Vince chi racconta una storia credibile

La chiave di lettura si trova a fine libro, in una frasetta buttata lì prima di andar via: “Vincerà chi saprà meglio raccontare una storia credibile”. Matteo Renzi, navigato politico qual è, arriva subito al punto. Nessuna testimonianza: in politica si vince o si perde. Apprezziamo questa schiettezza. Per riuscirci – ci convince – occorre raccontare bene una bella storia. Qui la bella storia usata è quella di Firenze, da lui presa in prestito nel tentativo – in parte riuscito – di identificarsi con essa, attraverso la proprietà transitiva che va dall’oggetto narrato al soggetto narratore. Certo, un po’ esagera: non proprio tutto nasce a Firenze. Nella parte finale il tono è stucchevole: certo, i fiorentini sono simpatici, ma l’attribuzione alla patria di Dante di un’incredibile serie di primati appare gonfiata. Da un fiorentino nascerebbe la bandiera americana, da un fiorentino la missiva decisiva per la partenza di Cristoforo Colombo (e quindi la scoperta dell’America: ah, anche Amerigo Vespucci era fiorentino), da un fiorentino la nascita del gelato (Firenze capitale mondiale dell’alimentazione), da un fiorentino la nascita del telefono (Firenze capitale mondiale della telefonia), del motore a scoppio (Firenze capitale mondiale del pistone), del primo teatro moderno al mondo e patria di Pinocchio (quello che contestava Geppetto). Chi nasce in altre città prova, per qualche paginetta, un misterioso senso di inferiorità.Ma non sono questi i sentimenti che il libro suscita.
Il libro ha ben altro scopo: spiega le idee di Renzi su una serie di questioni sociali e politiche, che riposano su un doppio guanciale, quello liberale (“sono un liberale convinto”) e quello sociale. In questo modo si piace a tutti. Quasi tutte le posizioni espresse sono largamente condivisibili, visto che si parla male della devastazione cementizia, della casta, delle pastoie burocratiche, delle Camere di commercio, dei politici vecchi e inamovibili, mentre si parla bene della storia e della cultura, dell’innovazione e della ricerca, dei giovani e del lavoro, della giustizia, delle istituzioni e della passione: “Io credo che la politica debba adottare un nuovo stile. Uno stile che riporti la passione al centro, che sappia emozionare, che riparta dalla bellezza”. Una frase che – anche solo a riscriverla – pensi all’Arno al tramonto.
Agli effetti Renzi dimostra una buona abilità di linguaggio. Sullo sfondo di un tono sempre colloquiale e informale, Renzi inanella aforismi (“Dobbiamo avere la forza di sconfiggere il pensiero debole dei poteri forti”; “La città non è il problema ma la soluzione”), confessioni (“Diciamoci la verità, a Firenze ci sono cose meravigliose, che spaccano il pensiero”), intuizioni (“Io sono convinto che Dante era di sinistra”), piani amministrativi (“quella piazza non mi piace e farò il possibile per cambiarla”) e piani politici (“La nuova generazione dei politici deve essere come lo yogurt, con la data di scadenza”).Soddisfacendo anche all’ala più esoterica del popolo italiano (“Come in ogni mistero che si rispetti, anche per penetrare quello di Firenze bisogna cercare una donna”), ma schiacciando l’occhiolino anche a quella più psicanalitica (“C’è bisogno di distruggere, non solo di costruire, per ritrovare noi stessi”), Renzi si propone come “il bravo figliolo della porta accanto”, di cui ti fidi, che ha l’occhio e la lingua svelti. La versione attuale del bravo figliolo, lo fa apparire molto desideroso di futuro (“So che quando toccherà a noi dovremo semplicemente fare la rivoluzione”), ma rispettoso della storia (citazioni di “padri”, tra cui La Pira) e attentissimo al presente (da Twitter a Guardiola, dall’antivirus allo spread).
Certamente Renzi è un personaggio che saprà influenzare la nostra vita politica. Gli auguriamo di non replicare il suo durissimo giudizio sui partiti politici (“Voi pensate di vederli ma sono poco più che illusioni ottiche”), perché ciò di cui parla – ovvero la politica per un Paese di 60 milioni di cittadini – è un fatto molto serio, non un’illusione ottica.

Matteo RenziStil NovoRizzoli, 2012

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