Le Acli, Associazioni cristiane lavoratori italiani, sono nate nel 1944.

Sono un’associazione di laici cristiani che promuove il lavoro e i lavoratori, educa ed incoraggia alla cittadinanza attiva, difende, aiuta e sostiene i cittadini, in particolare quanti si trovano in condizione di emarginazione o a rischio di esclusione sociale.

Attraverso una rete diffusa e organizzata di circoli, servizi, imprese, progetti ed associazioni specifiche, le Acli contribuiscono a tessere i legami della società, favorendo forme di partecipazione e di democrazia.

Le Acli sono una “associazione di promozione sociale”, un soggetto autorevole della società civile e del mondo del terzo settore: il volontariato, il non profit, l’impresa sociale.

“Le Acli e la loro rete di servizi, associazioni specifiche e imprese sociali, contano oggi oltre 880.031 iscritti, in Italia e all’estero, e 7.001 strutture territoriali, tra cui 2.899 circoli, 105 sedi provinciali e 21 regionali; ogni anno vengono forniti servizi a circa 3 milioni e mezzo di persone”.

I principali settori di intervento:

la tutela e la promozione dei diritti sociali e l’educazione alla cittadinanza attiva

l’assistenza previdenziale (Patronato) e fiscale (Caf)

il sostegno agli agricoltori (Acli Terra)

la formazione professionale (Enaip)

l’animazione culturale (Acli arte e spettacolo) e sportiva (Us Acli)

il turismo sociale (Cta)

la promozione della donna (Coordinamento Donne), degli anziani (Fap) e della condizione giovanile (Ga)

l’impegno per la pace, lo sviluppo, la solidarietà internazionale (Ipsia)

l’impegno con gli immigrati (Acli Colf e Area Immigrati)

Oggi, l’Associazione è presente in 30 Paesi nel mondo (Fai), con esperienze antiche ed iniziative nuove. Dalla presenza lungo le strade dell’emigrazione italiana (dall’Europa al Sudafrica, dall’America del Nord a quella del Sud, per finire all’Australia), alle numerose e ormai consolidate esperienze di cooperazione e promozione sociale in Brasile, in Argentina, nei Balcani (Kosovo, Bosnia Erzegovina, Albania), e in Africa (Kenya, Mozambico e Senegal).

In Terra Santa, a Betlemme, presso la Casa della Pace, le Acli gestiscono un Centro di formazione professionale per giovani palestinesi, insieme con la Fondazione Giovanni Paolo II.

È sicuro che le Acli erano già virtualmente esistenti prima ancora di essere fondate.
Quando si pensa al rapporto tra la fede e il lavoro, quando la Chiesa affronta la “questione sociale”, quando si fa strada l’elaborazione della dottrina sociale, possiamo dire che già si stanno ponendo le basi per la nascita delle Acli.

Così quando nel quarto Congresso cattolico italiano del lontano 1877 si affermava: “Bisogna risolutamente far cristiano l’argomento del lavoro”, potenzialmente si stavano già evocando le Acli. Ma bisognerà aspettare ancora a lungo. È con la fine della seconda guerra mondiale (1945) e la vittoria della democrazia sul fascismo, che vengono alla luce le Acli come “costola sociale” dell’Azione Cattolica e avamposto della Chiesa nel mondo del lavoro.

Le Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) nascono nel corso di quattro incontri che si tengono a Roma dal 14 giugno al 5 luglio del 1944, a pochi giorni dalla liberazione della città e all’indomani della firma del Patto di Roma che aveva sancito la costituzione della Cgil unitaria. Il nome “Acli” fu trovato dell’avvocato Vittorino Veronese, presidente dell’Icas.

La prima uscita pubblica delle Acli (considerata la nascita “ufficiale” delle Associazioni) si ha con un convegno svoltosi tra il 26 ed il 28 agosto, nel convento di Santa Maria sopra Minerva, sempre a Roma.

Ecco le parole con cui il fondatore delle Acli, Achille Grandi, ricostruisce i momenti delle origini:
“(…)Era convincimento di noi tutti che i lavoratori cristiani, pur entrando in un’organizzazione sindacale che affermava solennemente di rispettare tutte le opinioni politiche e religiose, avessero bisogno di un’organizzazione che li formasse solidamente nella dottrina sociale cristiana. Noi volevamo che rivivessero nelle Acli le nobili tradizioni della dottrina leoniana e di quelle mirabili opere che sorsero in Italia in seguito all’importante enciclica, e che raggiunsero il massimo della loro efficienza dopo l’altra guerra.

E perché rimanessero nel solco della tradizione occorreva agganciarsi all’Istituto cattolico di attività sociali che fu l’erede di tutte le opere sociali secondo gli ordinamenti che diede Pio XI all’Azione cattolica oltre 20 anni fa. Così iniziammo ancora prima del Patto di Roma i primi contatti con vari dirigenti dell’Azione cattolica per mettere le basi e delineare le finalità dell’organizzazione. Ma questa non poté sorgere immediatamente dopo la liberazione di Roma perché occorreva il crisma dell’Autorità ecclesiastica e questo si poté ottenere solo quando fu possibile lavorare alla luce del sole.

In attesa che sorgessero quelle che allora andavamo chiamando con linguaggio convenzionale e terminologia provvisoria Associazioni libere, costituimmo un Ufficio sindacale della Democrazia cristiana ma facemmo allegare, però, al Patto di Roma, una dichiarazione nella quale rivendicavamo la libertà di preparare i nostri lavoratori alla vita sindacale in libere associazioni che integrassero il sindacalismo unitario. Ed io personalmente ho sempre riaffermato tale diritto di fronte ai miei colleghi della Segreteria confederale(…)”.

Le Associazioni cristiane lavoratori italiani (Acli) si presentano, giuridicamente, come una “associazione di promozione sociale”: un sistema diffuso e organizzato sul territorio che promuove la cultura del lavoro e i lavoratori, educa ed incoraggia alla cittadinanza attiva, difende, aiuta e sostiene i cittadini, in particolare quanti si trovano in condizione di emarginazione o a rischio di esclusione sociale.
Come soggetto autorevole della società civile organizzata, le Acli sono protagoniste nel mondo del cosiddetto “terzo settore”: il volontariato, il non profit, l’impresa sociale.

Per il raggiungimento degli obiettivi definiti nello Statuto nazionale, le Acli hanno ritenuto essenziale l’esigenza di gestire ed implementare un Sistema di Gestione per la Qualità partendo dai servizi erogati,  con maggior impatto verso l’esterno, ma considerando anche tutte quelle attività, con ricadute più prettamente interne, che hanno comunque influenza sulla qualità dei risultati finali.

La Direzione ha definito la Politica per la Qualità che costituisce l’elemento che muove tutte le strategie e le azioni conseguenti; essa è strutturata in obiettivi generali strategici:

conferimento di uniformità, attraverso la formalizzazione di procedure interne, alle modalità di gestione dei servizi al fine di operare in maniera più efficiente e, quindi, più efficace;

miglioramento continuo della qualità dei servizi forniti, garantendo il rispetto di richieste e tempi, con costante riferimento alle prescrizioni delle normative vigenti – e ove possibile con opportuna riduzione dei tempi di lavorazione ed accuratezza delle verifiche;

ottimizzazione nell’impiego delle risorse, costante coinvolgimento del personale e promozione della consapevolezza dei ruoli di ciascuno.

Con riferimento agli obiettivi generali sopra definiti, la Direzione si impegna inoltre a:

diffondere tali obiettivi a tutti i livelli attraverso opportune comunicazioni indirizzate a tutte le funzioni, ponendo le basi, in questo modo, per ottenere il massimo coinvolgimento delle risorse;

applicare sistematicamente una struttura di monitoraggio di processi e servizi, sviluppando i dati di input provenienti dal sistema informativo (ove applicabile), finalizzata ad un efficace controllo di gestione interno;

mantenere attivo il sistema di monitoraggio nella gestione dei servizi, a partire dal primo contatto con gli utenti fino all’analisi del feed-back;

mantenere attivo un sistema per il riscontro continuo della soddisfazione dei soci ed altre parti interessate in merito ai servizi erogati (customer satisfaction).

Nel corso del riesame annuale della Direzione vengono definiti obiettivi specifici, misurabili e coerenti con gli obiettivi generali strategici che devono essere comunque rivisti periodicamente, in funzione dell’evolversi della situazione generale e del quadro normativo di riferimento.

In ogni caso, la concreta realizzazione degli obiettivi dovrà sempre seguire la mission delle Acli, che consiste, relativamente ai processi della Qualità, in:

soddisfare al meglio la domanda di servizi in tutte l’aree nelle quali l’Associazione si è attivata, nel rispetto della soggettività e della centralità del “cliente” (inteso nel senso di soci ed altre parti interessate);

garantire una costante attenzione ai bisogni del socio attraverso un’attenta verifica dei risultati prodotti e del livello di qualità del servizio erogato, sviluppando metodologie di adeguate;

garantire le migliori condizioni per operare a chiunque, a diverso titolo, collabori con le Acli; impegnarsi, ove opportuno, per favorire lo sviluppo delle competenze professionali e la partecipazione alla vita sociale dell’Associazione;

realizzare la migliore economicità ed efficienza nella gestione;

garantire a tutti gli interlocutori la massima trasparenza delle scelte gestionali.

La mission delle Acli, da cui sono stati enucleati i punti qualificanti della Politica di Qualità sopra esposti, è stata realizzata attraverso un percorso che ha coinvolto una larga parte degli stakeholders.