Viaggio nella scuola multiculturale

Parte due anni fa da Paesana (CN) – per una strana coincidenza, lo stesso luogo da dove è partito l’altro giorno anche il Giro della Padania – il viaggio nel mondo della scuola multietnica italiana di Vinicio Ongini, maestro con esperienza ventennale ed consulente dell’ ufficio Integrazione alunni stranieri del ministero dell’Istruzione. Lo ha raccontato nel suo ultimo libro Noi domani. Un viaggio nella scuola multiculturale (presentazione di Tullio De Mauro, Ed. Laterza).

Come ha confidato lo stesso autore in un’intervista, è stato il forte l’impulso a reagire al racconto pubblico ansiogeno sulla presenza-invasione degli alunni stranieri nella scuola italiana ha suggerirgli l’idea. E’ andato in giro di persona per l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia, a visitare piccoli e grandi istituti, ascoltando docenti, genitori e alunni. Ne ha tratto un quadro variopinto e documentato della vera situazione della multietnica scuola italiana. Da noi, i settecentomila alunni stranieri, rappresentano 180 cittadinanze diverse, praticamente il mondo intero (gli stati all’ONU sono 194). E non sono un problema ma una risorsa: questa la tesi di fondo del libro. Ongini non si nasconde certo la problematica che tale presenza inevitabilmente crea. Ma innanzitutto intende affrontare la questione partendo dalla realtà dei fatti spesso mistificata. Prima di tutto evidenzia un paio di dati che fanno giustizia di tanti timori di invasione. Mentre in passato gli alunni stranieri nella scuola italiana aumentavano nell’ordine delle 60/70 mila unità all’anno, da un paio di anni si assiste ad un rallentamento di questo flusso.  Oggi il movimento è nell’ordine delle 35mila unità. In secondo luogo va aumentando tra gli studenti stranieri nella scuola la percentuale degli alunni nati in Italia, che in genere parlano la nostra lingua e sono educati ai nostri modi di vivere (50% alla primaria, l’80% nella scuola dell’infanzia). Entrambi questi dati vanno dunque nella direzione di un progressivo ammorbidimento del fenomeno. Ma si potrebbe fare di più. “Se questi bambini diventassero subito cittadini italiani – afferma Ongini – non rientrerebbero nemmeno nelle statistiche sulle quali tanto si discute ogni anno. In Francia, la percentuale di alunni non francesi è più bassa che in Italia, ma solo perché lì c’è una diversa legge sulla cittadinanza”. Questa tesi viene a dare man forte alla campagna “L’Italia sono anch’io” – sostenuta anche dalle Acli – per la raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare al fine di riformare l’attuale normativa sulla cittadinanza e riconoscere da subito questi ragazzi come cittadini italiani a tutti gli effetti. Dalla lettura del libro si ricava la sensazione che la scuola italiana, nonostante le distorsioni mediatiche e le strumentalizzazioni politiche, alla fine – per la buona volontà e la professionalità dei docenti – riesce ad affrontare egregiamente anche questo problema. Sugli organi di stampa, specie a inizio di anno scolastico, viene data enfasi soprattutto ad alcuni casi più eclatanti. Di fronte a questi, Ongini ricorda che la famosa circolare Gelmini che impone il tetto del 30% di alunni stranieri in ogni classe, funziona solo se applicata considerando le situazioni di fatto di ogni istituto. Così – come del resto previsto dalla stessa circolare – moltissime scuole hanno ottenuto una deroga. Là dove si verifica che – a distanza di poche centinaia di metri – vi siano scuole con moltissimi alunni stranieri e scuole con soli italiani, Ongini auspica un dialogo, una sorta di patto educativo tra istituti, associazioni, genitori e enti locali. Dove questo è stato fatto (vedi per es. la scuola Di Donato all’Esquilino di Roma) sono gli stessi genitori italiani che chiedono di iscrivere lì i figli perché hanno compreso quale importante risorsa possa essere per i ragazzi crescere in un ambiente con tanti stimoli culturali diversi.

Viaggio nella scuola multiculturale
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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