare le vie nuove che i segni indicano.

C’è una buona notizia di bene e di bello per ciascuno che farà fiorire i segni da lui promessi.

Il risorto è con noi, agisce insieme con noi nella Parola e nei segni. Non siamo noi ad essere credibili, ma lui.

Non siamo noi capaci, ma lo Spirito che abita le nostre parole  e i nostri gesti riempiendoli di Dio.

Se lo lasciamo agire, se non ci arroghiamo il diritto di sapere, di orientare, di essere quelli che hanno la verità solo loro, forse davvero sapremo essere per grazia uomini e donne di Dio, nonostante noi, nonostante i nostri limiti.

 

Lasciamoci fare, lasciamoci agire, restiamo innestati al tralcio per portare frutto, amiamoci dell’Amore con cui siamo amati.

Lui, il per-sempre-presente.

 

 

 

VI Domenica di Pasqua 2018
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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