Il bilancio di dodicimila morti fra i manifestanti contro il regime iraniano può essere più o meno esatto, ma rimane un dato scioccante. Al di là dei numeri il punto è che la teocrazia che governa quel Paese, dopo avere oscurato le reti social, sta procedendo ad un massacro indiscriminato contro coloro che non accettano più di piegarsi alle sue imposizioni in un contesto di grave crisi economica e di sostanziale isolamento internazionale dell’Iran.
Non è possibile assistere ad un simile massacro a cielo aperto senza chiedersi concretamente che cosa possa fare la comunità internazionale per porvi fine.
Va sicuramente scartata l’ipotesi di un’iniziativa unilaterale degli Stati Uniti o di chiunque altro, che- al di là del fatto di una nuova violazione del diritto internazionale- avrebbe solo l’effetto di aggravare la situazione e di ricompattare una parte dell’opinione pubblica con il regime contro la minaccia esterna.
Le stesse sanzioni economiche, che pure possono essere una valida alternativa ad interventi militari, nei fatti vengono aggirate a favore dei dittatori e dei loro complici, e la sofferenza per la mancanza di beni primari si riversa soprattutto sul popolo e sui più deboli.
Le ACLI ritengono, a ottant’anni dalla costituzione delle Nazioni Unite, che sia il tempo di un profondo ripensamento delle organizzazioni internazionali e di una loro effettiva democratizzazione, che le renda capaci di dare finalmente forza ai principi fondamentali che sono iscritti nella Carta fondativa dell’ONU e nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Le ACLI chiedono al Governo italiano e alla Commissione europea di voler assumere ogni iniziativa necessaria per far pressione sul Governo iraniano perché cessino le violenze e le repressioni e si apra un vero confronto sul futuro di quel Paese così ricco di storia e così importante per gli equilibri del mondo.
