Vivere col Signore Gesù

Oggi celebriamo la solennità del corpo e sangue di Gesù, vivente e presente realmente nella storia degli uomini, per stringere una nuova alleanza nell’amore per tutti.

La festa è nata dalla devozione eucaristica medievale per affermare la presenza reale di Gesù Cristo nel pane consacrato contro gli errori di Berengario di Tours e fu estesa a tutta la chiesa dal papa Urbano IV nel 1264.

Il racconto dell’ultima cena di Gesù con in suoi discepoli è inframmezzato (tra la preparazione, vv. 12-16, e l’istituzione della nuova alleanza, vv. 22-26) dall’annuncio del tradimento di uno dei discepoli (vv. 17-21). Di fronte a questa drammatica parola di Gesù, di cui sanno bene come conosca i cuori delle persone, i discepoli chiedono una conferma a Gesù: sono forse io? E Gesù restituisce loro un segno: colui che mette con me la mano nel piatto, per indicare la relazione di fiducia che viene tradita.

La preparazione della Pasqua avviene nel contesto “classico” della festa ebraica: occorre trovare un luogo accogliente, loro che sono forestieri e pellegrini a Gerusalemme proprio per celebrare la Pasqua. Probabilmente Gesù conosceva il padrone e il luogo, forse qualcuno che lo aveva seguito nella sua predicazione e vi acconsentiva con simpatia. Non sappiamo.

Marco sottolinea comunque che i discepoli sono preoccupati dove Gesù possa mangiare la Pasqua (v. 12: tu possa mangiare), mentre Gesù vuole associare a sé i discepoli (v. 14: con i miei discepoli). Luca espliciterà questo desiderio di Gesù (unica volta nei vangeli in cui si parla del desiderio di Gesù): «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione» (Lc 22,14).

Occorre prendere seriamente questo desiderio di Gesù che si rinnova in ogni celebrazione eucaristica, perché anche con noi Gesù vuole stringere la nuova alleanza nel suo sangue, cioè nella sua vita.

E tutto avviene secondo la parola di Gesù, come accadde per la parola di Dio nei giorni della creazione. Infatti nel racconto di Gen 1 viene detto dieci volte che: «Dio disse», dieci parole che  rimandano alle dieci parole del decalogo, quando viene stipulata l’alleanza del Sinai tra Dio e il suo popolo.

La pasqua è come una nuova creazione in cui si rinnova la relazione vitale – l’alleanza – che unisce Dio e le creature considerate come un unico popolo cui è dato il comandamento dell’amore quale legge da vivere per realizzare l’alleanza Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi» Mc 12,29-31).

Il pane e il vino che Gesù offre nella cena rituale della Pasqua, come segni della comunione dei fratelli che la celebrano, egli li intende come il proprio corpo e sangue, cioè la sua vita che egli offre come simbolo della sua comunione con loro, suoi discepoli. Essi hanno avuto fiducia in lui, lo hanno seguito per le strade della Galilea e della Giudea, ed egli ha fiducia in loro.

Gesù vuole significare con il «mio sangue dell’alleanza» quel sangue che unisce Dio e il popolo, come abbiamo visto nella prima lettura. E’ la sua vita di comunione con il Padre (in obbedienza al primo comandamento) che Gesù condivide nell’amore dell’altro come per se stesso (in obbedienza al secondo comandamento) e questa è la nuova alleanza tra Dio e l’uomo che si realizza in Gesù, vero Dio e vero uomo.

Ora la Pasqua si è compiuta e si può cantare l’inno, con ogni probabilità il Sal 136, salmo che celebra l’amore di Dio per il suo popolo ripercorrendo la storia della salvezza, dalla creazione fino al ritorno dall’esilio e che, cantato da Gesù con i discepoli, celebra l’amore di Dio nella nuova alleanza d’amore.

 

7 giugno 2015 – Solennità del corpo e sangue di Cristo – Anno B

Marco 14,12-16.22-26

12 Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13 Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. 14 Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?. 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. […] 22 Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 25 In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

26 Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

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Vivere col Signore Gesù
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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