Decreto Sicurezza: l’Alleanza per una pena Costituzionale esprime forte preoccupazione per le norme sulle carceri

Lo scorso 6 febbraio a Roma sì è tenuta una grande assemblea sul tema delle condizioni dell’esecuzione della pena in Italia, vi hanno partecipato i rappresentanti di 190 organizzazioni da tutt’Italia, oltre che di enti pubblici. Da questa iniziativa ha preso vita l’Alleanza per una pena Costituzionale, che oggi  segue con grande preoccupazione l’iter parlamentare del decreto sicurezza attualmente all’esame del Senato (Decreto-Legge 24 Febbraio 2026, n. 23). Un provvedimento che rischia di avere conseguenze gravissime sulla vita democratica del paese, ed anche, di nuovo, sul sistema penitenziario italiano.

Tra le disposizioni che destano maggiore allarme all’Alleanza vi è l’introduzione di operazioni sotto copertura negli istituti penitenziari (art. 15), che consentirebbe agli ufficiali dei nuclei investigativi della polizia penitenziaria di essere esonerati dalla responsabilità penale per reati commessi durante questo tipo di operazioni. Una misura pericolosa che, nelle carceri italiane già devastate dal sovraffollamento e da un numero drammatico di suicidi, rischia concretamente di minare ulteriormente  i rapporti fra le persone all’interno degli Istituti, seminando sospetto, paura e tensione. Nessuno si fiderà più di nessuno. 

Per questo, l’Alleanza lancia un appello urgente ai senatori perché non approvino la conversione del decreto ed in particolare si spendano per evitare che sia convertito l’art. 15 , eliminando dal testo le disposizioni relative agli agenti sotto copertura in cella. 

L’Alleanza evidenzia inoltre, rilevanti profili di incostituzionalità del provvedimento, ritenendo che tali norme risultino incompatibili con i principi dello Stato di diritto e con la tutela della dignità delle persone detenute. Per queste ragioni si intende promuovere ogni iniziativa utile, anche nelle successive fasi dell’iter legislativo e nelle sedi competenti, affinchè tali disposizioni se approvate siano sottoposte a verifica. 

Le carceri italiane hanno bisogno di interventi che riducano il sovraffollamento e tutelino la salute, la vita, e la dignità delle persone.  Il Parlamento dovrebbe impegnarsi per approntare politiche di depenalizzazione, decarcerizzazione, umanizzazione della pena. Bisogna in primo luogo  cessare di introdurre nuovi reati e nuovi aggravamenti di pena, ed invertire il processo che ha trasformato il carcere in uno spazio torbido e senza speranza. Allo stesso tempo c’è urgenza di deflazionare il sistema penitenziario con il coraggio della clemenza e riaprire gli istituti penitenziari al territorio e alla società civile, rivedendo tutti quei provvedimenti amministrativi che invece lo hanno ingiustamente chiuso

 

Per l’Alleanza per una pena Costituzionale: 

Acli, Antigone, Arci, Cgil nazionale, Cnca, Forum Droghe, Gruppo Abele, La Società della Ragione, Movimento No Prison, Seac