Al via la “Scuola centrale di formazione Livio Labor”

Il 20 ottobre le Acli hanno inaugurato a Roma la Scuola centrale di formazione “Livio Labor”. La scuola si svolgerà a Roma e avrà una e prevede tre indirizzi di studio distinti per la formazione di altrettante figure associative: l’animatore di comunità, cioè colui che organizza, anima e coordina i progetti, il segretario all’organizzazione che garantisce l’efficienza organizzativa e assicura il buon andamento delle attività e dei servizi, e il dirigente politico.

Ci sarà anche uno spazio di apprendimento comune, all’interno del quale i partecipanti approfondiranno tematiche di rilevanza per il mondo associativo. Tra queste: gli aspetti legati alla storia, all’identità e all’esperienza aclista nel tempo, la dottrina sociale della Chiesa, la lettura dei contesti, il lavoro per progetti, la comunicazione e la gestione dei conflitti e delle relazioni.

Il percorso vuole rimettere al centro l’uomo, la politica, il rapporto con il territorio. Per riprendere e rilanciare un’azione formativa che appartiene alla storia delle Acli. I corsi prevedono tre indirizzi di studio distinti per la formazione di altrettante figure associative: l’animatore di comunità, il segretario all’organizzazione e il dirigente politico.

“La scuola – ha detto Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli – serve a formare dirigenti capaci di avvicinare le persone, capirne i bisogni e creare le condizioni per fare comunità”.

Nel corso dell’inaugurazione sono intervenuti i figli di Livio Labor, Willy, Marcello ed Enzo, il presidente nazionale delle Acli Roberto Rossini, monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, Ivo Lizzola, professore di Pedagogia sociale e della marginalità e della devianza presso l’Università degli Studi di Bergamo, Felice Casula, direttore vicario dipartimento di scienze della formazione, Università degli studi Roma Tre, Erica Mastrociani, responsabile nazionale Acli per la Formazione e Lidia Borzì, presidente provinciale Acli Roma.

“Con questa iniziativa – ha aggiunto Rossini – rispondiamo alla consegna che ci è stata data: dare slancio alle Acli del futuro, costruire un movimento solido e solidale per una società più giusta. Ad un tempo liquido – ha aggiunto Rossini – noi rispondiamo con uno spazio solido, con un luogo ove i pensieri s’incontrano con le persone, i libri con le esperienze, il singolo col collettivo in modo generativo e – appunto – formativo. La formazione – conclude Rossini – induce un’azione: le Acli sono teoria e prassi, lavoro sociale. Ed è questo gesto quotidiano e sociale che fonda la nostra azione politica”.

Willy Labor nel corso del suo intervento ha ricordato la passione del papà per la formazione: “Quando decise di smettere con la politica, tornò a fare formazione professionale, perché convinto della necessità di una formazione continua. Noi figli lo ricordiamo in spiaggia, mentre gli altri leggevano romanzi, lui studiava rapporti e relazioni e diceva che era il suo divertimento. Quando papà è morto – ha concluso il secondogenito di Labor – uno dei principali quotidiani italiani titolava: ‘Morto Labor, difensore dei deboli’. Conoscendo mio padre, quale riconoscimento maggiore avrebbe potuto ottenere? Auguro a questa scuola di formare molti difensori dei deboli”.

“L’avvio di questa iniziativa – ha commentato Erica Mastrociani – mi fa pensare alla tessitura. Prima del prodotto finale, i fili sono scomposti. È il lavoro di mani sapienti che riesce a dare un ordine a un progetto, un’idea, un’immagine. Quando abbiamo pensato alla scuola – aggiunge Mastrociani – siamo partiti da esigenze concrete, tenendo assieme tutte le realtà territoriali, come se fossero fili diversi. Tessuto dell’oggi con in mente un bel disegno per il futuro”.

“Per noi delle Acli – ha aggiunto Erica Mastrociani, responsabile Formazione Acli – la scuola è una grande scommessa, indica un cambio di passo che l’associazione deve fare per ricominciare a tessere fili comunitari e creare percorsi di benessere, fiducia e speranza per il futuro”.

L’immagine della tessitura ha colpito molto monsignor Nunzio Galantino, che ha evidenziato come essa richieda “atteggiamenti che vanno in senso ostinato e contrario a quelli prevalenti nella nostra società, dominata da fretta, arrivismo e arroganza e che sono la malattia mortale delle relazioni. Un centro di formazione quale scopo deve avere? Per natura offrire strumenti per acquisire atteggiamenti necessari per essere tessitori intelligenti. Di master formativi ce ne sono, ma sono pochi quelli che organizzano e si prendono cura del dopo. Siamo in un momento in cui la formazione non paga. Dobbiamo saperlo e attrezzarci per evitare di andare ad ingrossare le file di chi organizza corsi come parcheggio abusivo. La scuola è ridotta a questo e i professori non possono essere visti come parcheggiatori abusivi”.

“Questa scuola – ha aggiunto Galantino – avrà il compito di “contrastare i valori contemporanei della fretta e dell’arroganza con la capacità di fermarsi, di ascoltare e di mettersi a servizio”.

Lidia Borzì ha evidenziato come sia “bello vedere tanti giovani in platea. Magari tra voi c’è il futuro presidente nazionale delle Acli. I giovani sono il presente, ma soprattutto il nostro futuro. Per noi – ha aggiunto Borzì – investire in formazione è puntare sulla fedeltà al futuro onorando il nostro passato, fatto di 70 anni di storia al quale hanno contribuito uomini e donne del calibro di Livio Labor”.

Ivo Lizzola e Felice Casula hanno ripercorso le tappe che hanno segnato la presenza di Labor nelle Acli e nel panorama politico, vivendo un’avventura affascinante e ancora straordinariamente attuale.

 

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Guarda l’intervista a Roberto Rossini, presidente nazionale Acli

 

 

 

Guarda l’intervista a Erica Mastrociani, responsabile Formazione Acli

 

 

Guarda l’intervista a mons. Nunzio Galantino, segretario generale Cei

 

 

Guarda l’intervista a Willy Labor, figlio del presidente delle Acli Livio Labor

 

Al via la “Scuola centrale di formazione Livio Labor”
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