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Chiuse le urne e aperta la “posta”, finisce la campagna elettorale negli Stati Uniti

Lunghissima come sempre, sopra le righe come sempre. Ma, anche questa volta, è riuscita a ridisegnare i confini della politica dopo quattro anni di amministrazione Trump che ha mostrato un Paese lontano dalla missione di garante e regolatore globale in un mondo multipolare ma, al contrario, rimodellato sui propri interessi nazionali.

Sono le elezioni del 67% di affluenza alle urne, intorno ai 167 milioni di elettori: numeri altissimi per un Paese che ha sempre eletto il proprio Presidente con una partecipazione alle urne molto più bassa. La polarizzazione tra i due candidati, accomunati solo dall’età avanzata, ha coinvolto davvero tutto il Paese compreso lo showbiz: la postseason del basketball americano, le world series di baseball, veri e propri spettacoli popolari che vanno oltre l’evento sportivo hanno sostenuto esplicitamente non solo la partecipazione al voto ma anche campagne sociali come “Black Lives Matter” promossa dalla comunità afroamericana.

“Morning Consult” tra il 30 ottobre e il 3 novembre, al termine della campagna elettorale, ha diffuso i temi che più hanno motivato gli elettori dei due schieramenti a recarsi alle urne. Aldilà della ripresa economica e la lotta al COVID-19 (con percentuali diverse ma importanti per entrambi gli schieramenti), sono totalmente diversi i desideri dei due elettorati:

“I sostenitori del presidente Trump chiedono la riduzione del numero degli immigrati, l’eliminazione della riforma di Barack Obama sulla sanità, la lotta al terrorismo, la costruzione del Muro al confine con il Messico, nonché la riduzione delle tasse. Mentre chi ha votato Joe Biden, il candidato democratico, punta a salvaguardare l’Obamacare, battersi per il cambiamento climatico, difendere la legge sull’aborto e ridurre la disuguaglianza razziale nel sistema giudiziario.
Per quanto riguarda la fiducia nella capacità del proprio candidato di gestire la pandemia, sono più ottimisti i sostenitori di Biden con il 96%.
Netto il distacco tra i pro-Biden e i pro-Trump su eguaglianza sociale e razziale e aborto. Stessa distanza sull’argomento “cambiamenti climatici”: per il 74% dei blu è molto importante, lo è meno per i rossi, il 22%. Sorpresa dagli elettori che vivono nelle zone rurali, repubblicani per tradizione: quasi la metà, il 48%, si è espresso a favore di un’azione decisa sul clima”
Questo è uno dei tanti racconti che arrivano degli Stati Uniti. La miscela di provenienze, storie e luoghi che ogni americano rappresenta ne fa una comunità eterogenea e molto più imprevedibile della nostra concezione di stati rossi e blu che vediamo ogni quattro anni nei talk show televisivi nel day after delle elezioni.
Il nostro punto di osservazione è quello europeo: gli anni di Trump sono stati contrassegnati dall’attacco frontale alle nostre istituzioni perché contraltare decisivo nello scacchiere mondiale. Oggi la speranza per noi, però, non è Joe Biden ma la prospettiva di una Europa che si doti di una politica estera comune e faccia valere il peso della propria storia e delle proprie economie nel mondo.
Joe Biden, invece, può rappresentare una speranza per gli statunitensi che guardano al futuro con fiducia e non con rancore perché le storie di quelle giovani donne americane che lottano per l’uguaglianza e di quei ragazzi che sono andati in piazza per dare un futuro sostenibile al nostro pianeta non rimangano inascoltate.

 

Matteo Bracciali

Vicepresidente FAI

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