Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella offre spunti preziosi che toccano da vicino l’impegno delle ACLI per la pace e per il lavoro.
La prima sfida, la più essenziale, è quella della pace: dall’Ucraina a Gaza, fino alle guerre dimenticate in Sudan e Somalia. Pace intesa come “modo di pensare: vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza imporre la propria volontà o i propri interessi”. In sintonia con Leone XIV, il Presidente richiama la necessità di “disarmare le parole”, ricordando che odio e conflitto nascono anche dai gesti quotidiani e che la presenza italiana nelle istituzioni internazionali deve essere guidata dall’articolo 11 della Costituzione.
Mattarella ha poi sottolineato l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica e dei lavori dell’Assemblea Costituente, richiamando le tappe della rinascita postbellica: dalla riforma agraria al Piano casa, fino al miracolo economico che ha avuto come protagonisti i volti degli operai e dei lavoratori delle grandi infrastrutture. Il lavoro è stato e rimane la leva fondamentale dello sviluppo e i diritti conquistati vanno difesi e adattati senza arretramenti nella tutela della dignità della persona.
Il richiamo all’esperienza costituente ci ricorda che la Costituzione nacque da una sintesi alta tra convergenze e contrasti e che ogni intervento sulla sua architettura deve essere frutto di un percorso unitario, evitando forzature. In un tempo in cui riemerge il fascino di modelli autocratici, è necessario difendere i valori democratici anche attraverso un uso responsabile delle nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale.
Il Presidente ha ricordato inoltre il ruolo decisivo delle donne nella costruzione della Repubblica, tra cui la nostra dirigente Maria Federici, una delle madri costituenti. E ha richiamato i momenti di dolore vissuti dal Paese, dalle stragi di Kindu al terrorismo e alla mafia, che ci insegnano quanto siano vitali l’unità delle forze democratiche e la ricerca della verità.
Infine, l’appello al bene pubblico come responsabilità condivisa: “La Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi.” Come ACLI, radicate nei valori del Vangelo e della Costituzione, vogliamo essere parte attiva di questo impegno collettivo per il bene comune. Oggi ciò significa lavorare insieme per la pace, per un lavoro dignitoso, per un sistema di welfare adeguato, per un accesso universale alle cure e per un rinnovato impegno della politica a trovare sintesi giuste pur nelle differenze. È questa la strada che ci consegna l’esperienza della nostra Repubblica e che siamo chiamati a percorrere con responsabilità.










