Donne e Costituzione

Agnese Ranghelli alla cerimonia del Presidente della Repubblica Mattarella in occasione della Giornata Internazionale delle Donne

“A poche ore dalla cerimonia al Palazzo del Quirinale – quest’anno dedicata a Donne e Costituzione, in concomitanza della ricorrenza del 70esimo di entrata in vigore della  Costituzione italiana – sono state pronunciate parole profonde e cariche di elogio verso il lavoro svolto dalle donne in tutti questi anni” è quello che afferma Agnese Ranghelli, Responsabile Nazionale delle Donne Acli.

Nel suo intervento pubblico, Sergio Mattarella ha evidenziato come le donne siano state artefici della Repubblica: “sono loro che hanno dato compiutezza al lungo percorso. La nostra società, le nostre istituzioni, il nostro modello sociale, non sarebbero quelle che sono senza il contributo creativo e fondativo delle donne italiane”.

Le parole del Presidente della Repubblica si sono poi trasformate in un monito sulle molestie e le violenze inaccettabili, che ancora le donne sono costrette a subire. “Occorre puntare sull’educazione al rispetto – continua Mattarella – inoltre in questi anni è vero che le donne sono diventate più presenti e consapevoli in ogni settore della politica e della cultura, ma rimane ancora molta strada da compiere”.

Alla Cerimonia anche l’esperta di statistiche di genere Linda Laura Sabbadini “Nonostante la crescita economica, soltanto il 49% delle donne lavora – spiega la Sabbadini – siamo ben lontane dai livelli europei. E il divario del Sud, dove le donne lavoratrici raggiungono solo un 30%, è molto significativo”.

Non solo violenze e molestie colpiscono ancora, dopo un secolo di lotta al divario di genere, le donne italiane – e di tutto il Mondo – ma anche il cosiddetto gender pay gap, la disparità salariale uomo-donna rispetto alla stessa posizione professionale. In questa statistica, l’Italia viaggia a una differenza media salariale tra donna e uomo di circa il 23% in meno, per non parlare delle ulteriori diminuzioni di stipendio dovute all’età. Si parte da una base del 12,2% per le retribuzioni orarie nel settore privato, che cresce all’aumentare dello status quo professionale, sino ad arrivare al 28% in meno di stipendio per una donna che ricopre mansioni nel settore finanziario. Il divario si accresce ulteriormente considerando i redditi annuali e la difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro e la precarietà dell’occupazione.

Crescono le professioni non qualificate e spesso le competenze femminili non sono valorizzate. Si diffonde la precarietà del lavoro e il part-time si trasforma da strumento di conciliazione dei tempi di vita, in una scelta obbligata davanti alla quale vengono poste le cittadine italiane. Un quarto delle madri lascia il lavoro alla nascita dei figli, ed è elevato lo scarto tra il numero di figli desiderato – 2 perloppiù – e quello che le donne riescono effettivamente ad avere – in media 1,3.

“Non essere discriminate non è solo un sacrosanto diritto – aggiunge la ricercatrice statistica – presuppone l’agire del criterio del merito, basato su reali pari opportunità di accesso, senza incrostazioni e privilegi, l’ unico che può garantire il progresso sociale ed economico dell’intero Paese. Il sovraccarico di lavoro di cura sulle spalle delle lavoratrici è elevato. – prosegue e conclude Sabbadini – Il 67% del lavoro familiare della coppia è opera di donne, anche quando queste lavorano. Non bastano i servizi ancora troppo scarsi e costosi, specie al Sud. Occorre agire, perché coloro che hanno bisogno di aiuti rischiano di riceverne sempre meno da donne troppo sovraccariche. La Francia, i Paesi nordici e altri hanno affrontato questo nodo da vari anni. Bisogna ridare centralità alla cura nelle politiche”.

Ancora tanta strada resta da fare per le donne… ma siamo sicuri che la percorreranno a passo deciso e senza mai guardarsi indietro.

 

Agnese Ranghelli

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