Promuovere il diritto all’obiezione di coscienza, sostenere forme di difesa civile e nonviolenta e coinvolgere le giovani generazioni nella costruzione di un futuro libero dalle guerre. Sono questi gli obiettivi della campagna nazionale «Sollèvati dalle guerre: la coscienza non si arruola», alla quale le ACLI aderiscono insieme a numerose organizzazioni e realtà della società civile impegnate nella promozione della pace.
In un contesto internazionale segnato dal moltiplicarsi dei conflitti armati, dalla crescita delle spese militari e da un dibattito pubblico nel quale il riarmo viene sempre più spesso presentato come una risposta inevitabile alle crisi, la campagna intende riportare al centro il valore della coscienza individuale, il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione e la possibilità di costruire strumenti alternativi di difesa e di risoluzione dei conflitti. L’iniziativa nasce da una rete di associazioni, movimenti e organizzazioni che condividono la convinzione che la pace non possa essere considerata soltanto un auspicio, ma debba tradursi in scelte politiche, culturali e personali. Una prospettiva che le ACLI condividono e sostengono, nella consapevolezza che la costruzione della pace richieda partecipazione, responsabilità collettiva e un impegno quotidiano per la giustizia sociale, la tutela dei diritti e la cooperazione tra i popoli.
L’obiezione di coscienza come scelta di responsabilità
Al centro della campagna c’è una proposta concreta: offrire ai giovani e ai cittadini iscritti nelle liste di leva la possibilità di dichiarare preventivamente la propria obiezione di coscienza, manifestando la volontà di non partecipare ad attività militari e, allo stesso tempo, la disponibilità a contribuire alla difesa del Paese attraverso strumenti civili, non armati e nonviolenti. In Italia il servizio militare obbligatorio è stato sospeso nel 2005, ma non abolito. Ogni anno i Comuni continuano infatti ad aggiornare le liste di leva, inserendovi i ragazzi che compiono 17 anni. In determinate circostanze previste dalla legge, come uno stato di guerra o una grave crisi internazionale che coinvolga il nostro Paese, la leva obbligatoria potrebbe essere ripristinata. La campagna si rivolge quindi, in primo luogo, ai diciassettenni che vengono inseriti nelle liste comunali e agli uomini tra i 18 e i 45 anni già iscritti, invitandoli a riflettere sul significato della propria eventuale chiamata alle armi e sulla possibilità di scegliere una diversa forma di servizio alla collettività. Attraverso una lettera indirizzata al Sindaco o alla Sindaca del proprio Comune di residenza, i cittadini possono esprimere formalmente la propria contrarietà alla partecipazione alla guerra e chiedere che venga presa in considerazione la loro dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza. Si tratta di un’iniziativa dal forte valore civile e politico, che vuole anche richiamare l’attenzione sulla necessità di garantire strumenti adeguati per l’esercizio di questo diritto. Nell’attuale situazione di sospensione della leva, infatti, la legislazione italiana non prevede una specifica procedura per il riconoscimento preventivo dell’obiezione di coscienza. La lettera proposta dalla campagna rappresenta dunque una dichiarazione pubblica di volontà, non un riconoscimento giuridico automatico dello status di obiettore. L’obiettivo è affermare che la coscienza personale non può essere esclusa dalle scelte che riguardano la guerra e la pace e che il rifiuto della violenza può tradursi in una concreta disponibilità a servire il proprio Paese e la comunità internazionale.
Difendere la Patria senza ricorrere alle armi
Uno degli aspetti centrali della campagna riguarda il significato stesso della difesa della Patria. L’articolo 52 della Costituzione stabilisce che la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Un principio che, come chiarito anche dalla Corte costituzionale, non si esaurisce nella dimensione militare, ma può trovare attuazione attraverso forme di impegno civile e non armato. È in questa prospettiva che assumono particolare importanza esperienze come il Servizio civile universale, i Corpi civili di pace, la Protezione civile e le tante iniziative promosse dalla società civile per prevenire i conflitti, tutelare i diritti umani e costruire relazioni di solidarietà tra le comunità. La difesa nonviolenta non significa quindi rinunciare alla responsabilità di proteggere le persone, le istituzioni e la convivenza democratica. Significa, piuttosto, riconoscere che la sicurezza non può essere affidata esclusivamente alla forza militare e che esistono strumenti capaci di intervenire sulle cause dei conflitti, favorire il dialogo e promuovere la cooperazione. Per le ACLI, che da sempre riconoscono nella pace, nella solidarietà e nella dignità della persona alcuni dei riferimenti fondamentali della propria azione sociale, sostenere questa campagna significa contribuire a rafforzare una cultura della difesa fondata sulla responsabilità civile e sulla partecipazione democratica. La pace, infatti, non coincide semplicemente con l’assenza della guerra. Richiede il contrasto alle disuguaglianze, il riconoscimento dei diritti, la promozione della giustizia sociale e la costruzione di istituzioni capaci di affrontare le controversie attraverso la diplomazia e il diritto internazionale.
I giovani protagonisti di una nuova cultura della pace
Un’attenzione particolare è rivolta alle giovani generazioni, che si trovano a crescere in un mondo attraversato da guerre, tensioni internazionali e prospettive di crescente militarizzazione. La campagna vuole offrire loro occasioni di informazione, formazione e confronto, affinché possano interrogarsi sul significato della guerra, sulle conseguenze delle scelte politiche e militari e sulle alternative possibili. Non si tratta soltanto di chiedere ai giovani di dichiararsi contrari alla guerra, ma di riconoscere loro un ruolo attivo nella costruzione della pace, valorizzandone la capacità di partecipazione e di cambiamento. In questo percorso assumono un’importanza decisiva la scuola, le associazioni, le comunità educative e tutti quei luoghi nei quali è possibile sviluppare il pensiero critico, conoscere le esperienze storiche della nonviolenza e approfondire le modalità di gestione pacifica dei conflitti. La campagna invita inoltre a promuovere momenti di dialogo tra generazioni, nella convinzione che la trasmissione della memoria delle guerre e delle esperienze di costruzione della pace rappresenti uno strumento fondamentale per comprendere il presente e orientare le scelte future. Per le ACLI, investire sulla partecipazione dei giovani significa anche offrire loro spazi nei quali trasformare le preoccupazioni per il futuro in impegno concreto, superando il senso di impotenza che spesso accompagna il confronto con le grandi crisi internazionali.
Un appello ai Sindaci e alle comunità locali
Un ruolo importante nella campagna è affidato alle amministrazioni comunali. Proprio perché i Comuni sono responsabili della formazione e dell’aggiornamento delle liste di leva, l’iniziativa si rivolge direttamente ai Sindaci e alle Sindache, chiedendo loro di sostenere la campagna e di favorire la partecipazione dei cittadini. L’obiettivo è aprire un confronto pubblico sul diritto all’obiezione di coscienza e sulle forme di difesa non armata, valorizzando il ruolo delle istituzioni locali nella promozione di una cultura della pace. Accanto alle amministrazioni, la campagna chiama in causa associazioni, gruppi giovanili, organizzazioni del Terzo Settore, comunità religiose e realtà educative, invitandole a organizzare incontri, occasioni di approfondimento e iniziative di sensibilizzazione. È proprio nei territori, infatti, che i grandi principi della pace e della nonviolenza possono diventare esperienze concrete di partecipazione, solidarietà e responsabilità condivisa. In questa direzione si inserisce anche l’adesione delle ACLI, con la volontà di contribuire alla diffusione della campagna e alla crescita di una consapevolezza collettiva sulla necessità di costruire alternative alla guerra.
Una rete di associazioni per costruire la pace
La campagna «Sollèvati dalle guerre: la coscienza non si arruola» è promossa da una rete che riunisce, insieme alle ACLI, Pax Christi, Comunità dell’Arca, Movimento dei Focolari Italia, MIR, Missionari Comboniani-GPIC Italia, AGESCI, CESC Project, Movimento Nonviolento Palermo, Fondazione Giorgio La Pira e Opera per la gioventù G. La Pira, Centro Internazionale Studenti G. La Pira, Associazione Nuova Camaldoli, ATTAC, la Rappresentanza dei Corpi Civili di Pace e rappresentanti del Servizio Civile Universale.
Realtà diverse per storia, sensibilità ed esperienze, accomunate dalla volontà di promuovere una società capace di affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza. La rete intende inoltre valorizzare e rafforzare le altre iniziative già attive sul tema del disarmo e dell’obiezione alla guerra, nella convinzione che sia necessario unire le energie della società civile per incidere sulle scelte pubbliche e alimentare un dibattito che non consideri la guerra come un destino inevitabile. In questo senso, l’adesione delle ACLI rappresenta la prosecuzione di un impegno che mette al centro il ripudio della guerra, la ricerca della pace attraverso la giustizia e la responsabilità delle organizzazioni sociali nel promuovere una cittadinanza attiva e consapevole.
Come aderire alla campagna
La partecipazione alla campagna è aperta a tutti. I ragazzi che compiono 17 anni e gli uomini tra i 18 e i 45 anni iscritti nelle liste di leva possono scaricare il modello di lettera predisposto dalla rete promotrice e indirizzarlo al Sindaco o alla Sindaca del proprio Comune di residenza. Con questa dichiarazione esprimono la propria obiezione di coscienza preventiva rispetto a un eventuale ripristino della leva obbligatoria, manifestando contemporaneamente la disponibilità a formarsi sulle pratiche di risoluzione nonviolenta dei conflitti e a partecipare ad attività di difesa civile, non armata e nonviolenta. La campagna si rivolge però anche a tutte le altre cittadine e a tutti gli altri cittadini, indipendentemente dall’età e dall’iscrizione nelle liste di leva, invitandoli a sostenere pubblicamente il rifiuto della guerra, partecipare alle iniziative e contribuire alla diffusione della cultura della nonviolenza.
Costruire la pace è una responsabilità collettiva. È questo il messaggio che le ACLI intendono sostenere attraverso la campagna: la possibilità di un mondo libero dalle guerre dipende anche dalla capacità delle persone di prendere posizione, organizzarsi, partecipare e scegliere quotidianamente la strada del dialogo, della solidarietà e della cooperazione. Perché il ripudio della guerra non resti soltanto un principio scritto nella Costituzione, ma diventi una scelta concreta, condivisa e capace di orientare il futuro.
Per approfondire la campagna, conoscere le modalità di partecipazione e scaricare i modelli di lettera è possibile consultare la pagina dedicata
