2 giugno, 80 anni di partecipazione e democrazia

di Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle Acli

Il 2 giugno 1946 rappresenta una delle pagine più alte e decisive della storia italiana. In quel giorno, dopo gli anni bui della guerra e della dittatura, il popolo italiano fu chiamato a scegliere il proprio futuro attraverso il referendum istituzionale che segnò il passaggio dalla monarchia alla Repubblica.

Fu un momento di straordinaria partecipazione e responsabilità civile, in cui milioni di cittadini si recarono alle urne per contribuire alla nascita di una nuova Italia, fondata sui principi di libertà, democrazia e uguaglianza.

Per la prima volta nella storia del nostro Paese, anche le donne esercitarono il diritto di voto in una consultazione nazionale, segnando un passaggio fondamentale verso una piena cittadinanza e una società più giusta e inclusiva.

A ottant’anni da quel giorno, celebriamo non soltanto un evento storico, ma un’idea di comunità che si riconosce nei valori della Costituzione e nella forza della partecipazione.

Un popolo intero riprendeva in mano la sua storia e il suo avvenire, non solo decidendo di superare l’istituto monarchico, ma eleggendo un’assemblea che aveva lo scopo di scrivere una Costituzione che finalmente fosse espressione della volontà popolare e ne riflettesse le aspirazioni più profonde, dalla pace alla giustizia sociale alla parità dei sessi alle garanzie sulle libertà civili partendo da quella religiosa.

Come ACLI siamo fieri del fatto che ventuno dirigenti nazionali e locali della nostra associazione abbiano partecipato alla redazione della Costituzione (Achille Grandi, Paolo Bonomi, Edoardo Clerici, Emilio Colombo, Maria Agamben Federici , Angela Guidi Cingolani, Giorgio La Pira, Salvatore Mannironi, Raimondo Manzini , Ludovico Montini, Luigi Morelli, Giulio Pastore, Giuseppe Rapelli, Stefano Riccio, Mariano Rumor, Guglielmo Schiratti, Ferdinando Storchi, Tiziano Tessitori, Vittoria Titomanlio, Giuseppe Togni, Ezio Vanoni), portando la voce dei cristiani impegnati nel movimento dei lavoratori all’interno del complesso lavoro di ricerca di equilibri possibili fra diverse istanze ideologiche.

Per questo insistiamo sulla necessità di rinnovare nelle scelte di ogni giorno l’adesione ai valori repubblicani, mettendo in pratica i principi fondativi della Costituzione, dalla partecipazione istituzionale e sociale al dialogo inteso come rifiuto della violenza verbale e della sopraffazione, dall’accoglienza dei nuovi italiani all’abbattimento delle barriere del pregiudizio, dall’adempimento del dovere civico del pagare le tasse al rispetto dei beni comuni alla protezione dell’ambiente…

Soprattutto occorre riconoscere il legame strutturale che la Costituzione istituisce fra la promozione della giustizia sociale e la difesa della pace, che hanno come legame comune la tutela dell’integrità e della dignità della persona umana, che il bisogno, la guerra e la violenza feriscono gravemente. Un Paese che al suo interno non è in grado di promuovere efficacemente la giustizia non è un Paese pacifico, giacché, come ha ricordato il Papa, la pace non è solo l’assenza della guerra, ma presenza viva di giustizia, di perdono e di fraternità.

E la Costituzione è la via maestra per realizzare la pace nella giustizia.

Ma se questo è vero alcune domande sorgono spontanee.

Cosa possiamo fare seriamente per rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale” che ancora impediscono “il pieno sviluppo della persona umana”? Quali sono questi ostacoli, e come è possibile il loro superamento progressivo?

Che cosa implica il “ripudio della guerra” in una realtà come quella odierna, e che cosa sono le “limitazioni di sovranità necessarie” per costruire cammini di pace? E quale è il ruolo che l’Italia può avere nelle organizzazioni sovranazionali cui partecipa come l’ONU, la NATO e soprattutto l’Unione Europea?

Che cosa significa la sovranità del cittadino nel determinare gli indirizzi politici nazionali a fronte di leggi elettorali che limitano le sue scelte e conferiscono un potere smisurato alle Segreterie dei partiti politici, i quali a loro volta non danno alcuna garanzia di un reggimento interno che sia attualmente democratico e trasparente?

Anche attraverso la capacità di rispondere credibilmente a questi interrogativi passa la volontà di dare piena attuazione al dettato costituzionale.

Viva la Repubblica !