Le ACLI sono tra le organizzazioni che sostengono il Manifesto contro la disumanizzazione, un appello a contrastare la rappresentazione delle persone migranti come una minaccia e a promuovere politiche capaci di costruire inclusione, partecipazione e comunità. Il documento dedica particolare attenzione alla scuola, al diritto all’istruzione e al riconoscimento delle diverse storie, lingue e culture che abitano il nostro Paese.
Il Manifesto richiama una responsabilità che riguarda la politica, le istituzioni, il mondo dell’educazione e la società civile: riconoscere e contrastare i processi attraverso i quali le persone vengono ridotte a etichette, alimentando paure e discriminazioni. Quando il dibattito pubblico presenta il migrante soprattutto come un pericolo per l’identità e la sicurezza, si allontana dalle condizioni reali della convivenza e dai bisogni ai quali occorre dare risposta.
Da qui la richiesta di politiche di integrazione fondate sul lavoro regolare, sull’accesso alla casa, sull’apprendimento della lingua e sulla partecipazione alla vita sociale, dentro un quadro condiviso di diritti e doveri. Il documento indica nei percorsi di regolarizzazione, nell’accesso alla cittadinanza e nelle pratiche quotidiane di relazione e collaborazione strumenti necessari per costruire comunità aperte, nelle quali ciascuno possa sentirsi riconosciuto e contribuire al bene comune.
In questo percorso la scuola svolge un ruolo fondamentale. È il luogo in cui bambine e bambini, ragazze e ragazzi imparano a conoscersi, a confrontarsi e a vivere insieme. Il Manifesto invita a valorizzare il patrimonio di esperienze maturato dalle scuole italiane nell’accoglienza degli alunni di origine migratoria: l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, la mediazione linguistica e culturale, il coinvolgimento delle famiglie e i percorsi di educazione interculturale rivolti a tutti gli studenti.
Il documento esprime preoccupazione per un’impostazione che riduce l’integrazione all’assimilazione e mette in discussione il riconoscimento delle culture e delle lingue di origine. Imparare l’italiano è essenziale per partecipare pienamente alla vita scolastica e sociale; questo obiettivo va accompagnato dalla valorizzazione del plurilinguismo e delle esperienze familiari. Come si legge nel Manifesto, «Insegnare una lingua significa offrire uno strumento di partecipazione, non fissare una soglia da superare per essere ammessi».
Per rendere effettiva questa possibilità occorre anche sostenere e potenziare i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, i CPIA, che svolgono un ruolo importante nell’insegnamento dell’italiano alle persone immigrate. Il Manifesto denuncia una disponibilità di risorse e percorsi insufficiente rispetto alla domanda e richiama la necessità di investimenti adeguati.
Un altro punto centrale riguarda il modo in cui vengono letti e utilizzati i dati sulla scuola. Il documento contesta il ricorso a generalizzazioni e a tetti alla presenza degli alunni definiti “stranieri”, ricordando che la cittadinanza formale non racconta, da sola, la storia di una persona. Secondo i dati riportati nel Manifesto, il 66% degli studenti con cittadinanza non italiana è nato in Italia: bambine e bambini che crescono nel nostro Paese e ne condividono quotidianamente la vita scolastica e sociale. Affrontare questa realtà richiede attenzione alle condizioni concrete delle scuole, risorse e progetti educativi.
Le organizzazioni aderenti assumono quindi un impegno comune: contrastare le scelte che producono discriminazione, promuovere una lettura corretta dei dati, difendere la libertà di insegnamento e l’autonomia delle istituzioni scolastiche, ascoltare e valorizzare le esperienze di chi lavora ogni giorno nelle classi. L’appello invita inoltre a rafforzare l’educazione alla pace e al dialogo e a costruire reti tra scuole, associazioni e comunità, collegando l’impegno educativo alla tutela dei diritti umani, civili e sociali.
Accanto alle ACLI sostengono l’iniziativa, tra gli altri, ActionAid Italia, ARCI, Emergency, FLC CGIL, Italiani senza cittadinanza, Legambiente Scuola e Formazione, Libera e numerose realtà del mondo della scuola, degli studenti e della ricerca educativa.
Il Manifesto è un invito a portare questo confronto nei territori e nelle comunità, riconoscendo nell’istruzione, nei diritti e nella partecipazione le basi di una convivenza più giusta.
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