È iniziato il 57° Incontro nazionale di studi. Nella prima giornata la relazione di Raffaella Dispenza e l’intervento di Massimo Cacciari hanno messo al centro il rapporto tra lavoro, democrazia e innovazione tecnologica.
Si è aperto oggi, 24 settembre, alla Gran Guardia di Verona il 57° Incontro nazionale di studi delle ACLI, “INSIDE. Capire il lavoro, costruire partecipazione”. La prima giornata è dedicata al lavoro come questione etica, politica e filosofica: un punto di partenza per interrogarsi sulla qualità dell’occupazione, sulle trasformazioni tecnologiche e sulla possibilità delle persone di partecipare alle scelte che le riguardano.
Dopo l’introduzione musicale del maestro d’orchestra Francesco Perrone, i lavori si sono aperti con i saluti istituzionali. Sono intervenuti Claudio Bolcato, presidente delle ACLI di Verona, Cristian Rosteghin, presidente delle ACLI del Veneto, il sindaco Damiano Tommasi e il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili.
Nella relazione di apertura, la vicepresidente nazionale vicaria delle ACLI Raffaella Dispenza ha legato la tenuta della democrazia alle condizioni concrete in cui le persone lavorano. «Per la nostra democrazia il lavoro è un’ancora di salvezza, un punto fermo per rialimentare quella partecipazione, uguaglianza e libertà che rendono forti e vitali le democrazie, ma solo se sapremo dare dignità e qualità al lavoro», ha affermato.
Per Dispenza, questo significa riconoscere competenze e talenti, ma anche dare a lavoratrici e lavoratori voce nelle decisioni su orari, investimenti e organizzazione. Se il lavoro sottrae tempo, autonomia e possibilità di esprimersi, si indebolisce anche la partecipazione alla vita pubblica. La relazione ha richiamato inoltre la precarietà, il lavoro povero e le disuguaglianze che accompagnano le transizioni ecologica e digitale.
Su questi cambiamenti si è innestato il confronto con il filosofo Massimo Cacciari. Nel suo intervento, Cacciari ha descritto l’innovazione tecnologica come una trasformazione che procede a una velocità difficile da seguire per la politica. L’intelligenza artificiale, ha osservato, può ridurre il tempo di lavoro necessario e cambiare profondamente professioni e attività oggi considerate qualificate. La questione, nella sua prospettiva, è costruire una politica capace di governare questo processo e di redistribuire la ricchezza che ne deriva.
Cacciari ha invitato anche ad ampliare l’idea stessa di lavoro, oltre le sole attività svolte alle dipendenze di un’impresa o dentro un ufficio. La possibilità di dedicarsi a un’attività libera e creativa, ha sostenuto, richiede che i benefici prodotti dal sistema economico e tecnologico siano messi a disposizione di tutti. È una sfida che, per la dimensione dei processi in corso, chiama in causa almeno il livello europeo e un nuovo rapporto tra politica e mondo della ricerca.
Nel corso della giornata, il rapporto tra lavoro e democrazia è stato affrontato anche attraverso il teatro, con il monologo “Faccio l’artista non ridete” di Massimiliano Mastroeni, e il cinema, con la proiezione del cortometraggio “When We Fight”, dedicato alla mobilitazione delle donne per il lavoro e per comunità più eque. Gli interventi di Anna Maria Poggi, Lucia Vantini e Valentina Rotondi hanno approfondito il rapporto tra lavoro e Costituzione, la dimensione antropologica e spirituale del lavoro e le trasformazioni legate all’intelligenza artificiale. Qui sotto la diretta integrale










