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G20 Afghanistan: tra catastrofe umanitaria e rischio di finanziare i talebani, la timida speranza di un nuovo multilateralismo

Il G20 straordinario sull’Afghanistan promosso dal Governo italiano è stata un’occasione molto importante per capire quali saranno i rapporti tra la comunità internazionale ed i talebani che, dopo la conquista del Paese, si apprestano a formare un nuovo governo e ad affrontare una crisi umanitaria devastante. Nel paese sono infatti 3,5 milioni gli sfollati interni con una previsione del 97% della popolazione che vivrà sotto la soglia della povertà in pochi mesi, come ha spiegato Giuliano Battiston durante la conferenza sull’Afghanistan che con la Rete della Pace e del Disarmo abbiamo organizzato ad Assisi il 9 ottobre. La situazione è complicata dal congelamento delle risorse economiche che arrivano dall’estero anche se, come spiega il segretario dell’ONU Antonio Guterres, sono già stati raccolti dalle agenzie ONU diversi miliardi di euro per i prossimi 4 mesi, di cui 150 milioni messi a disposizione dal Governo italiano. Una situazione di stallo che ricade sul popolo afgano, stretto tra un governo che sta già restringendo progressivamente gli spazi di libertà per le donne e i media e il baratro di un futuro drammatico. In questo quadro il G20 è stato un passo in avanti, uno snodo molto importante, un’occasione in cui sono state messe le basi di un intervento multilaterale con l’impegno di aiutare gli afgani, limitando spazio ai Paesi che non hanno interesse a promuovere diritti umani ma solo accordi economici tra disuguali.

L’Unione Europea può giocare un ruolo decisivo tra la scelta del disimpegno americano e l’influenza cinese. Una volontà espressa a parole ma ancora da concretizzare come è successo con la proposta di un’ambasciata dell’UE dopo l’abbandono forzato dei paesi europei, per adesso accantonata.

Qui sotto il link della registrazione della conferenza della Rete Pace e Disarmo

 

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