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Maria SS. Madre di Dio

Lunedì 1 Gennaio 2018 – Anno B

Parola del giorno: Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21
DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
COMMENTO AL VANGELO

a cura di don Gianpaolo Romano, accompagnatore spirituale ACLI Como

Il primo gennaio è giornata di intrecci: si stabilisce per convenzione la fine di un anno solare e se ne fa iniziare uno nuovo; si contempla il mistero della divina maternità di Maria, strettamente collegato alla duplice natura umana e divina di Gesù; ormai da più di mezzo secolo, si celebra la Giornata Mondiale della Pace. Intrecci. Di ricordi e di attese, di speranze e di vite.

Sette giorni fa, nel Natale, abbiamo ascoltato l\’angelo offrire ai pastori un segno per incontrare e riconoscere il Salvatore: “Troverete un bambino, avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Oggi, nelle righe successive del Vangelo di Luca, vediamo il compiersi di questo incontro: i pastori trovarono il bambino, con Maria e Giuseppe. Proprio i pastori: personaggi malconci e miseri, gettati dalla loro stessa vita ai margini della società del tempo. Proprio loro, non altri, sono i primi ad adorare Gesù. Sono loro capaci, più degli indaffarati abitanti di Betlemme, di partire \”senza indugio\”, di dare credito, di cercare, di trovare. Loro, girovaghi e mal tollerati, sono capaci di accogliere. Non si tratta di un passaggio obbligato, scontato: trovare diventa l’esito di un cammino dove l’umano incontra il mistero. Certo si tratta di un incontro donato, offerto, ma che si realizza in modo pieno quando l’uomo si mette in ricerca e, nella propria libertà, si pone sulle tracce di Dio. A tutti, proprio come ai pastori duemila anni fa, è data la possibilità di trovare. Tutti sono chiamati a vivere l’incontro con il Dio fatto carne. Per tutti il segno indicato è ancora lo stesso: il bimbo, avvolto in fasce e posto nella mangiatoia; è nella fragilità, nella povertà, nella piccolezza dell’umano che siamo chiamati a riconoscere la forza, la ricchezza, la grandezza di Dio. Non solo: Dio si comunica a noi con il nostro linguaggio. Quale segno più adatto a un gruppo di pastori di una mangiatoia, strumento quotidiano del loro lavoro?

L\’incontro con i pastori, con la marginalità e la precarietà delle loro vite, ci conduce al tema della Giornata Mondiale della Pace, \”Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace\”. Pregare e celebrare l\’eucaristia per un cristiano vuol dire lasciarsi provocare all\’impegno, il più possibile concreto, in vista di quanto sperato. Vuol dire lasciarsi guidare dal Vangelo. Vuol dire affidarsi alla Grazia. La pace per il cristiano è dunque frutto di questa fiducia operosa; non teme il conflitto, ma lo abita, lo vive, nella logica della croce. Tutto questo è chiamato a tradursi in scelte e fatti anche nel concreto delle politiche in fatto di migrazioni e protezione internazionale, a partire dal basso, da ciò che quotidianamente ciascuno di noi può scegliere, decidere, cambiare.

Maria è colei che custodisce e medita tutto nel suo cuore. La sua divina maternità si dipana in un raffronto silenzioso tra ciò che ella vede nella sua vita e quel che si delinea come il progetto di Dio. Anche noi siamo invitati a questo confronto. Per custodire fatiche e speranze legate al passaggio di un anno e, forse, ancor più legate allo scorrere inesorabile del tempo. Per meditare con saggezza le strade che ci portano ad essere costruttori di pace. Per trovare e incontrare il Dio fatto uomo. E accoglierlo. Proprio come Maria.

Perché i tanti intrecci producano sempre trame di prossimità, di gioia. Di salvezza.

 

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