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Legge elettorale, ACLI: «La stabilità non può sacrificare la rappresentanza. Serve ridare voce alla democrazia»

CAMERA DEI DEPUTATI, AULA, LEGGE ELETTORALE DICHIARAZIONI DI VOTO E VOTO FINALE A SCRUTINIO SEGRETO, TABELLONE, VOTAZIONE APERTA, SEGRETA, I BANCHI DELL'OPPOSIZIONE

La Direzione nazionale delle ACLI ha esaminato il quadro complessivo della situazione politica italiana, nello stesso giorno in cui la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale fortemente voluta dall’attuale maggioranza.

Le ACLI ribadiscono il loro atteggiamento critico nei confronti di questa nuova legge, che una volta di più predilige la stabilità, o presunta tale, a scapito della rappresentanza, e forza in più parti il dettato costituzionale e la giurisprudenza della Corte costituzionale. In particolare i punti che ci sembrano poco accettabili sono: in primis l’indicazione sia pure indiretta del candidato alla Presidenza del Consiglio che viola le prerogative del Capo dello Stato; la messa in discussione degli equilibri di genere attraverso i capilista; la concessione di un premio di maggioranza troppo alto con una soglia troppo bassa; il premio di maggioranza al Senato;  l’assenza in sostanza di una vera scelta degli eletti da parte degli elettori poiché solo pochi saranno quelli che verranno eletti con le preferenze vista la riduzione del numero dei deputati e dei senatori e la possibilità delle pluricandidature dei capilista, e questi pochi verranno eletti quasi esclusivamente nei tre o quattro partiti maggiori.

Inoltre c’è un problema che riguarda il voto degli italiani all’estero, infatti ridurre le ripartizioni della Circoscrizione Estero significa allontanare gli eletti dalle comunità: un solo senatore per tutto il mondo non può rappresentare insieme chi vive in Argentina, in Belgio o in Australia. Si sceglie il criterio dei numeri contro quello dei territori, indebolendo la voce di milioni di italiane e italiani all’estero proprio quando la nuova mobilità chiede più ascolto, non meno. siamo contrari ad una rappresentanza ridotta a pura aritmetica.

Questa legge infrange un principio democratico fondamentale che è quello per cui ogni voto è eguale, nel senso che ha lo stesso identico valore e peso, mentre con questa legge il voto della coalizione vincente vale più di quello di tutti gli altri.

Soprattutto non ci sembra dare alcun contributo positivo ad un necessario riavvicinamento tra le persone e la politica, alla promozione della partecipazione civile e della cittadinanza attiva, al riconoscimento del valore della politica a difesa dei diritti sociali, alla costruzione di quei legami di fiducia su cui si fondano la nostra democrazia e la nostra Costituzione.

Non sappiamo quali saranno le fasi successive dell’iter di questa legge, ma non possiamo non rilevare come moltissimi costituzionalisti si siano pronunciati nel senso di individuare numerosi profili di incostituzionalità.

Difronte all’astensionismo dilagante, frutto di un distaccamento tra le attese sociali della popolazione e le istituzioni che sembrano indifferenti alle diseguaglianze crescenti, concentrare la propria azione politica su una riforma elettorale di questo tipo ci sembra strumentale.

Serve ridare voce alla democrazia, sentire i bisogni delle persone, costruire comunità, far partire l’economia, assumere con coraggio un ruolo internazionale sul faro della Pace

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