Welfarexit

In queste ore sta aleggiando nell’aria una possibile Grexit. Conosciamo già tutti i motivi – più o meno velati – che hanno portato a questo tragico epilogo, certamente per la Grecia, ma anche per tutti noi, “noi” non solo dei paesi mediterranei ma di tutta l’Unione europea.

Tale tragicità non sta solo nel lento soffocamento che l’Europa sta operando a danno di un intero popolo (oggi è quello greco, domani a chi tocca?) ma nel diffondersi del primato dell’economia sulla politica e nello smantellamento ormai palese del welfare state.

Quale è infatti l’impatto che il debito ha sul diritto al lavoro, alla casa, alla salute e alla formazione dei greci, diritti garantiti dalla loro stessa Costituzione e teoricamente anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dallo Statuto delle Nazioni unite?

Dai dati del Rapporto presentati qualche giorno fa dalla Commissione di verità sul debito pubblico in Grecia, emerge che le misure di austerità hanno generato dei cambiamenti drammatici nella società ellenica, creando una vera e propria crisi umanitaria.

Lavoro. L’aumento delle tasse ha prodotto molti licenziamenti e nella migliore delle ipotesi ha reso il lavoro iper-precario e iper-flessibile. I tagli salariali (25% nel settore pubblico e 15% nel settore privato) sono scesi al livello di sfruttamento, in particolare quelli delle donne e degli immigrati. Inoltre, è aumentata la pratica del licenziamento forzato per gravidanza, così come il part time involontario. Detto in cifre, tra il 2008 e il 2013 la disoccupazione è esplosa, passando dal 7,3% al 27,9%, una percentuale che si è quadruplicata in soli 5 anni. In particolare, fra il 2009 e 2013 l’occupazione nel settore pubblico è diminuita di circa un terzo, passando da 942.625 a 675.530 lavoratori. Quasi il 65% dei giovani è disoccupato, ciò significa che nei due terzi di quella fetta di popolazione che dovrebbe rappresentare il cuore pulsante di una società, vengono spezzati sogni e prospettive, individuali e familiari.

Sanità. A partire dal 2010 la spesa per la sanità è significativamente diminuita, al punto che circa un quarto della popolazione greca non ha alcuna copertura per far fronte ad eventuali episodi di malattia. Agli ospedali e alle farmacie sono stati dimezzati i fondi, passando  dai 4,37 miliardi nel 2010 ai 2 miliardi nel 2014. Non sorprende dunque che vi siano molte persone che non riescono a curarsi e che si riscontri un aumento di malattie come  la tubercolosi e l’HIV, ma anche un accrescimento di malattie mentali, con un tasso di suicidi mai visto prima.

Scuola. Le misure di austerità hanno pesantemente intaccato anche il sistema formativo. Gli stipendi dei professori sono calati del 40%, raggiungendo solo il 60% della media EU21. Fra il 2008 e il 2012 sono state chiuse 1.053 scuole e fusi 1.933 istituti. I tagli hanno fatto sì che in molte scuole non ci sia il riscaldamento e che gli studenti che vivono in luoghi isolati o portatori di handicap non abbiano la possibilità di frequentare la scuola, generando l’esclusione dal sistema formativo di molti bambini e/o giovani.

Casa. Nel 2014 più di mezzo milione di persone erano senzatetto o vivevano in case insicure o inadeguate. Circa 20.000 persone vivono in abitazioni senza impianto idraulico e 142.000 non hanno il riscaldamento. Nel 2013 il 42% della popolazione viveva in case sovraffollate e nel 2012 quasi i ¾ della popolazione fra 20 e 29 anni abitava con i genitori.

In tale quadro si aggiunga il fatto che il 23,1% della popolazione greca vive sotto la soglia di povertà; il 63,3% si è impoverita a causa delle politiche di austerità. Oltre il 34% dei bambini è a rischio povertà o esclusione sociale. Insomma, negli ultimi anni la disuguaglianza è drammaticamente aumentata: il 10% della popolazione più povera ha perso il 56,5% delle sue entrate.

Eppure ciò non basta: i burocrati europei insistono a voler ulteriormente drenare un terreno – quello greco – completamente prosciugato.

Era questo il cosiddetto sogno europeo? Che cosa avrebbe dovuto “unire” i vari paesi dell’Unione europea? Soltanto i mercati e la finanza? Parrebbe di sì. Nel terzo capitolo del suddetto Rapporto emerge che degli oltre 243 miliardi prestati alla Grecia quasi la metà è stata utilizzata per pagare i debiti contratti in tempi precedenti. Un altro 20% è stato destinato alla ricapitalizzazione delle banche, mentre solo un decimo di questi fondi sono stati usati per alimentare la spesa pubblica. Appare quindi chiaro che quella somma, prestata per il 60% dal Fondo europeo di stabilità finanziaria o dai Paesi dell’Eurozona, sono stati fondamentalmente indirizzati a creditori privati e/o istituti di credito tedeschi, greci e francesi.

L’evidente favore accordato dalla politica alla finanza (e alle multinazionali), a danno dei diritti dei cittadini e a detrimento delle risorse che potrebbero essere liberate per un piano per l’occupazione serio e per politiche sociali che garantiscano uguaglianza e pari opportunità, fanno il paio con i negoziati per gli accordi internazionali di libero scambio (Ttip, Tisa, Ceta) che l’Unione europea sta conducendo in segreto con gli Usa e col Canada. Questi accordi, avversati da gran parte della società civile, con la scusa di un’armonizzazione delle normative sul libero commercio, privilegiano il mercato e gli interessi privati a scapito di quelli della collettività, con il rischio di ridurre sensibilmente i nostri standard ambientali e sociali e di radere al suolo il nostro welfare. Secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz il trattato «mina le tutele che europei e statunitensi hanno creato in decenni e accresce le disuguaglianze sociali, dando profitti a poche compagnie multinazionali a spese dei cittadini». Costi che a suo parere non sono neppure valutabili, perché è in atto un tentativo di «sottrarre il trattato al processo democratico, invece di avere un dibattito su questi temi».

Già, il “dibattito”! E’ evidente che le nostre democrazie stanno subendo un’involuzione. Trattati di quell’importanza svolti a porte chiuse; la non volontà di cambiare strada rispetto ad una politica, quella dell’austerità, che si è rivelata fallimentare sotto tutti i punti di vista; il silenzio – sulla questione greca – di 27 paesi su 28, sono solo alcuni tristi segnali.  

Presto sapremo come l’Unione europea risponderà al risultato del referendum greco, un atto democratico importante che ha scosso più le coscienze delle persone di strada che quelle delle persone che frequentano le aule parlamentari. Se la Grecia uscirà dall’Europa, uscirà anche un importante pilastro dell’Unione europea: il welfare. In tal caso vorrà dire che il modello sociale europeo è stato archiviato e che avrà trionfato ancora una volta soltanto l’Europa economica, un’Europa senz’anima e senza morale.

Welfarexit
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR