XXI Domenica del Tempo Ordinario. Domenica 5 Novembre 2017 – Anno A

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 23, 1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

 

Parola del giorno: Ml 1,14-2,2b.8-10; Sal 130; 1 Ts 2,7-9.13; Mt 23,1-12
COMMENTO AL VANGELO: La Divina follia del servizio

a cura di don Ambrogio Asei Dantoni, accompagnatore spirituale ACLI Vercelli

Sono io di quelli che dicono e non fanno? La parola di Dio brucia le labbra se pronunciata male, ma brucia anche se pronunciata senza essere vissuta. E capisco la tentazione dei farisei perché è anche la mia: accontentarsi di dire, appagati dalle parole. Dico parole di un fuoco che non mi arde dentro, quando il mio compito primo non è neppure dire o proclamare, ma ascoltare Dio?

Il Vangelo elenca tre errori che svuotano la vita:

  • Il primo è l’ipocrisia: \”dicono e non fanno\”. L’incoerenza è dentro di me, è parte della mia vita. Eppure non è l’incoerenza di chi è lontano dalla sua statura che Gesù condanna, ma l’ipocrisia dei più e dei potenti, di chi non si sforza più e lo giustifica.
  • Il secondo è la vanità: \”tutto fanno per essere ammirati\”. Tutto perché lo spettacolo sia applaudito, perché conta ciò che gli altri vedono di me. Io non sono che la mia immagine, sempre più straniera; vivo di riflesso, di echi, mi angoscia o mi esalta il giudizio degli altri. Vanità che rende vuoto l’intimo di noi stessi.
  • Il terzo è il gusto del potere: \”impongono pesanti fardelli a tutti\”. Ho forse bisogno anche io di abbassare qualcuno per sentirmi superiore? Di essere severo per sentirmi giusto?

Il Vangelo offre altre regole per la verità della vita: l’agire nascosto invece dell’apparire, la semplicità invece della doppiezza, il servizio invece del potere. Gesù cambia la radice del potere, la capovolge e rivela che ogni uomo è capace di potere se è capace di Servizio: questo è il nome nuovo, perché questo è lo stile di Dio.