Settant’anni dopo, Marcinelle continua a parlare all’Italia e all’Europa. Non soltanto perché l’8 agosto 1956 morirono al Bois du Cazier 262 minatori di dodici nazionalità, tra cui 136 italiani, ma perché quella tragedia racconta ancora oggi cosa sono state le migrazioni e quanto abbiano contribuito a costruire l’Europa.
Una delle testimonianze più forti della commemorazione è arrivata dal sindaco di Charleroi, Thomas Dermine. Richiamando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha parlato di una vera “Europa sotto terra”: lavoratori di nazionalità diverse che condividevano la fatica e il rischio della miniera e che furono ritrovati morti insieme, alcuni abbracciati.
Un’immagine che vale più di tante parole.
Ma Dermine ha avuto anche il coraggio di collegare quella memoria al presente: gli italiani di allora sono gli immigrati che arrivano dall’Africa di oggi. È una verità che dobbiamo saper riconoscere senza ipocrisie e senza silenzi colpevoli. Non possiamo ricordare le discriminazioni subite dai nostri emigrati e dimenticarle quando chi arriva oggi in Europa ha un volto, una provenienza o un colore della pelle diversi dai nostri.
Il messaggio di Mattarella ci ha ricordato un altro punto fondamentale: i nostri emigrati fanno pienamente parte della storia del nostro Paese. Le loro partenze, il loro lavoro, i sacrifici e le comunità costruite all’estero sono parte della storia italiana.
Dal Ministro degli Esteri belga Maxime Prévot è arrivato invece il riconoscimento per il contributo e il sacrificio degli italiani alla crescita del Belgio e dell’Europa. Le miniere oggi sono chiuse, ma i nomi di quegli uomini e ciò che hanno rappresentato rimarranno nella memoria europea.
Infine la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna che ha ricordato il percorso per il riconoscimento dell’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime sul lavoro. Sarebbe un passo importante: trasformare Marcinelle da memoria italiana e belga a patrimonio di tutta l’Europa, legando quella tragedia all’impegno, ancora attualissimo, per la sicurezza e la dignità del lavoro.
A settant’anni di distanza, Marcinelle ci lascia quindi un messaggio semplice: ricordare chi è partito significa anche comprendere chi parte oggi.
Quell’“Europa sotto terra”, fatta di uomini di tante nazionalità uniti dal lavoro e da un destino tragico, ci chiede ancora oggi di costruire, sopra la terra, un’Europa più giusta, solidale e capace di non dimenticare.
