Si è svolto a Barcellona, dal 18 al 20 febbraio 2026, il seminario internazionale “Mobile Workers in Europe. Protections, Rights and Representative Structures – Le tutele dei lavoratori in mobilità: diritti e forme di rappresentanza”, promosso dalle ACLI in collaborazione con la rete EZA – Europäischen Zentrum für Arbeitnehmerfragen e con il sostegno della Commissione Europea
L’iniziativa ha riunito rappresentanti istituzionali, accademici e dirigenti associativi europei per un confronto strutturato sul futuro della mobilità, sulla portabilità dei diritti sociali e sulle nuove forme di rappresentanza delle comunità di emigrazione.
I lavori si sono aperti con gli interventi di Gabriele Luca Fava, Console Generale d’Italia a Barcellona; Maria Recuero, Segretaria generale della Uniò Sindical Obrera de Catalunya; Don Gianpaolo Ghisleni, responsabile della Comunità cristiana italiana di Barcellona, Maria Reina Martín, Vice Presidente EZA. La sessione introduttiva è stata affidata a Matteo Bracciali, Vice Presidente Federazione delle ACLI Internazionali.
La tavola rotonda dedicata al diritto di partire, restare e tornare ha visto il contributo di Toni Ricciardi, docente e storico delle migrazioni; Victor Lucian Ionescu, già responsabile del Dipartimento per i Romeni all’Estero; Oksana Pyatkovska, Vice Direttrice dell’International Institute of Education, Culture and Diaspora Relations della Lviv Polytechnic National University; con dibattito moderato da Alessandra Rossi, giornalista RAI.
Il focus sul rapporto tra diaspore e città ha coinvolto Albert Lladó Romero, Head of Policy di UCLG – United Cities and Local Governments, e Mar Jimenez dell’Ajuntament de Barcelona. Il ruolo delle associazioni di emigrazione è stato approfondito da Roberta Martín, Presidente Comites Barcellona, e Gianni Calderone, Presidente Comites Romania.
La sessione dedicata ai sistemi di rappresentanza delle diaspore in Europa ha visto gli interventi di Pietro Mariani, Presidente Commissione VI del CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero; Driss El Yazami, Presidente del Council of the Moroccan Community Abroad (CCME); Juan Miguel Paz, Consejero General por Francia del Consejo General de la Ciudadanía Española en el Exterior; ed Eric Pestel, Presidente dell’Associations des Européens di Parigi.
Al centro dell’elaborazione seminariale il tema dell’European Social Security Pass (ESSPASS), considerato uno strumento decisivo per rendere la mobilità una dimensione pienamente europea anche sul piano sociale. L’ESSPASS è stato interpretato come un’infrastruttura di cittadinanza capace di garantire maggiore trasparenza dei sistemi di welfare, effettiva portabilità dei diritti previdenziali e assistenziali, riconoscimento più rapido dei titoli di studio e delle qualifiche professionali e un accompagnamento concreto lungo i percorsi di mobilità. L’obiettivo condiviso è evitare che la libera circolazione produca disuguaglianze e frammentazioni, rafforzando invece coesione e fiducia nel progetto europeo.
Nel confronto sui modelli di rappresentanza è emersa con particolare forza la proposta avanzata da Driss El Yazami, Presidente del Council of the Moroccan Community Abroad di promuovere una Conferenza delle diaspore in Europa come spazio stabile di dialogo tra comunità, istituzioni e società civile. L’idea è quella di costruire un luogo permanente di confronto capace di superare le sole appartenenze nazionali, valorizzare il contributo delle diaspore alla vita economica e culturale dei Paesi di residenza e rafforzare una cittadinanza europea fondata su diritti, partecipazione e corresponsabilità. La proposta è stata accolta come un’opportunità concreta per dare continuità politica e istituzionale al protagonismo delle comunità migranti, riconoscendole non come soggetti marginali ma come attori strutturali dell’Europa contemporanea.
«L’ESSPASS può diventare una svolta storica», ha dichiarato Matteo Bracciali Vicepresidente della Federazione delle ACLI Internazionali. «Se sostenuto da una chiara volontà politica, può trasformare la mobilità in una vera esperienza di cittadinanza europea, rendendo i diritti realmente portabili, i sistemi di welfare più trasparenti e accessibili e garantendo un accompagnamento concreto nei percorsi di lavoro e di vita. Non si tratta soltanto di uno strumento digitale, ma di un’infrastruttura sociale capace di ridurre le disuguaglianze generate dalle differenze tra sistemi nazionali, di semplificare le procedure e di dare certezza alle persone che si spostano per lavorare o studiare, a partire dal riconoscimento dei titoli e delle qualifiche.
Ma una cittadinanza europea piena non si costruisce solo con strumenti amministrativi: ha bisogno di comunità vive, partecipazione e rappresentanza. Le diaspore rappresentano una ricchezza strategica per l’Europa proprio perché tengono insieme territori diversi, economie, culture e sistemi sociali. Rafforzare i diritti sociali e sostenere una Conferenza europea delle diaspore significa creare uno spazio stabile di dialogo e corresponsabilità, capace di valorizzare il contributo delle comunità mobili e di renderle protagoniste delle politiche che le riguardano.”
“Da Barcellona, città simbolo di incontro, mobilità e partecipazione, rilanciamo un messaggio chiaro: l’Europa non può limitarsi a essere un mercato o uno spazio di coordinamento tra Stati. Deve diventare pienamente un’Europa sociale, capace di garantire diritti effettivi, tutele portabili e rappresentanza reale a tutte le persone che vivono e lavorano al suo interno.” Dichiara Emiliano Manfredonia, Presidente delle ACLI
Le città europee – come Barcellona – sono i luoghi concreti in cui la mobilità prende forma: qui si incrociano comunità, si costruiscono legami, si sperimentano modelli di integrazione e cittadinanza. È nelle città che l’Europa si misura con sé stessa, trasformando la diversità in coesione e la mobilità in opportunità.
Barcellona ci offre anche un’immagine potente: quella della Sagrada Família, una cattedrale iniziata più di un secolo fa e ancora in costruzione. Chi ne ha posto le prime pietre sapeva che non ne avrebbe visto la fine, eppure ha lavorato con visione e responsabilità verso le generazioni future. Così deve essere l’Europa sociale: un’opera collettiva che richiede coraggio politico, continuità e fiducia, costruita giorno dopo giorno attraverso diritti condivisi, lavoro dignitoso e solidarietà concreta.
Un’Europa sociale significa rafforzare il Pilastro Sociale europeo con scelte coerenti, investire su protezioni comuni, rendere realmente esigibili i diritti in ogni Stato membro e costruire forme di rappresentanza capaci di andare oltre le sole appartenenze nazionali.
L’Europa è già una realtà viva. Ora deve scegliere di essere fino in fondo una comunità solidale. Come una cattedrale, si costruisce insieme – pietra dopo pietra – nella responsabilità condivisa verso il futuro”










